La Toscana non ha giganti agroalimentari certificati Dop e Igp del calibro del Parmigiano Reggiano o del Prosciutto di Parma, ma può vantare 32 prodotti food di nicchia che vanno dal Farro della Garfagnana al Pane toscano, dal Marrone del Mugello alla Mortadella di Prato, dalla Farina di castagne della Lunigiana al Prosciutto toscano, dall’olio Seggiano ai Cantuccini toscani fino all’olio extravergine Toscano. Tutti insieme, questi 32 prodotti fatturano (alla produzione) 187 milioni di euro di cui 91 all’export, secondo le stime di Ismea presentate a Firenze in occasione dell’evento BuyFood 2026. Quasi la metà delle esportazioni (46%) sono rappresentate dall’olio, seguito da salumi e biscotti.
La Toscana ha portato l’estero ‘in casa’
Ma il valore di questi 32 prodotti a indicazione geografica – realizzati da più di 11mila operatori – va oltre quello puramente economico, per abbracciare l’immagine e l’appeal del territorio: i quasi otto milioni di turisti stranieri che nel 2025 hanno visitato la Toscana, soggiornato negli agriturismi, frequentato cantine e mangiato al ristorante, rappresentano un veicolo insuperabile di diffusione dei prodotti regionali nel mondo, anche se questi prodotti hanno un limite produttivo perché provenienti da piccoli territori. “Più che portare i prodotti toscani all’estero, si è portato l’estero in Toscana”, sintetizza Fabio del Bravo di Ismea. Sono proprio le piccole dimensioni – spiega il ricercatore Ismea – che impediscono al fatturato del food toscano certificato di crescere, soggetto com’è alla pressione dei cambiamenti climatici, distributivi, normativi.
I prodotti certificati spuntano prezzi più alti
Il vantaggio competitivo del food certificato made in Tuscany resta la qualità, che si porta dietro un prezzo più alto, in particolare nei valori medi all’esportazione. “L’export resta strategico – afferma Ismea – ma in epoca di incertezza la diversificazione dei mercati è sempre più importante“. Il problema è che oggi i “veri” mercati di sbocco del food certificato toscano sono solo gli Usa (vale 34 milioni di euro) e la Germania (31 milioni). A grandissima distanza arrivano Regno Unito (6 milioni), Canada (4 milioni), Francia (3 milioni) e Olanda (2 milioni): da qui l’esigenza di incrementare e diversificare i mercati.
Le indicazioni geografiche sono un presidio nelle aree interne
Le indicazioni geografiche risultano importanti – secondo una analisi presentata dall’Irpet – in particolare nelle aree interne e montane, dove rappresentano “un presidio economico e identitario fondamentale per contrastare lo spopolamento e l’abbandono del territorio”. Un esempio è quello del Marrone del Mugello: “L’Igp è stata l’ancora di salvezza – ha spiegato il sindaco di San Godenzo, Emanuele Piani – perché grazie alla certificazione siamo riusciti a riqualificare il settore, aumentando i prezzi all’ingrosso e conservando l’attività di 120 castanicoltori”.
BuyFood ha portato a Firenze 45 compratori internazionali
Il food toscano certificato e tracciato (Dop, Igp, biologico, Agriqualità, Pat-Prodotti agroalimentari tradizionali, Prodotto di montagna, birre agricole) è stato al centro dell’ottava edizione di BuyFood 2026, l’evento che ha fatto incontrare, al Palazzo degli Affari di Firenze, 58 produttori toscani (che hanno risposto a un bando regionale) con 45 compratori internazionali provenienti da 20 Paesi. L’evento è promosso dalla Regione Toscana con la Camera di commercio di Firenze. L’obiettivo è costruire nuovi canali di sbocco per i prodotti toscani.
