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26 agosto 2026

Mps, Intesa va alla guerra: esposto alla Consob sulla doppia Ops

Chiesto all’Authority di verificare il rispetto della passivity rule nelle offerte su Banco Bpm e Banca Generali. Lovaglio difende sul Financial Times il progetto del Monte e contrattacca.

Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo

Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo

La battaglia per il controllo di Mps si sposta davanti alla Consob. Intesa Sanpaolo ha presentato all’autorità di vigilanza un esposto sulle operazioni annunciate dal Monte dei Paschi dopo il lancio dell’Opas sull’istituto senese, chiedendo in particolare di verificare il rispetto della passivity rule, la disciplina che limita le iniziative difensive di una società mentre è oggetto di un’offerta pubblica.

Nel mirino ci sono le due Ops lanciate la scorsa settimana da Mps su Banco Bpm e Banca Generali, operazioni interamente in azioni per un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro. Secondo quanto riferito da Reuters, l’iniziativa di Intesa punta a chiarire se le mosse decise dal consiglio di amministrazione di Siena siano compatibili con le regole che disciplinano il comportamento di una società target durante un’offerta.

È il nuovo fronte dello scontro tra Intesa e Mps. E arriva proprio nel giorno in cui Luigi Lovaglio ha scelto il Financial Times per difendere pubblicamente il progetto industriale del Monte e respingere la rappresentazione delle due Ops come una gigantesca e rischiosa manovra difensiva.

Lovaglio: «Non è un’integrazione a quattro»

La lettera dell’amministratore delegato di Mps risponde direttamente a una Lex Column del quotidiano britannico che aveva giudicato estremamente complesso il progetto senese, osservando che Mps si troverebbe sostanzialmente alle prese con l’integrazione di quattro gruppi: Mps, Mediobanca, Banco Bpm e Banca Generali.

Lovaglio contesta questa impostazione. L’aggregazione con Mediobanca, sostiene, è già in corso e il relativo processo di integrazione è già incorporato nel piano industriale del Monte. Trattarla come una nuova operazione significa quindi, secondo il banchiere, sovrastimare sia il lavoro ancora da compiere sia il rischio di esecuzione.

Anche Banco Bpm e Banca Generali, nella ricostruzione dell’ad, non possono essere considerate come due operazioni equivalenti. La prima sarebbe una tradizionale aggregazione tra banche commerciali con attività complementari e una precisa logica industriale. Banca Generali rappresenterebbe invece un’operazione strategica nel wealth management, con un modello operativo e una clientela differenti.

Da qui la tesi centrale della lettera: il progetto non nasce semplicemente per impedire l’acquisizione di Mps da parte di Intesa. Lovaglio lo presenta come una strategia di crescita destinata a creare un grande gruppo finanziario italiano diversificato, presente nel commercial banking, nel corporate e investment banking, nel private banking e nella gestione patrimoniale, con un modello paragonabile a quello dei maggiori gruppi europei.

L’attacco all’offerta di Intesa

Ma Lovaglio non si limita a difendersi. Sposta l’attenzione sull’offerta concorrente e contesta al Financial Times di non avere applicato gli stessi criteri di valutazione all’operazione proposta da Intesa Sanpaolo.

Secondo il numero uno del Monte, anche l’Opas di Intesa presenta rischi di integrazione, regolamentari e antitrust, oltre alla necessità di possibili cessioni. Tra le conseguenze indicate da Lovaglio ci sono anche lo «smantellamento» di Mps e una riduzione della concorrenza nel sistema finanziario italiano.

La conclusione è che entrambe le alternative presentano elementi di complessità e devono essere giudicate con lo stesso metro. La soluzione proposta da Siena, sostiene Lovaglio, punta invece a mantenere un mercato bancario caratterizzato da una concorrenza effettiva, continuando contemporaneamente a remunerare gli azionisti e a sostenere famiglie, imprese e territori.

Ora la partita passa anche dalla Consob

È proprio su questa rappresentazione delle due Ops che si apre adesso il confronto regolamentare. Intesa considera infatti le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali iniziative adottate dopo il lancio della propria offerta e chiede alla Consob di verificarne la compatibilità con la passivity rule.

Il tema non è secondario. Le regole sulle offerte pubbliche limitano infatti la possibilità per gli amministratori della società target di assumere iniziative capaci di ostacolare un’offerta senza il necessario passaggio assembleare.

Lo stesso progetto di Mps dovrà comunque essere sottoposto agli azionisti. Ma l’intervento di Intesa aggiunge un nuovo livello alla battaglia: oltre alla convenienza economica delle offerte, alle reazioni degli azionisti e alle valutazioni industriali, entra formalmente in campo anche la questione della legittimità delle contromosse adottate da Siena durante l’Opas. (redcm)

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