La multiutility Plures ha presentato ricorso al Tar della Toscana per l’annullamento della delibera 16/2026 dell’Ato rifiuti Toscana Centro, che contiene la proposta tariffaria 2026-2029 per gli ambiti dell’Autorità. La delibera, approvata il 23 luglio dall’assemblea con 43 voti favorevoli, 13 contrari e due astenuti, aveva aperto la strada a un aumento delle tariffe sui rifiuti in ragione dell’aumento dei costi del servizio. Plures contesta però il metodo con cui l’Ato avrebbe determinato la tariffa, chiedendone l’annullamento e la rideterminazione secondo le regole nazionali, e si riserva di chiedere il risarcimento dei danni.
Il ricorso di Plures non riguarda dunque soltanto una disputa contabile fra gestore e autorità d’ambito: può incidere sui tempi e sui contenuti della tariffa che i cittadini pagheranno nei prossimi anni. Se il Tar accogliesse le richieste di Plures, la delibera potrebbe essere annullata e la tariffa rideterminata. In assenza di una decisione, restano in vigore gli atti approvati dall’Ato. Il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, vicepresidente dell’Ato Toscana Centro – e azionista di Plures, con il Comune -, commenta l’iniziativa come “la naturale e purtroppo prevedibile conseguenza di un cortocircuito istituzionale e relazionale”.
Cosa contesta Plures: 65,6 milioni in ballo
Al centro della controversia c’è il Piano degli investimenti 2026-2029. A giudizio di Plures, l’Ato lo avrebbe “espunto integralmente” dal piano economico finanziario di ambito, assumendo investimenti pari a zero e vanificando così la verifica dell’equilibrio economico-finanziario del servizio. Secondo il ricorso, l’Ato avrebbe escluso dalla tariffa costi per 40,7 milioni di euro di Opex, 24,6 milioni di Capex e 0,3 milioni di componenti previsionali. Una perizia di Ref Srl citata da Plures stimerebbe un rischio di impairment, cioè di svalutazione, per circa 132 milioni di euro e minori entrate tariffarie fino al 2037 per 198,1 milioni. La multiutility ritiene dunque che l’Ato abbia violato il metodo tariffario rifiuti Mtr-3 di Arera e gli articoli 24 e 26 del D.lgs. 201/2022.
L’Autorità avrebbe infatti riconosciuto la rilevanza degli investimenti per il Piano economico-finanziario, ma ne avrebbe rimandato la predisposizione a un procedimento successivo: una scelta che Plures definisce contraddittoria. La multiutility contesta inoltre un requisito che ritiene non previsto dalla regolazione: subordinare il riconoscimento tariffario degli investimenti alla loro preventiva inclusione nel piano autorizzato. Secondo la società, per il riconoscimento bastano pertinenza, efficienza e certezza contabile. Il Mtr-3, ricorda Plures, prevede che la determinazione delle entrate tariffarie avvenga sulla base di dati certi, verificabili e desumibili da fonti contabili obbligatorie. Il ricorso segnala anche il mancato aggiornamento del Piano d’Ambito, il trattamento differenziato dell’inflazione fra costi operativi e costi di capitale, una presunta lesione delle garanzie partecipative.
Plures si dichiara disponibile al confronto istituzionale
In una nota, Plures afferma di aver prima chiesto all’Ato di riesaminare le decisioni in autotutela e di essere poi ricorsa al Tar. Per la società la controversia ha “una rilevanza economica significativa”, ma riguarda soprattutto un principio: garantire che il servizio pubblico dei rifiuti possa contare su regole certe, capaci di assicurare la sostenibilità della gestione e degli investimenti necessari al miglioramento dei servizi e alla tutela dell’ambiente. La società dichiara disponibilità al confronto istituzionale.
Biffoni ha evidenziato che già a luglio aveva espresso le perplessità del Comune di Prato con l’astensione in Consiglio direttivo. In assemblea, però, il Comune avrebbe votato a favore della proposta “per senso istituzionale e per evitare di bloccare un percorso fondamentale per il territorio”, ha detto. “Quando i soggetti coinvolti smettono di confrontarsi, i risultati sono i ricorsi nei tribunali“, ha aggiunto, invitando gestore ed ente d’ambito ad ascoltare i sindaci e a riprendere il confronto, senza “preclusioni o rigidità precostituite”, perché il contenzioso giudiziario è “la soluzione peggiore per la pianificazione dei servizi pubblici”.
