Il biometano prodotto dal biodigestore di Casa Sartori, a Montespertoli, entra direttamente nella rete nazionale del gas. Sono terminati i lavori di collegamento alla rete Snam, un intervento da 4,7 milioni di euro che sostituisce il trasporto su strada con i carri bombolai. L’infrastruttura è già operativa ed è in fase di marcia controllata per verifiche e tarature. Il polo di Casa Sartori tratta i rifiuti organici raccolti nei Comuni delle province di Firenze, Prato e Pistoia e li trasforma in biometano e compost. Con il nuovo collegamento gli investimenti complessivi realizzati nel sito salgono a circa 80 milioni di euro.
Aumenta il valore economico del biometano di Plures
L’intervento, presentato oggi dai vertici di Plures, è iniziato il 23 luglio ed è terminato il 18 settembre 2026. Ha previsto circa 480 metri di tubazione verso la rete Snam, l’adeguamento della sezione di upgrading (dove il biogas viene raffinato in biometano), la sostituzione del sistema di compressione e una nuova cabina di misura e consegna del gas. Il sistema è dimensionato per immettere in rete fino a 35.200 standard metri cubi di biometano al giorno, pari alla capacità massima di produzione dell’impianto. “E’ questa – ha affermato il presidente di Plures, Lorenzo Perra – la direzione nella quale vogliamo continuare a investire: infrastrutture moderne, capaci di generare valore ambientale ed economico e di rafforzare il legame tra Plures e i territori in cui opera”.
Con l’immissione diretta in rete scompaiono circa sei carri bombolai al giorno, oltre 2.000 all’anno, sulle strade di Montespertoli. Il nuovo sistema evita anche le perdite di produzione legate ai tempi di sostituzione dei carri. Il collegamento diretto più che raddoppia il valore economico del biometano. Con i carri bombolai la valorizzazione era di circa 0,44 euro per metro cubo, mentre con l’immissione in rete sale a circa 0,90 euro. A chiudere la filiera sarà Estra, che venderà il metano di Casa Sartori ai propri clienti. Con i 9,5 milioni di metri cubi annui attesi a pieno regime potrà rifornire circa 12.000 utenze domestiche del territorio. “Questi ricavi in larghissima parte vanno a beneficio delle tariffe, servono ad abbattere i costi“, ha spiegato Alberto Irace, amministratore delegato di Plures.
Irace è stato interpellato dai giornalisti sul ricorso presentato da Plures al Tar Toscana contro le tariffe decise dall’Ato rifiuti Toscana Centro, a causa del mancato riconoscimenti di ulteriori milioni di costi: e ha provato a gettare acqua sul fuoco. “Ato non è matrigna, segue un percorso di pianificazione su cui purtroppo è in ritardo, perché è un ritardo generale della Regione Toscana, e attribuisce a questo percorso pianificatorio una funzione di autorizzazione”, ha detto Irace, secondo cui però “queste sono dispute, nel frattempo questo impianto c’è, funziona, produce metano ed è un bene per tutti”.
Il polo di riferimento per i rifiuti organici dell’Ato
Nel 2025 l’impianto ha trattato circa 115.000 tonnellate di rifiuti organici. Nei primi nove mesi del 2026 sono state 95.600 tonnellate, con una previsione di 135.000 entro fine anno. A questi volumi Casa Sartori tratterà quasi il 70% dei rifiuti organici prodotti nell’Ato Toscana Centro. Da gennaio a settembre 2026 sono stati prodotti 5,2 milioni di standard metri cubi di biometano. La produzione prevista per l’anno è di circa 6,5 milioni di metri cubi, pari a 69,5 milioni di kWh di energia rinnovabile. Il processo si basa sulla digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani; dopo la purificazione, il biogas diventa biometano idoneo alla rete, mentre il trattamento produce anche compost per l’agricoltura.
Almeno il 50% del fabbisogno energetico dell’impianto è coperto da energia autoprodotta, grazie alla cogenerazione alimentata dal biogas della discarica e al fotovoltaico. L’elettricità acquistata proviene da fonti rinnovabili. Un’analisi Lca (Life Cycle Assessment) sui dati 2025 indica un’impronta climatica netta prossima allo zero: 8 chilogrammi di CO₂ equivalente per ogni tonnellata di rifiuti organici trattati, considerando anche le emissioni evitate grazie a compost e biometano. L’obiettivo è ridurre del 30% i residui di lavorazione destinati allo smaltimento: secondo le stime, ciò porterebbe l’impronta su valori negativi, rendendo Casa Sartori “carbon negative“.
