di Andrea Del Re, avvocato fondatore dello Studio Legale Del Re
Dopo l’esame delle aule parlamentari, entrerà in vigore dal 1° aprile 2027 con applicazione delle sanzioni a far data dal 1° gennaio 2028, ma lo schema del Decreto legislativo che introduce il Nuovo Codice della Strada, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 13 ottobre di quest’anno, già prefigura i nuovi obblighi e le nuove responsabilità che riguardano le imprese.
Spicca tra le disposizioni del Nuovo Codice della Strada la responsabilità solidale e oggettiva dell’impresa. Se un autista supera le ore di guida o non rispetta i riposi, la responsabilità dell’azienda sarà sottoposta a valutazione per verificare se ai conducenti siano state fornite informazioni e formazione adeguate. I datori di lavoro sono chiamati in maniera più stringente a provare documentalmente che i turni di lavoro e le tabelle di marcia abbiano garantito il rispetto dei tempi di riposo con divieto di organizzare i tempi di consegna delle merci in maniera tale da forzare il superamento dei limiti di guida o il taglio dei riposi obbligatori dei conducenti. In caso contrario, i datori di lavoro saranno soggetti a contestazioni di infrazioni e a pesanti sanzioni che potranno essere anche pesantissime, fino a 3400 euro. Il tachigrafo installato sui veicoli diventa uno strumento principe per la verifica. Infatti, è obbligo dell’impresa scaricare regolarmente i dati e conservarli per 56 giorni, così da poterli utilizzare come prova di avere assolto in maniera corretta all’obbligatorietà di pianificare in maniera adeguata i viaggi degli autisti.
In questo scenario, la gestione del tachigrafo non è un mero adempimento tecnico, ma diventa centrale nell’organizzazione aziendale. Riassumendo, come recita l’art.107 del testo licenziato dal Consiglio dei Ministri (Responsabilità delle imprese di trasporto sull’uso del tachigrafo nel settore dei trasporti su strada) è vietato mettere su strada veicoli privi di tachigrafo o guasti, non omologati e/o aggiornati oppure con alterazioni o manomissioni del dispositivo. Dovranno essere pianificati i turni di lavoro senza forzare i tempi di guida o riducendo i riposi; si richiede aggiornamento del software di gestione con scarico dei dati così da potere dimostrare la corretta vigilanza aziendale di pari passo all’evidenza documentale sulla realizzazione di corsi di formazione per gli autisti, a tutela dell’azienda per quanto riguarda la responsabilità solidale.
A parere delle imprese di categoria, una boccata d’ossigeno per contrastare la vistosa carenza di autisti professionali potrebbe arrivare dalla previsione contenuta nel Nuovo Codice della Strada che consente agli autisti di camion e autobus di continuare la propria attività lavorativa fino a 70 anni, su base volontaria, con la disponibilità a sottoporsi a periodici controlli medici a garanzia della sicurezza.
Da studi di settore è emerso, infatti, che in Italia c’è una carenza di circa 25 mila autisti di camion, mentre nei prossimi cinque anni sarebbero oltre 86 mila coloro che raggiungerebbero l’età pensionabile. Una misura, viene sottolineato, che sarebbe allineata a quanto accade negli altri Paesi europei, ma che ha trovato resistenze sul fronte sindacale. Alle argomentazioni delle imprese, si oppone quanto il lavoro svolto dagli autisti di mezzi pesanti sia usurante, con tutti le conseguenze che ne derivano.
L’avvocato Andrea Del Re è fondatore dello Studio Legale Del Re, Firenze-Milano www.delre.it
