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24 agosto 2026

Mps, la Toscana chiede a Giorgetti il “golden power” contro lo smembramento della banca

“Lo Stato mantenga la sua quota nel capitale”. A Siena timori per lo spostamento di una parte della direzione generale a Modena (se passa la proposta di Intesa)

Il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti

Il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti

La Toscana chiede al Governo di intervenire nella partita su Monte dei Paschi di Siena. Domani martedì 25 agosto il presidente della Regione Eugenio Giani, la sindaca di Siena Nicoletta Fabio e la presidente della Provincia Agnese Carletti incontreranno a Roma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per chiedere di valutare l’esercizio della Golden Power – il potere del Governo di intervenire, imponendo condizioni o in casi estremi bloccando operazioni societarie che coinvolgono asset considerati strategici per il Paese – contro il rischio di smembramento della banca nell’ambito dell’Opas di Intesa Sanpaolo.

È il primo dei tre punti forti che la delegazione porterà al ministro. Il secondo riguarda la partecipazione pubblica: la richiesta al Governo di non accelerare l’uscita dal capitale e di far pesare il 4,8% ancora detenuto dal Tesoro, come annunciato dal presidente della Regione Eugenio Giani nell’intervista a T24. C’è poi un timore che sta prendendo corpo a Siena: che nello scenario di spartizione di Mps tra Intesa e Bper una parte delle funzioni direzionali oggi concentrate a Rocca Salimbeni possa essere trasferita a Modena.

L’incontro, inizialmente previsto per il 20 agosto e poi rinviato per la concomitanza con il cda della banca, arriva dopo settimane di crescente mobilitazione delle istituzioni senesi e toscane.

La richiesta di usare il Golden Power

La posizione delle istituzioni è già stata messa nero su bianco nei documenti trasmessi al ministero dell’Economia. Regione, Comune e Provincia chiedono esplicitamente all’Esecutivo «di valutare l’attivazione di tutti gli strumenti normativi e di salvaguardia istituzionale preposti, a partire dall’eventuale esercizio del Golden Power», affinché Rocca Salimbeni non venga ridotta a una preda finanziaria o smembrata e possa mantenere un ruolo autonomo nel sistema bancario nazionale.

La richiesta è giuridicamente possibile anche se in campo non ci sono acquirenti stranieri. Il Golden Power si applica infatti anche al settore bancario e non è limitata alle acquisizioni da parte di soggetti esteri. Dopo le modifiche entrate in vigore nel gennaio 2026, tra gli interessi tutelabili rientra espressamente anche la sicurezza economica e finanziaria nazionale. Nel settore bancario, tuttavia, l’esercizio dei poteri speciali deve coordinarsi con le competenze delle autorità europee e interviene in via residuale rispetto alla regolamentazione di settore.

Il Golden Power, inoltre, non significa necessariamente bloccare l’Opas: il Governo può anche imporre prescrizioni e condizioni a tutela degli interessi strategici ritenuti coinvolti. È proprio sul possibile utilizzo dello strumento contro lo smembramento della banca che domani gli enti locali chiederanno una valutazione a Giorgetti. Il precedente più vicino è quello dell’Ops UniCredit-Banco Bpm, sulla quale il Governo aveva esercitato i poteri speciali imponendo prescrizioni, vicenda che ha poi determinato un contenzioso e una revisione della normativa.

Il Tesoro non venda l’ultimo 4,8%

Il secondo punto riguarda direttamente il ruolo dello Stato. Il Tesoro è ancora azionista di Mps con una partecipazione residua del 4,8% e le istituzioni locali intendono chiedere al Governo di far pesare questa quota prima di compiere qualsiasi ulteriore passo nel processo di uscita dal capitale. Una posizione che si starebbe rafforzando dopo la presentazione da parte dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio delle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, con le quali Mps ha reagito all’Opas lanciata da Intesa.

A Giorgetti, fanno sapere le istituzioni senesi, «non porteremo al Tesoro semplici auspici, ma una vera e propria piattaforma».

Il timore di un pezzo della direzione a Modena

Il terzo fronte riguarda le conseguenze concrete che un eventuale smembramento potrebbe avere su Siena. Tra istituzioni e sindacati cresce il timore che le operazioni di integrazione bancaria possano provocare uno sfilacciamento della rete, un ridimensionamento degli organici e soprattutto uno svuotamento delle funzioni centrali di Rocca Salimbeni.

A preoccupare le istituzioni senesi e la Regione è anche anche l’ipotesi di un trasferimento a Modena delle funzioni direzionali relative alla parte di Mps che, nello scenario di spartizione successivo all’Opas, potrebbe essere rilevata da Bper. Si tratta di un’ipotesi e di un timore espresso sul territorio, non di una decisione annunciata da Bper.

Le istituzioni hanno individuato quattro condizioni considerate «imprescindibili»: tutela dell’occupazione diretta e dell’indotto; salvaguardia dell’autonomia direzionale, mantenendo a Siena la direzione e il marchio Monte dei Paschi di Siena; garanzia del flusso di credito alle Pmi e alle famiglie del territorio; tutela del patrimonio artistico e archivistico della banca. Nei documenti viene richiamata in particolare «la necessità inderogabile di tutelare il valore industriale, strategico e occupazionale della banca più antica del mondo». (em)

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