Michele Capitani e Nicoletta Fabio, vice sindaco e sindaca di Siena, Agnese Carletti, presidente della Provincia di Siena ed Eugenio Giani presidente della Regione, a Roma per incontrare Giorgetti
Banco Bpm è freddo sull’Ops lanciata da Monte dei Paschi di Siena, mentre da Roma arriva una prima sponda alla battaglia per mantenere integra la banca senese: il Tesoro non venderà, almeno in questa fase, il 4,8% che ancora possiede di Mps. Sono le due notizie emerse martedì 25 agosto, giornata chiave nella partita aperta dall’Opas di Intesa Sanpaolo e dalla controffensiva messa in campo da Luigi Lovaglio.
A Milano il consiglio di amministrazione di Banco Bpm non ha espresso un giudizio definitivo sull’offerta da 25,3 miliardi, ma ha messo nero su bianco tre rilievi: l’Ops non è stata concordata né sollecitata da Piazza Meda, rappresenta un’acquisizione e non la fusione ipotizzata nei colloqui precedenti e, soprattutto, «non presenta un premio per gli azionisti di Banco Bpm».
A Roma, quasi contemporaneamente, il presidente della Regione Eugenio Giani, la sindaca di Siena Nicoletta Fabio e la presidente della Provincia Agnese Carletti hanno incontrato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ricevendo rassicurazioni sul fatto che «in questa fase» il 4,8% di Mps ancora in mano allo Stato non sarà ceduto. Una fonte del Tesoro ha confermato a Reuters che la vendita della partecipazione non avverrà prima che sia definita l’attuale partita sul futuro della banca.
Banco Bpm: «Un’acquisizione, non una fusione»
Nel comunicato diffuso al termine del cda, Banco Bpm sottolinea anzitutto che l’offerta è stata promossa da Mps «senza essere stata previamente concordata con Banco Bpm né da quest’ultima sollecitata». Piazza Meda marca poi la differenza rispetto alla proposta avanzata a Mps il 7 giugno. Quella ipotizzava una fusione tra i due istituti; l’operazione lanciata adesso da Lovaglio è invece «strutturalmente diversa» perché «si configura come un’acquisizione, non una fusione tra le due banche».
Infine il nodo economico: l’offerta «non presenta un premio per gli azionisti di Banco BPM». Mps propone 1,567 proprie azioni per ogni titolo Banco Bpm, per una valorizzazione indicativa di 16,729 euro per azione e un controvalore complessivo di circa 25,3 miliardi.
Il cda, tuttavia, non boccia l’Ops. Banco Bpm precisa che effettuerà le valutazioni di propria competenza e comunicherà successivamente le proprie determinazioni secondo quanto previsto dalla normativa.
Dunque una presa di distanza dall’impostazione dell’operazione, non ancora il giudizio formale definitivo sull’offerta. La delibera, come aveva anticipato all’uscita dal cda il consigliere Domenico Siniscalco, è stata approvata all’unanimità. Un elemento significativo anche considerando che Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%, aveva manifestato forti perplessità sull’aggregazione con Siena.
Giorgetti: il 4,8% per ora resta allo Stato
Nelle stesse ore a Roma le istituzioni toscane hanno chiesto al Governo di intervenire per salvaguardare l’integrità di Mps. «L’interesse generale sull’integrità del Monte dei Paschi di Siena non è una questione meramente senese o toscana, ma un fatto di rilevanza nazionale», hanno affermato congiuntamente Giani, Fabio e Carletti, riferendo di aver ottenuto su questo punto «la condivisione del ministro Giorgetti». Gli elementi da tutelare sono quattro: rete, marchio, direzione e occupazione.
Il risultato più concreto riguarda la partecipazione pubblica. Le istituzioni hanno chiesto di mantenere nel capitale il 4,8% ancora detenuto dal Tesoro, ricevendo rassicurazioni sul fatto che «in questa fase la quota non sarà ceduta». Non è un impegno dello Stato a rimanere indefinitamente azionista di Mps, ma significa che il Tesoro non completerà per ora l’uscita dal capitale mentre è in corso la battaglia sul futuro della banca. Reuters riferisce inoltre, citando una fonte del Tesoro, che era stata valutata una cessione della quota attraverso un “accelerated bookbuilding” – una procedura con cui un grande azionista vende rapidamente sul mercato un pacchetto di azioni, collocandolo presso investitori istituzionali – ora congelata.
Golden Power, richiesta per gli scenari futuri
Nel confronto è entrata anche il Golden Power, il potere con cui lo Stato può bloccare o condizionare un’operazione che contrasta con gli interessi del Paese. Regione, Comune e Provincia hanno chiesto al Governo di valutare tutti gli strumenti disponibili per tutelare la banca, compresi i poteri speciali, riconoscendo però che «potrebbero non trovare applicazione immediata».
La richiesta è dunque di tenere aperta questa possibilità in funzione degli sviluppi futuri. Le tre istituzioni convocheranno i parlamentari eletti in Toscana per coordinare un’azione a tutela dell’autonomia e dell’integrità di Mps. (redcm) notizia in aggiornamento
