Sassetta, in provincia di Livorno, è il comune montano in cui la popolazione cresce di più
Le estati sempre più calde nelle città e nelle pianure, la ricerca di una migliore qualità della vita, abitazioni generalmente più accessibili e la possibilità di lavorare almeno in parte a distanza possono diventare altrettanti alleati della montagna nella battaglia contro lo spopolamento. E in Toscana qualche segnale comincia a vedersi.
Tra il 2022 e il 2024 40 dei 108 comuni classificati come totalmente montani hanno aumentato la propria popolazione. Significa il 37% del totale, quasi quattro su dieci. Altri 65 hanno perso abitanti e tre sono rimasti sostanzialmente stabili. Nel complesso il bilancio resta negativo: i residenti dei 108 comuni sono passati da 416.447 a 415.562, con una perdita di 885 persone, pari allo 0,21%. Non è dunque corretto parlare di ripopolamento della montagna, ma i numeri mostrano che lo spopolamento non è più una tendenza uniforme.
C’è anche un indizio che suggerisce come, almeno in alcuni territori, dietro la tenuta demografica ci sia una nuova capacità di attrarre residenti. Nelle Colline Metallifere, secondo l’aggiornamento del Rapporto Montagne Italia di Uncem, il saldo migratorio nel 2024 è stato positivo per 126 persone: 110 italiani e 16 stranieri. Il saldo migratorio della sola componente italiana ha raggiunto il 12,5 per mille, collocando le Colline Metallifere tra le 19 Comunità Territoriali italiane con maggiore capacità attrattiva.
Dopo il Covid una nuova attenzione per la campagna
La pandemia ha accelerato una riflessione sull’abitare che era già cominciata in precedenza. La diffusione del lavoro da remoto ha reso meno indispensabile, per alcune categorie professionali, vivere vicino al luogo di lavoro; contemporaneamente sono aumentati il valore attribuito agli spazi domestici, alla disponibilità di verde e alla qualità ambientale.
Non c’è una causa unica e soprattutto i dati demografici non consentono di stabilire che siano questi fattori ad aver determinato gli aumenti di popolazione registrati nei singoli comuni. Ma la letteratura sul tema individua alcune condizioni che possono aumentare l’attrattività residenziale della montagna.
Una ricerca condotta da Università di Torino e Istat sulla mobilità residenziale nelle Alpi osserva, ad esempio, che i flussi migratori interni e internazionali stanno compensando almeno in parte lo spopolamento di alcune vallate. Tra le realtà più attrattive emergono piccoli comuni ben collegati e aree di fondovalle, mentre nuove forme di residenza “metromontana” sono favorite anche da stili di vita più flessibili e dallo smart working.
A questa trasformazione si aggiunge il clima. Già uno studio di Luca Mercalli e Federica Corrado aveva individuato nel riscaldamento globale una possibile spinta al reinsediamento delle terre alte. La ricerca del fresco, osservano gli autori, con l’intensificarsi delle ondate di calore nelle aree urbane di pianura assume sempre più una dimensione legata a salute, benessere e costi, oltre che alla qualità della vita.
Il caldo, dunque, può essere uno dei fattori. Accanto ad esso pesano costo e disponibilità delle abitazioni, ambiente, possibilità di avere case più grandi e spazi esterni, lavoro a distanza. Sul versante opposto rimane però il grande limite della montagna: servizi, collegamenti, scuole, sanità e opportunità di lavoro. Ed è probabilmente dall’equilibrio fra questi fattori che dipenderà la capacità dei segnali attuali di trasformarsi in una tendenza strutturale.
Da Sassetta a Villafranca, chi cresce di più
L’elaborazione di T24 sui dati Istat della popolazione residente al 31 dicembre 2022 e al 31 dicembre 2024 mostra differenze molto significative fra i territori.
Il caso più vistoso è Sassetta, in provincia di Livorno: passa da 473 a 514 residenti, 41 abitanti in più e una crescita dell’8,7%. Il dato percentuale va però letto alla luce delle dimensioni minime del comune: poche decine di nuovi residenti sono sufficienti a determinare variazioni molto elevate. Secondo è San Godenzo, nell’area fiorentina, che passa da 1.051 a 1.127 abitanti: +76 residenti, pari al 7,2%. Terzo Semproniano, nel Grossetano, da 965 a 1.020 abitanti: +55 e +5,7%. Seguono Monteverdi Marittimo, nel Pisano, che sale da 766 a 796 residenti (+3,9%), e Villafranca in Lunigiana, dove il dato assume un peso maggiore anche in termini assoluti: da 4.557 a 4.729 abitanti, 172 persone in più e +3,8%.
Al sesto posto c’è Monticiano, nel Senese, da 1.563 a 1.605 residenti (+2,7%), seguito da Vaglia, che passa da 5.173 a 5.302 abitanti. In questo caso l’incremento è di 129 residenti (+2,5%), quindi significativo anche su una base demografica più consistente. Ottavo Chitignano, nell’Aretino, da 851 a 872 abitanti (+2,5%); nono Arcidosso, sull’Amiata grossetana, che guadagna 81 residenti e passa da 4.201 a 4.282 (+1,9%). Chiude i primi dieci Rio, all’Elba, con 61 residenti in più, da 3.348 a 3.409 (+1,8%). La graduatoria prosegue con Dicomano (+1,8%), Abbadia San Salvatore (+1,7%), Subbiano (+1,6%), Aulla (+1,4%), Capoliveri (+1,4%), Monterchi (+1,2%), Marliana (+1,1%), Porto Azzurro (+1%), Mulazzo (+0,9%) e Marciana (+0,8%).
La geografia è forse più significativa della graduatoria stessa. Nella Top 20 compaiono Lunigiana, Mugello, Casentino, Amiata, Maremma interna, Valdicecina ed Elba. E non crescono soltanto piccolissimi borghi. Villafranca guadagna 172 residenti, Aulla 148, Vaglia 129, Subbiano 102 e Abbadia San Salvatore 100.

Le Colline Metallifere e il saldo migratorio positivo
Il limite della semplice variazione della popolazione è che non spiega perché un comune cresce. Il numero finale dei residenti è infatti il risultato sia del saldo naturale — nascite e morti — sia del saldo migratorio, cioè delle persone che arrivano e di quelle che se ne vanno.
È qui che il caso delle Colline Metallifere diventa particolarmente interessante. L’aggiornamento 2024 del Rapporto Montagne Italia, elaborato da Uncem e Caire, consente di isolare proprio la componente migratoria. L’area registra 126 ingressi netti, dei quali appena 16 riferibili agli stranieri e 110 agli italiani. Il saldo migratorio complessivo raggiunge l’11,8 per mille e quello dei cittadini italiani il 12,5 per mille.
Un fenomeno nazionale ma la Toscana traina il trend
Il fenomeno non è soltanto toscano. Uncem calcola che nel 2024 il saldo migratorio delle montagne italiane sia stato positivo per quasi 35mila persone, il 40% in più rispetto alla media annua del quinquennio 2019-2023. Le Comunità Territoriali con saldo complessivamente positivo sono salite a 285 su 387, contro 247 nel quinquennio precedente. Uncem interpreta questa dinamica soprattutto attraverso i fattori di attrazione dei territori montani, pur sottolineando le fortissime differenze fra Nord, Centro e Mezzogiorno. E la Toscana, insieme all’Emilia Romagna e alla Liguria, è fra le regioni dove la tendenza positiva è più marcata. (em)
