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17 agosto 2026

Salva Casa, in Toscana sulle sanatorie paesaggistiche decidono i Comuni

La Regione chiarisce l’applicazione della norma nazionale agli immobili sottoposti a vincolo: la competenza resta agli enti locali anche per i nuovi casi di regolarizzazione.

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In Toscana saranno i Comuni a pronunciarsi sulla compatibilità paesaggistica degli interventi edilizi per i quali viene richiesta la regolarizzazione sulla base delle disposizioni del decreto Salva Casa. La Giunta regionale ha approvato il 3 agosto una proposta di deliberazione, destinata adesso all’esame del Consiglio regionale, che chiarisce un dubbio interpretativo sorto con l’applicazione della normativa nazionale.

Cosa prevede il Salva Casa

La questione riguarda uno degli aspetti più delicati del Salva Casa, il decreto legge 69/2024 convertito nella legge 105/2024. La normativa ha ampliato i casi nei quali è possibile ottenere l’accertamento di conformità per interventi realizzati in parziale difformità o con variazioni essenziali rispetto ai titoli edilizi.

Per gli immobili sottoposti a vincolo paesaggistico entra però in gioco un ulteriore passaggio: il dirigente o il responsabile dell’ufficio deve richiedere all’autorità preposta alla gestione del vincolo un parere vincolante sulla compatibilità paesaggistica dell’intervento.

La nuova disciplina ammette l’accertamento della compatibilità paesaggistica anche nel caso di lavori che abbiano determinato la creazione di superfici utili o volumi oppure l’aumento di quelli legittimamente realizzati. È proprio l’ampliamento delle fattispecie interessate dalla regolarizzazione ad aver aperto il problema dell’individuazione dell’autorità chiamata a pronunciarsi.

Il dubbio sollevato dai Comuni

A sollevare formalmente la questione sono stati alcuni Comuni toscani, che hanno chiesto alla Regione chiarimenti sull’estensione delle funzioni loro delegate in materia di compatibilità paesaggistica. Gli uffici regionali, dopo avere acquisito anche il parere del settore Attività legislativa e giuridica, hanno concluso che i nuovi casi disciplinati dall’articolo 36-bis del Testo unico dell’edilizia rientrano nelle competenze già attribuite agli enti locali.

La risposta della Regione è dunque netta: la competenza resta ai Comuni. La delega attribuita agli enti locali in materia di autorizzazioni paesaggistiche con una deliberazione del Consiglio regionale del maggio 2024 deve essere considerata nel suo complesso. Comprende quindi, secondo l’interpretazione della Toscana, sia gli accertamenti di compatibilità paesaggistica previsti dall’articolo 167 del Codice dei beni culturali sia quelli collegati alle fattispecie disciplinate dall’articolo 36-bis modificato dal Salva Casa.

Non si tratta, dunque, di una nuova delega e neppure di un ulteriore ampliamento delle possibilità di sanatoria deciso dalla Toscana. La Giunta interviene piuttosto per stabilire con chiarezza chi debba gestire le procedure previste dalla normativa nazionale. Per la Regione, l’«autorità preposta alla gestione del vincolo» indicata dal Salva Casa è già stata individuata nei Comuni, o nelle loro forme associative, ai quali è stata delegata la funzione paesaggistica.

Il precedente dello scontro con il governo

Il chiarimento arriva dopo un rapporto non semplice tra la Toscana e il Salva Casa. La Regione, governata dal centrosinistra, aveva adeguato la propria normativa urbanistica alla disciplina nazionale con la legge regionale 51 dell’agosto 2025, introducendo però su alcuni aspetti una disciplina più restrittiva rispetto a quella voluta dalla maggioranza di centrodestra che sostiene il governo.

Ne era nato un contenzioso davanti alla Corte costituzionale. Il governo aveva impugnato alcune disposizioni della legge toscana e il 30 aprile 2026 la Consulta, con la sentenza 61, ne ha dichiarate illegittime diverse. Il confronto riguardava in particolare le semplificazioni previste dalla normativa nazionale per i cambi di destinazione d’uso.

La Corte ha censurato, tra l’altro, la possibilità prevista dalla Toscana di imporre anche gli oneri di urbanizzazione primaria, alcune limitazioni che potevano essere introdotte dai Comuni e il differimento dell’applicazione delle nuove regole nazionali. La Consulta ha sostanzialmente riaffermato la diretta applicabilità delle semplificazioni stabilite dal legislatore statale.

Il nuovo provvedimento regionale interviene su un terreno diverso e non rappresenta una prosecuzione diretta di quel contenzioso. Il precedente aiuta però a comprendere la delicatezza dell’applicazione del Salva Casa in Toscana e la necessità di definire con precisione i margini di intervento della Regione e degli enti locali.

Il nodo delle competenze

A rafforzare l’esigenza di un chiarimento è arrivata anche una pronuncia del Consiglio di Stato del 20 marzo 2026. I giudici amministrativi hanno osservato che non può essere considerato automatico che una delega relativa alle funzioni amministrative si estenda anche agli aspetti sanzionatori quando questi ultimi non siano espressamente indicati.

La Regione Toscana sceglie adesso di eliminare questo margine di incertezza, ribadendo che la delega paesaggistica conferita ai Comuni deve essere interpretata come una funzione attribuita nel suo complesso.

Il passaggio successivo spetta ora al Consiglio regionale. Se la proposta sarà approvata, il principio indicato dalla Giunta sarà messo nero su bianco: anche per le pratiche di regolarizzazione interessate dal Salva Casa, quando è necessario verificare la compatibilità paesaggistica, a pronunciarsi saranno i Comuni già titolari della delega regionale. (em)

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