Marcia indietro della Regione Toscana sull’aumento del numero di Comuni che potranno imporre limiti agli affitti brevi (come ha cominciato a fare, prima in Italia, la città di Firenze).
Nel giugno scorso il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza – e tra le polemiche – una modifica al testo unico del turismo che ammette la possibilità di limitare gli affitti turistici brevi non solo per i Comuni a più alta densità turistica (che sono 91), ma anche per quelli con un indice di sintesi immediatamente inferiore secondo la classificazione adottata dall’Istat (che sono 74). In totale, dunque i Comuni che possono, con proprio regolamento, individuare zone o aree in cui limitare gli affitti turistici brevi sono saliti a 165 (su 273 Comuni toscani).
Ora però – dopo i rilievi del Governo su questo allargamento, e dopo l’impegno alla modifica preso dal presidente regionale Eugenio Giani – quella norma viene abrogata. La proposta di legge è stata approvata dalla Giunta regionale nell’ultima seduta, e presto andrà in Consiglio per il varo definitivo.
La conseguenza è che sarà possibile mettere limiti agli affitti turistici, come confermato dalla Corte Costituzionale, ma lo sarà solo per i Comuni ad alta densità turistica (tra cui tutti i capoluoghi di provincia). In pratica si torna all’antico, con la reviviscenza dell’originaria formulazione del comma 1 dell’articolo 59 della legge regionale 61/2024, che era stata appunto modificata poche settimane fa dal comma 1 dell’articolo 6 della legge regionale 9/2026, ora prossimo all’abrogazione.
