Oggi, 6 novembre 2026

Logo t24Il quotidiano Economico Toscano
Opinioni

06 novembre 2026

Intelligenza artificiale: perché serve un nuovo umanesimo

Pubblichiamo un intervento di Enrico Bocci, imprenditore informatico e fondatore di SDIPI, che riflette sulle competenze necessarie nelle imprese, sul valore dell’esperienza e sulla responsabilità delle decisioni.

Enrico Bocci (*)
Featured image

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Enrico Bocci, imprenditore informatico e fondatore di SDIPI Sistemi.

Nel complesso di Santo Spirito, a Firenze, il convegno “La Magnifica Humanitas e il nuovo umanesimo” ha messo al centro una domanda concreta: come fare in modo che l’Intelligenza Artificiale resti al servizio delle persone? Il confronto ha toccato etica e politica, ma anche il lavoro nelle imprese e la formazione. Al termine è rimasto un passaggio da compiere: portare le riflessioni ascoltate nelle aziende, nelle scuole e nelle professioni. L’AI non è un programma in più da imparare. Entra nei processi e può influenzare le decisioni; per usarla bene servono competenze, regole chiare e responsabilità.

Una tecnologia concentrata in poche aree

I dati citati al convegno fotografano una forte concentrazione dello sviluppo di modelli di AI. Nel 2025, nella categoria dei “notable AI models” riportata nel grafico, gli Stati Uniti ne contavano 59, la Cina 35 e la Corea del Sud 8. Gli altri Paesi rappresentati erano molto più indietro. È un indicatore circoscritto: non comprende tutti i sistemi di AI, ma mostra quanto lo sviluppo dei modelli considerati più rilevanti sia concentrato in poche aree geografiche.

Dalla Babele dei dati alla conoscenza

Padre Pagano ha descritto il rischio di restare nella “Babele dei dati” e la necessità di procedere verso la “Gerusalemme della conoscenza”. L’AI può raccogliere, collegare e rielaborare informazioni in pochi secondi, ma questo non basta a farne conoscenza. Testi, immagini e video si moltiplicano; distinguere ciò che è attendibile da ciò che non lo è, e ciò che conta da ciò che distrae, diventa più impegnativo. Il passaggio da compiere è dai dati all’informazione, dall’informazione alla conoscenza e da qui al senso critico. Solo allora si può decidere con consapevolezza. L’AI può accelerare la ricerca e l’elaborazione, ma la valutazione e la responsabilità della scelta restano alle persone. Anche il dato sui contenuti online va letto con cautela. Secondo il grafico in allegato elaborato dalla Standford University, nel campione considerato e con la metodologia adottata, i contenuti classificati come generati dall’AI nel WEB, rappresentano il 51,72%, contro il 48,28% dei contenuti umani. Non è una misura di tutto Internet. Indica però quanto sia importante controllare le fonti, confrontare le informazioni e chiedersi come siano state prodotte.

Esperienza e nuove competenze

Il dibattito sull’AI viene spesso ridotto a una questione di età. I giovani possono essere rapidi nell’uso degli strumenti; chi ha maturato esperienza in un settore conosce il contesto e può accorgersi quando una risposta non torna. L’esperienza aiuta anche a formulare la domanda giusta. La risposta generata resta probabilistica e va verificata prima di essere usata. Nei luoghi di lavoro, unire queste capacità permette di sfruttare meglio gli strumenti. Saper formulare prompt è utile, ma è solo una parte del lavoro. Occorre esaminare anche le risposte: verificarle, confrontarle e adattarle al contesto. Una risposta convincente può essere sbagliata. La decisione finale richiede conoscenza del problema e qualcuno che se ne assuma la responsabilità.

Portare l’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro

Per imprese e associazioni, il primo passo è informare e formare. Non serve che ogni imprenditore diventi uno specialista di modelli linguistici; serve capire quali attività affidare all’AI, quali dati condividere, come controllare i risultati e dove rimane la responsabilità umana. Sono questioni pratiche che riguardano il lavoro di ogni giorno. Nel confronto è emersa l’esigenza di “pionieri e facilitatori”: persone capaci di accompagnare aziende, scuole, associazioni e professionisti nelle prime prove. È stato usato anche il termine “missionari dell’AI”, con rispetto, per indicare chi sa spiegare la tecnologia in modo semplice e concreto. Il messaggio è: sperimentare, imparare a usarla e continuare a pensare con la propria testa. La sfida è dare una direzione all’innovazione. L’AI può ampliare ciò che riusciamo a fare; sta a noi capire quando usarla, controllarne i risultati e decidere come applicarla. Mettere la persona al centro significa progettare il futuro tenendo insieme utilità della tecnologia, conoscenza, senso critico e responsabilità.

(*) imprenditore informatico e fondatore di SDIPI Sistemi

Autore:

Enrico Bocci (*)

Potrebbe interessarti anche

Articoli Correlati


Opinioni

04 novembre 2026

Nuovo Codice della Strada: cosa cambia per le imprese

Leggi tutto
Opinioni

03 novembre 2026

Mar Rosso: dopo gli Houthi, anche l’Etiopia complica lo scenario per i porti italiani

Leggi tutto
Opinioni

31 ottobre 2026

Senza Taranto, l’Italia ha ancora più bisogno di Piombino

Leggi tutto

Hai qualche consiglio?

Scrivi alla nostra redazione

Contattaci
‌