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24 aprile 2026

L’industria toscana soffre di più: l’Irpet certifica un calo di produzione triplo rispetto alla media

L’istituto evidenzia un -1,5% a gennaio contro lo 0,5% nazionale, dopo un finale di 2025 statico (con un +1,2% in Italia).

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La produzione industriale in Toscana soffre di più rispetto al resto del Paese: secondo l’ultima nota dell’Irpet, nell’ultimo trimestre del 2025 l’industria della regione è rimasta sostanzialmente ferma (-0,1%) a fronte di un recupero nazionale (+1,2%), e ha cominciato il 2026 con un gennaio più negativo (-1,5%) del dato italiano (-0,5%). Solo il Veneto, nel primo mese dell’anno, accusa un calo peggiore (-2,2%), però dopo una seconda metà del 2025 positiva.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel 2025 si è ridotto il numero di avviamenti, con poche attività ad aver recuperato i livelli del 2022. Nell’industria, nel complesso, gli avviamenti in Toscana registrano una diminuzione del -2,4% rispetto all’anno precedente. All’interno del comparto, il sistema moda mostra tuttavia segnali di recupero (+2,3%), sostenuto dai risultati positivi dell’abbigliamento (+6%), della concia (+11,3%) e delle calzature (+3,4%). Anche nelle costruzioni e nel terziario si osserva una riduzione degli avviamenti, con flessioni più marcate nel commercio all’ingrosso, nei trasporti e nella logistica, nel commercio al dettaglio e nei servizi del terziario avanzato.

Nel 2023 erano state create circa 37mila nuove posizioni di lavoro, nel 2024 26mila (-29%), nel 2025 15mila (-43%). Nell’industria il numero di dipendenti resta sostanzialmente allo stesso livello dell’anno precedente, con uno scostamento in positivo di sole 511 unità (+0,2%). Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, nel 2025 è quasi triplicato il numero di lavoratori in regime di contratto di solidarietà (+194%), a fronte di una flessione per gli addetti in Cig ordinaria (-14%). Secondo Irpet, “dopo il forte utilizzo della Cigo nel biennio 2023-2024, e l’avvicinamento ai limiti previsti, le imprese ammissibili alla Cigs avrebbero privilegiato la solidarietà per gestire una fase più prolungata di debolezza della domanda”. (lt)

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