Gian Luca Trequattrini, vicedirettore generale della Banca d'Italia
La Toscana produce innovazione, ricerca e startup, ma fatica ancora a trasformare questo patrimonio in maggiore produttività e crescita economica. È questo il filo conduttore emerso dal confronto “Crescita, produttività e innovazione in Toscana”, promosso dalla sede fiorentina della Banca d’Italia, che lunedì 8 giugno ha riunito rappresentanti del mondo delle imprese, dell’università e dell’ecosistema dell’innovazione per discutere le leve necessarie a rafforzare la competitività regionale.
Un tema particolarmente rilevante alla luce delle evidenze contenute nel rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia toscana, che sottolinea un divario ancora significativo rispetto alle regioni più dinamiche del Nord sul fronte della produttività e della presenza di attività ad alta intensità tecnologica.
Nel dibattito, moderato da Giuseppe Albanese – capo della divisione analisi e ricerca economica territoriale della sede di Firenze di Banca d’Italia, si è messa in evidenza la sfida del trasferimento tecnologico per accelerare la crescita. «L’AI cambia tutto», ha detto Fabrizio Bernini, presidente di Zucchetti Centro Sistemi e nominato da pochi giorni presidente di Confindustria Toscana, sostenendo che il suo impatto potrebbe essere «15 volte superiore a quello di Internet». Una trasformazione che, secondo Bernini, le imprese non possono permettersi di ignorare in un contesto internazionale caratterizzato da una competizione sempre più aggressiva. «Siamo dentro una guerra economica», ha osservato, richiamando la pressione esercitata dalla concorrenza cinese su numerosi comparti manifatturieri europei.
La leva dell’innovazione per la crescita
Nelle conclusioni del confronto, il vice direttore generale della Banca d’Italia Gian Luca Trequattrini ha ricordato come il potenziale dell’intelligenza artificiale non dipenda soltanto dalla disponibilità della tecnologia, ma soprattutto dalla capacità di imprese e organizzazioni di ripensare processi, competenze e modelli operativi. In uno scenario di adozione diffusa, ha sottolineato, i guadagni di produttività potrebbero risultare significativi e contribuire a sostenere la crescita economica anche in presenza di una popolazione attiva in diminuzione.
Tante idee, che però non vengono sviluppate
Accanto al tema dell’adozione tecnologica, è emersa con forza la questione del trasferimento dell’innovazione verso il sistema produttivo. Andrea Di Benedetto, presidente del Polo Tecnologico di Navacchio, ha richiamato la necessità di costruire connessioni più solide tra startup e imprese manifatturiere. «Abbiamo un vivaio ma regaliamo i cartellini», ha osservato, sintetizzando il rischio che competenze, idee e nuove imprese generate sul territorio non riescano a tradursi in crescita economica locale.
Secondo Di Benedetto, le startup hanno bisogno di poter sperimentare direttamente nelle aziende i propri prodotti e servizi, mentre il sistema produttivo può trovare nell’innovazione digitale uno strumento per accelerare la competitività del Made in Tuscany. Un processo che richiede però investimenti e disponibilità di capitale. «L’innovazione si fa con i capitali», ha ricordato, indicando come priorità il collegamento tra innovatori e imprese.
Sul tema si è soffermata anche Annalisa Caloffi, docente di Economia applicata dell’Università di Firenze, che ha evidenziato l’importanza degli intermediari dell’innovazione nel favorire il trasferimento tecnologico e la collaborazione tra ricerca e sistema produttivo.
Dal confronto – che si è concluso con un riconoscimento a Cosimo Ceccuti, consegnato dal direttore della sede di Firenze Vito Barone, per la sua lunga presenza nel Consiglio di reggenza della Banca d’Italia – è emersa così una visione condivisa: la Toscana dispone di competenze, ricerca, capacità imprenditoriale e filiere manifatturiere di eccellenza. La sfida è trasformare questi asset in un motore più potente di produttività, favorendo la diffusione dell’innovazione nelle imprese, la crescita delle startup e l’incontro tra capitale, tecnologia e manifattura. Una partita che appare decisiva per ridurre il divario con le regioni italiane più avanzate e rafforzare la competitività del sistema economico regionale. (cm)