Nella prima metà del 2026, in cui il Pil della Toscana ha visto una crescita dello 0,8% – inferiore alla media nazionale – l’economia regionale è cresciuta in modo moderato, ma non per tutti allo stesso modo. Secondo l’aggiornamento congiunturale della sede di Firenze della Banca d’Italia, a farne le spese sono soprattutto le imprese di minore dimensione: la loro dinamica di fatturato è più debole rispetto a quelle delle grandi aziende, e i loro prestiti sono scesi del 6,1%, contro il -1,3% dell’insieme delle aziende. I finanziamenti alle altre imprese sono rimasti sostanzialmente stabili.
Non è un dato nuovo – il trend del calo degli impieghi verso le piccole imprese è ormai consolidato – ma secondo Bankitalia indica una difficoltà ormai strutturale: la dimensione più contenuta lascia le aziende più in affanno rispetto agli investimenti richiesti dalle grandi transizioni in atto, quella energetica come quella ambientale, per non parlare della ricerca di nuovi mercati di sbocco. Il dato del credito, da questo punto di vista, secondo i ricercatori indica da un lato condizioni di offerta più restrittive da parte delle banche, ma anche una minore volontà di mettere in campo investimenti.
Industria avanti piano, il turismo cresce con gli stranieri
Più in generale, le condizioni economiche e finanziarie delle imprese restano nel complesso solide, con redditività e liquidità ancora favorevoli. Tuttavia è cresciuta la quota di aziende che prevede di chiudere l’esercizio in perdita, dal 10% al 16%: un andamento che, secondo la Banca d’Italia, potrebbe riflettere l’aumento dei costi operativi registrato nell’anno. L’export è cresciuto del 23,8%, ma l’incremento è in gran parte dovuto ai lingotti d’oro. “Se l’export è fatto su beni di scarso valore aggiunto conta poco, è solo una bella fotografia”, ammette Vito Barone, direttore della sede di Firenze di Bankitalia. L’elevata incertezza ha frenato gli investimenti: la maggior parte delle imprese ha confermato i programmi di fine 2025, che prefiguravano un ristagno dell’accumulazione di capitale.
L’industria ha proseguito il lento recupero iniziato nella seconda metà del 2025, con un fatturato migliore per le imprese di maggiori dimensioni. Le esportazioni sono cresciute ancora in modo marcato, ma quasi solo per l’aumento dell’export di metalli preziosi. Nelle costruzioni la crescita ha continuato a rallentare, anche se sostenuta dalla chiusura dei lavori finanziati dal Pnrr. Il terziario resta nell’insieme debole, con andamenti più favorevoli nei servizi legati al turismo, grazie alla crescita delle presenze straniere, la cui spesa è aumentata più della media nazionale.
I consumi pilastro della tenuta toscana
Il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,7% e i consumi sono cresciuti dell’1%, favoriti anche dall’accesso al credito e dalla spesa turistica, con la ripresa delle presenze dei visitatori stranieri in Toscana. La crescita del reddito nominale è stata però controbilanciata dall’inflazione, spinta dai carburanti e dall’energia: a settembre ha toccato il 3,9%, il valore più alto degli ultimi tre anni. L’occupazione è rimasta sostanzialmente invariata (+0,2%) e il ricorso agli ammortizzatori sociali è sceso di oltre un quinto, restando comunque sopra la media 2022-24.
“E’ una fase anche per certi versi interessante perché si è aperto, forse con un po’ di ritardo, ma si è aperto un dibattito sull’economia”, ha evidenziato Barone, secondo cui la tenuta della Toscana “è una tenuta che si basa su questi due elementi, ripresa dei consumi e spesa turistica. Nel paese, invece, insieme ai consumi c’è una componente di investimenti che tiene su il Pil. La resilienza della Toscana è questa, ha delle riserve che consentono in qualche maniera di superare questi momenti di difficoltà. Quello su cui bisognerebbe insistere, invece, sono gli investimenti, l’innovazione, le attività che generano valore aggiunto e che guardano un po’ al futuro della regione”.
Aumenta il credito alle famiglie (anche la cessione del quinto)
I prestiti al settore privato non finanziario sono aumentati dell’1%, riflettendo la dinamica positiva del credito alle famiglie (3,5%), mentre i finanziamenti alle imprese hanno continuato a ridursi (-1,3%). I finanziamenti alle famiglie sono cresciuti in modo sostenuto sia con riguardo ai prestiti per l’acquisto di abitazioni (+3,5%), sia per il credito al consumo (5,5%): in questo ambito l’incremento ha riguardato sia i crediti finalizzati (+6,2%), in particolare per l’acquisto di autoveicoli, sia quelli non finalizzati (+5%), specialmente prestiti personali e cessione del quinto.
Bankitalia tuttavia contesta la lettura di una regione indebitata e impoverita – la lettura dell’ultimo rapporto Ires Toscana, ad esempio -: il valore dei depositi delle famiglie è cresciuto dell’1,3%, e il valore dei titoli a custodia ha visto un incremento in doppia cifra (+12,1%). Le analisi del recente passato, osserva, hanno rilevato che la fetta più grossa del credito al consumo, anche non finalizzato, è appannaggio di famiglie a reddito medio o medio-alto.
Peraltro, sottolineano i ricercatori, la qualità del credito si è mantenuta elevata, con un tasso di deterioramento stabile su livelli storicamente contenuti (1,3%). “Se legassimo l’aumento del credito al consumo all’utilizzo da parte di famiglie in difficoltà – sostiene Giuseppe Albanese, capo economista della sede di Firenze – vedremmo delle difficoltà nel rimborso, ma non le rileviamo, e i depositi sono in accelerazione”. Per la seconda parte del 2026 le banche prefigurano una domanda sostanzialmente stabile sia da parte delle imprese sia da parte delle famiglie.
“Mettiamo a fattor comune gli strumenti dello sviluppo”
In prospettiva, per uscire dalla situazione di stallo, c’è bisogno di irrobustire il sistema produttivo, anche con strumenti di equity e di finanza alternativa: la stessa Regione Toscana, secondo Bankitalia, può giocare un ruolo. “Il manifesto sulla reindustrializzazione – afferma Barone -, con l’apporto anche delle considerazioni che abbiamo fatto noi, insiste sulla necessità di introdurre tecnologia, sviluppare l’innovazione e sviluppare soprattutto la produttività. Il programma che la Regione in qualche maniera credo stia mettendo in atto è quello di attivare strumenti affinché la produttività del lavoro cresca e affinché le attività che hanno valore aggiunto, e che quindi portano ricchezza, crescano. Al centro di tutto c’è l’innovazione: e questa è una regione che non parte da zero, è una regione che ha tanti strumenti, ha un’ottima qualità della ricerca, ha un’ottima qualità dell’università. Bisogna mettere a fattor comune questi elementi e svilupparli affinché si raggiungano gli obiettivi”.
