Lo sviluppo delle energie rinnovabili finisce al centro dell’agenda industriale, come fattore strategico in grado di rendere più competitivo il territorio e di ancorare la presenza delle imprese. E la Toscana viene messa, ancora una volta, all’indice per il ritardo nel raggiungere gli obiettivi di capacità installata da fonti rinnovabili previsti dal decreto ministeriale Aree Idonee, che impone alla regione 4,2 gigawatt in più nel 2030 – cioè fra quattro anni e mezzo – rispetto a quelli presenti nel 2020. Al momento (fine maggio 2026) mancano all’appello 264 megawatt; in cinque anni e mezzo (dal gennaio 2021) sono stati installati solo 932 megawatt. Il traguardo è difficile da raggiungere, nonostante la Regione abbia promesso nuove norme di semplificazione e accelerazione procedurale.
Un problema di sicurezza nazionale
Sono questi numeri che, all’assemblea di Confindustria Toscana Centro e Costa che si è svolta il 6 luglio al Teatro del Maggio di Firenze, hanno sollevato l’indignazione di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria: “La Toscana è indietro sulle rinnovabili – ha detto – e deve accelerare. E’ un tema di sicurezza nazionale, che serve a mantenere le imprese sul territorio”. Per questo il leader degli industriali ha proposto una soluzione forte per superare le resistenze delle amministrazioni e dei territori che, nella maggior parte dei casi, non vogliono pale eoliche e pannelli solari: “Serve un commissario all’energia”, ha detto.
Predicare bene e razzolare male
Prima di lui Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, aveva messo l’energia tra i capitoli della sicurezza che serve alle imprese: “Si deve accelerare sulle rinnovabili, sviluppare i sistemi di accumulo, promuovere l’autoproduzione e le comunità energetiche”, ha detto. Ben venga lo sviluppo della geotermia e dell’idroelettrico, ha aggiunto Baroncelli, ma ci sono potenzialità col solare e con l’eolico “dove però dobbiamo fare i conti con quell’ ambientalismo inquinante che predica le rinnovabili e poi blocca gli impianti, magari col sostegno di qualche Nimby-Vip”. Come sistema industriale “porteremo il nostro contributo – ha detto il presidente – affinché le nostre imprese possano, finalmente, utilizzare le fonti rinnovabili per garantire energia a prezzi più contenuti. Ricordo però che per portare benefici di carattere strutturale – e quindi a quelle imprese che non possono realizzare un’impiantistica propria – serviranno anche impianti di grandi dimensioni: dobbiamo realizzarli!”
Il nucleare non può essere accantonato
In ogni caso, anche con lo sviluppo delle rinnovabili, non si può sfuggire al nucleare, secondo Baroncelli. “È una necessità economica e scientifica – ha detto – oltre che una scelta imposta dalla nostra dipendenza patologica dal gas naturale. Non è possibile che la seconda manifattura d’Europa abbia una dipendenza energetica dall’estero del 74%. La reintroduzione del nucleare, integrato a rinnovabili e reti smart, è una condizione di sopravvivenza industriale, oltre che di sovranità e di decarbonizzazione”.
Silvia Pieraccini
