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09 luglio 2026

Al giro di boa di metà 2026 crescono i ricavi di Piaggio, più vendite nel mondo

La forte generazione di cassa, secondo l’ad Colaninno, neutralizza gli effetti negativi dei tassi di cambio sfavorevoli.

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Il gruppo Piaggio chiude il secondo trimestre 2026 con una crescita sia nei volumi sia nei ricavi, confermando un andamento positivo anche nel primo semestre. Nel trimestre sono stati venduti circa 150.000 veicoli, in aumento del 14% rispetto ai 132.000 dello stesso periodo del 2025; nel semestre le vendite salgono a circa 258.500 unità, +8,5% rispetto alle 238.400 del 30 giugno 2025. Il dato, secondo il gruppo di Pontedera, conferma una crescita diffusa nei mercati internazionali, che secondo l’azienda ha permesso di compensare parzialmente la sfavorevole dinamica dei tassi di cambio.

I ricavi consolidati organici del secondo trimestre 2026 sono stati pari a circa 515 milioni di euro a cambi costanti, in crescita di circa il 7% rispetto al 2025. A cambi correnti i ricavi si attestano a circa 500 milioni, contro i 481,9 milioni del secondo trimestre 2025. Nel primo semestre i ricavi consolidati sono stati pari a circa 880 milioni di euro a cambi costanti, in aumento di circa il 3% rispetto agli 852,5 milioni del 30 giugno 2025; a cambi correnti il dato è di circa 842 milioni, in lieve flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La cassa generata nel secondo trimestre è stata di circa 112 milioni di euro, il miglior risultato di sempre per il gruppo: la posizione finanziaria netta al 30 giugno 2026 si attesta così a circa -485 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto ai -577,6 milioni del 31 dicembre 2025.

L’amministratore delegato Michele Colaninno ha definito il secondo trimestre 2026 “un momento di crescita” per Piaggio, sia per veicoli venduti sia per ricavi, sottolineando il lavoro svolto in tutte le consociate nel mondo e la continua ricerca di miglioramento della produttività. “Questo si traduce in una buona generazione di cassa – ha deto -, fondamentale per essere ben attrezzati qualora si dovessero affrontare eventuali spinte inflazionistiche da qui alla fine dell’anno, generate dai conflitti e dalle tensioni politiche. I tassi di cambio internazionali sono ancora sfavorevoli alle produzioni europee ma abbiamo di fatto neutralizzato tali divergenze con la crescita delle vendite nel mondo”. (lt)

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