Toscana da record – negativo – sul fronte della Peste Suina Africana (Psa): dal 1 gennaio 2026 ad oggi la regione ha registrato ben 638 casi positivi tra i cinghiali, segnando il primato per il numero di infezioni più alto di tutta Italia. Una diffusione che, oltre a colpire la fauna selvatica, ha recentemente violato le barriere di biosicurezza di due allevamenti domestici, costringendo le autorità a disporre abbattimenti e a ridisegnare la mappa delle restrizioni commerciali. Un’ordinanza regionale ha istituito specifiche misure per 72 comuni.
Il dato record di contagi è stato illustrato oggi ai sindaci toscani in un incontro online convocato da Anci e Regione Toscana per coordinare le azioni volte a contenere la diffusione del virus. La strategia prevede l’attivazione dei Gruppi operativi territoriali (Got) provinciali, l’installazione di cartelli con Qr code informativi e l’ispezione delle aree pubbliche per contenere la diffusione del virus. “Il ruolo dei Comuni in questa vicenda, in questa emergenza sarà fondamentale”, ha affermato Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana, proponendo “che le province siano ovunque capofila istituzionale in questa situazione” per coordinare al meglio le attività, come la raccolta delle carcasse.
L’impatto economico e il nodo delle esportazioni
La Psa è un virus letale per i suini, ma del tutto innocuo per l’uomo. Tuttavia le sue ricadute economiche sono devastanti: a livello globale, il precedente della Cina nel 2019, dove l’epidemia causò una perdita del 3-4% del Pil, descrive la potenziale portata del danno. Attualmente l’Italia sta subendo pesanti perdite per l’export verso i Paesi terzi che non riconoscono il principio della regionalizzazione delle aree indenni: una situazione che si traduce in danni da milioni di euro per le aziende del settore. Oltre alla zootecnia e all’agricoltura, l’epidemia penalizza anche il turismo rurale, a causa delle limitazioni alle attività outdoor nei boschi.
La velocità di trasmissione estiva dell’onda epidemica è favorita dagli spostamenti dei nuclei familiari di cinghiali e dei maschi riproduttori: a fronte di un avanzamento complessivo di 30 km in 6-7 mesi, con un ritmo di 2-3 km a settimana registrato fino a metà giugno 2026, recentemente si sono registrati balzi repentini di 5 km a Gallicano e di 7 km a Borgo a Mozzano, per un avanzamento complessivo di 12 km in soli dieci giorni.
Il patrimonio zootecnico toscano sotto assedio
La pressione infettiva sul territorio ha finito per “bucare” la biosicurezza degli allevamenti commerciali. Il primo focolaio domestico è stato confermato il 26 giugno scorso a Comano (Massa Carrara); il secondo, ben più critico per dimensioni e collegamenti di filiera, è stato individuato il 10 luglio a San Marcello Piteglio (Pistoia), in un allevamento da ingrasso semibrado che ospitava circa 100 capi. In entrambi i casi si è proceduto all’abbattimento immediato degli animali e alla sanificazione delle strutture. Per evitare ulteriori blocchi all’export, le autorità hanno disposto anche l’abbattimento preventivo in un secondo allevamento da riproduzione strettamente correlato alla filiera di San Marcello Piteglio.
La preoccupazione dei tecnici regionali è rivolta alla salvaguardia delle aree ancora non toccate dal virus. Sebbene le province settentrionali (Massa Carrara, Lucca, Pistoia e Prato) abbiano un patrimonio suinicolo contenuto, già la provincia di Firenze conta 62 allevamenti commerciali popolati. Il vero cuore della suinicoltura toscana batte però più a sud. “Siena, Arezzo e Grosseto – ha osservato Sara Pirei, dirigente veterinaria della Regione – detengono circa tre quarti del patrimonio del nostro patrimonio suinicolo. quindi se la malattia procedesse così rapidamente potrebbe essere un grosso problema: dobbiamo mettere la massima attenzione nel preservare questi territori”.
Barriere fisiche, depopolamento e regole per il territorio
Per arginare l’avanzata della malattia, la struttura commissariale toscana guidata da Giorgio Briganti, in sinergia con il commissario nazionale Giovanni Filippini, sta attuando una strategia su più fronti: dalle recinzioni autostradali al depopolamento – con un target di abbattimento dei cinghiali pari al 150% rispetto al passato -, da regole ferree sulla disinfezione per escursionisti e boscaioli a iter autorizzativi più stringenti per gli eventi nei boschi e nei prati, con la redazione di un piano di biosicurezza, il nulla osta dell’Asl e l’autorizzazione finale del Comune.
La Regione Toscana, in collaborazione con il Consorzio di tutela della Cinta Senese Dop e l’Anas, ha avviato un piano straordinario per mettere in sicurezza la genetica delle razze autoctone: è già stato congelato sotto azoto il seme maschile delle principali linee di sangue della Cinta Senese, e si sta lavorando per proteggere anche i capi femminili. Per sostenere le aziende agricole nell’adeguamento delle strutture ai requisiti di biosicurezza rafforzata, la Regione ha attivato specifici bandi tramite il Programma di Sviluppo Rurale (Psr). Ulteriori risorse finanziarie sono attese a livello nazionale grazie all’approvazione alla Camera del decreto ColtivaItalia, che destina fondi mirati a fronteggiare l’emergenza della peste suina.
Leonardo Testai
