Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna, ad di Mps e di Banco Bpm
Martedì 25 agosto sarà una giornata chiave per la battaglia sul futuro di Monte dei Paschi di Siena. A Roma si giocherà la partita politica e istituzionale, con Regione Toscana, Comune e Provincia di Siena ricevuti dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Quasi contemporaneamente, a Milano, si riunirà il consiglio di amministrazione straordinario di Banco Bpm per esaminare l’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps.
Due tavoli diversi, ma strettamente collegati. A Roma le istituzioni toscane chiederanno al Governo di intervenire contro il rischio di smembramento di Mps; a Milano comincerà a prendere forma una delle alternative costruite dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio all’Opas di Intesa Sanpaolo.
Il cda di Banco Bpm parte, peraltro, da una posizione tutt’altro che favorevole all’aggregazione. Soltanto poche settimane fa Piazza Meda aveva interrotto all’unanimità le consultazioni con Mps e il 5 agosto l’ad Giuseppe Castagna aveva considerato archiviato il dossier, giudicando invece industrialmente «molto solida» una possibile combinazione con Crédit Agricole Italia. L’Ops lanciata direttamente da Lovaglio ha rimesso la questione sul tavolo.
Banco Bpm, il primo esame dell’offerta
L’offerta di Mps prevede 1,567 azioni di nuova emissione per ogni titolo Banco Bpm, per una valorizzazione indicativa di 16,729 euro ad azione e un controvalore complessivo di 25,3 miliardi di euro. Ai prezzi precedenti all’annuncio non incorpora un premio per gli azionisti di Piazza Meda.
Dal consiglio di amministrazione di martedì non è atteso necessariamente un sì o un no. Secondo le indiscrezioni raccolte da Adnkronos, il board potrebbe piuttosto conferire a Castagna il mandato per approfondire l’operazione, esaminandone più nel dettaglio condizioni e convenienza. Gran parte dei consiglieri dovrebbe partecipare alla riunione da remoto.
Se questo orientamento venisse confermato, rappresenterebbe comunque un primo elemento significativo: Banco Bpm riaprirebbe formalmente l’esame di un dossier che aveva dichiarato chiuso soltanto all’inizio di agosto.
Il nodo Crédit Agricole
L’incognita principale resta Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con oltre il 29% del capitale. Il gruppo francese aveva inizialmente aperto alla possibilità di un’aggregazione con Mps, per poi esprimere la propria contrarietà e indicare come preferibile una combinazione fra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia. Secondo le indiscrezioni raccolte alla vigilia del cda, non è tuttavia escluso che i consiglieri riconducibili ai francesi possano astenersi in questa prima fase, senza impedire l’approfondimento dell’offerta. Eventuali veti potrebbero quindi emergere successivamente.
«Non vedo motivi per aderire all’offerta», osserva all’Adnkronos l’economista ed ex presidente delle Ferrovie dello Stato Marcello Messori. «I francesi – spiega – hanno un controllo di fatto di Banco Bpm, hanno Crédit Agricole Italia e potenzialmente potrebbero combinare le attività delle due banche raggiungendo una dimensione ragguardevole per il mercato nazionale e con un respiro europeo perché alla casa madre».
Nell’aggregazione disegnata da Lovaglio, invece, Crédit Agricole diventerebbe azionista di minoranza del nuovo gruppo. In caso di successo di entrambe le offerte lanciate da Mps, la partecipazione dei francesi si attesterebbe intorno all’11%.
A Roma la Toscana chiede il Golden Power
Mentre a Milano si discuterà dell’offerta su Banco Bpm, a Roma arriverà la delegazione composta dal presidente della Regione Eugenio Giani, dalla sindaca di Siena Nicoletta Fabio e dalla presidente della Provincia Agnese Carletti. L’incontro con Giorgetti, inizialmente previsto per il 20 agosto e poi rinviato, è fissato per il pomeriggio.
La prima richiesta è già contenuta nei documenti inviati al Mef: gli enti chiedono al Governo «di valutare l’attivazione di tutti gli strumenti normativi e di salvaguardia istituzionale preposti, a partire dall’eventuale esercizio del Golden Power», per evitare lo smembramento di Mps. Il Golden Power è il potere del Governo di imporre condizioni o, nei casi estremi previsti dalla legge, bloccare operazioni che coinvolgono asset considerati strategici.
Ma c’è un secondo punto sul quale Giani è stato ancora più esplicito: lo Stato non venda il 4,8% che ancora possiede di Mps. «Chiederemo con forza che quel 5% rimanga allo Stato perché è in grado poi, nei processi che avverranno, di orientare verso i nostri obiettivi che sono i lavoratori del Monte dei Paschi e contemporaneamente la presenza e la forza» della banca in Toscana, ha detto il presidente della Regione alla vigilia dell’incontro.
L’obiettivo è mantenere Mps «integro», evitando quello “spezzatino” che le istituzioni senesi temono possa derivare dall’operazione Intesa. Nei documenti consegnati al Governo vengono indicati come punti irrinunciabili la tutela dell’occupazione, il mantenimento a Siena della sede e delle funzioni direzionali, la continuità del credito al territorio e la salvaguardia del patrimonio storico e archivistico della banca.
Due tavoli per la stessa partita
Oggi 25 agosto la giornata si aprirà dunque su due fronti contemporaneamente. A Milano Banco Bpm dovrà decidere se aprire davvero l’esame industriale dell’offerta di Lovaglio, con Crédit Agricole nel ruolo di ago della bilancia. A Roma le istituzioni toscane cercheranno invece di capire fino a che punto il Governo sia disposto a utilizzare gli strumenti a sua disposizione per impedire lo smembramento di Mps. Non è detto che arriveranno già risposte ultimative, ma sarà la prima giornata in cui la controffensiva di Lovaglio e la mobilitazione istituzionale della Toscana dovranno misurarsi con interlocutori decisivi. (em)
