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07 novembre 2026

La Toscana ultima per crescita e il perché di un quotidiano economico

L’editoriale del direttore. Il rapporto choc del Centro Studi Tagliacarne segnala un’emergenza economica, Il dovere dell’informazione è tenere i riflettori accesi.

La Toscana ultima per crescita del valore aggiunto nel 2025 (immagine costruita con il contributo dell'intelligenza artificiale)

La Toscana ultima per crescita del valore aggiunto nel 2025 (immagine costruita con il contributo dell'intelligenza artificiale)

La notizia – ricavata dall’indagine del Centro Studi Tagliacarne e di Unioncamere – secondo la quale la Toscana nel 2025 è stata l’ultima regione italiana per crescita del valore aggiunto non sottopone un problema: sottopone un’emergenza.

L’innovazione fatica ad affermarsi, la manifattura non trova la spinta necessaria per tornare a crescere, il terziario non riesce a compensare perché una parte significativa delle sue attività genera poco valore aggiunto. È come se si fosse inceppata la catena di trasmissione che per decenni ha alimentato lo sviluppo dell’economia toscana: innovazione, produzione, ricchezza, di nuovo innovazione. Il risultato è impietoso: ventesima regione su venti, con una crescita nominale dell’1,47% contro il 2,30% nazionale.

Non c’è il compiacimento di chi potrebbe esclamare: noi lo avevamo detto. Su T24 gli allarmi sono stati ripetuti, reiterati, quasi sempre inascoltati. L’ultimo è arrivato dalla Banca d’Italia, che ha richiamato l’attenzione sulla debolezza della produttività.

C’è piuttosto una crescente preoccupazione per il piano inclinato sul quale la Toscana sembra essersi incamminata. La serie storica dell’andamento del valore aggiunto negli anni post Covid lo conferma.

I numeri dell’Istituto Tagliacarne offrono un’indicazione eloquente. Nel 2025 il valore aggiunto di commercio, trasporti, turismo e comunicazioni è cresciuto appena dello 0,21%, contro il 2,14% nazionale. La debolezza non riguarda dunque soltanto la manifattura, ma anche quel mondo dei servizi sul quale, sempre più, si regge l’economia regionale.

È il rischio di una terziarizzazione povera: un’economia nella quale le attività manifatturiere perdono progressivamente centralità senza essere sostituite da servizi capaci di generare altrettanta ricchezza, produttività e lavoro qualificato. Non mancano, naturalmente, imprese eccellenti, esperienze innovative e settori competitivi. Ma le singole eccellenze non bastano a modificare il quadro generale.

Il problema è tanto più serio perché stiamo attraversando una fase di cambiamento epocale. L’intelligenza artificiale, la ridefinizione delle catene globali del valore e le nuove condizioni della competizione internazionale stanno cambiando le regole del gioco. E impongono alle imprese e ai territori una capacità di adattamento senza precedenti.

La Toscana ha costruito in decenni un patrimonio straordinario di imprese, competenze e lavoro. Un patrimonio che non può essere considerato acquisito per sempre, tanto meno in una stagione di trasformazioni così profonde.

La sensazione è che i decisori pubblici non abbiano la piena consapevolezza della fase storica che stiamo vivendo. Che si continui a ragionare con gli strumenti e i tempi di una stagione economica che non esiste più. E così la successione di annunci, programmi e interventi settoriali finisce per prendere il posto di una visione complessiva dello sviluppo.

Non è una questione di pessimismo o di ottimismo. È una questione di realtà. E la realtà, per quanto scomoda, deve essere guardata in faccia.

Per questo, oggi più che mai, è importante che in Toscana esista e si rafforzi un quotidiano economico come T24. Un giornale che ogni giorno presidi l’economia regionale, tenga i riflettori accesi, non abbassi la guardia. Che abbia il coraggio di dire le cose come stanno, anche quando risultano sgradite. Ma che sappia anche raccontare le esperienze virtuose delle imprese, gli investimenti, l’innovazione, gli sforzi quotidiani di chi cerca di competere e creare ricchezza e lavoro.

Raccontare i problemi e valorizzare le eccellenze sono due facce dello stesso impegno: contribuire a creare quella consapevolezza senza la quale nessuna inversione di tendenza è possibile. Un’informazione economica qualificata, indipendente nel giudizio e capace di stimolare il confronto non è un accessorio del sistema produttivo. È uno degli strumenti attraverso i quali un territorio può riconoscere debolezze e punti di forza e interrogarsi sul proprio futuro. Perché il primo rischio, quando un’economia imbocca un piano inclinato, è che ci si abitui alla discesa.

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