In Toscana il 29% dei finanziamenti del Pnrr è andato a progetti conclusi, contro una media nazionale del 26,2%, secondo l’ultimo dossier sull’attuazione del Piano, curato dal Servizio Studi di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica e aggiornato al 1 luglio 2026. Un documento che fissa la cifra del finanziamento complessivo del Pnrr in regione a quota 7,846 miliardi di euro: Firenze da sola assorbe 1,86 miliardi, mentre i progetti che riguardano tutte le province – e che risultano ancora in corso, nel 96% dei casi – cubano 1,4 miliardi.
La percentuale utilizzata dal dossier non indica il numero di progetti materialmente conclusi sul totale dei progetti di una Regione – in Toscana se ne contano 41.634 in tutto -, ma la quota dei finanziamenti associati ai progetti, distinguendo appunto tra quelli conclusi e quelli ancora in corso: Un progetto da 100 milioni di euro, per fare un esempio, pesa sulla graduatoria mille volte in più rispetto a un altro singolo progetto da 100mila euro.
Prato doppia Livorno nella quota di completamento
Sul fronte delle sette missioni del Piano la quota più alta è per la transizione ecologica (30,4%), seguita da digitalizzazione (20,1%), istruzione e ricerca (19,3%), inclusione e coesione (11%), salute (8,7%), infrastrutture (5,5%), RePowerEu (5%). In generale, la capacità di spesa dipende anche dalla struttura amministrativa e dalla tipologia di soggetti attuatori coinvolti in ciascuna provincia: in Toscana il principale soggetto attuatore è stato il Ministero competente (24,5%), seguito da società per azioni o srl (rispettivamente 18,52% e 0,80%), Regione (16,17%), Comuni (15,66%).
Fra le singole province, la quota percentuale più elevata di finanziamenti per progetti già realizzati si registra a Prato (53,2%), Pistoia (48,2%) e Arezzo (44,2%). Seguono Lucca (37,2%), Grosseto (34,7%), Siena (32,6%) e Firenze (31%). La quota più bassa viene rilevata a Livorno (27%), Massa Carrara (28,4%) e Pisa (28,6%).
L’impatto del Pnrr sul Pil italiano
A livello nazionale, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, per il 2026 l’impatto sul livello del Pil stimato raggiunge 1,8 punti percentuali di Pil: secondo le stime scenderebbe a 1,4% nel 2027, a 1,2% nel 2028 e a 1,1% in ciascuno degli anni 2029 e 2030. Per il 2026, secondo il modello dell’Upb, la crescita del Pil si ridurrebbe di mezzo punto percentuale in assenza dei progetti addizionali del Pnrr e di 0,3 punti escludendo tutti quelli finanziati da sovvenzioni: si evidenzia dunque come “il Pnrr – si legge nel rapporto – fornisca un contributo molto rilevante alla crescita del Pil prevista per il 2026, in quanto in assenza dello stesso la dinamica produttiva sarebbe stata sostanzialmente stagnante”.
Leonardo Testai
