Mps incassa la prima apertura nella complessa partita avviata con la doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Il consiglio di amministrazione di Generali, riunito giovedì 27 agosto, ha confermato la disponibilità del gruppo a valutare la proposta del Monte – cioè l’acquisto della controllata Banca Generali – e ha avviato l’esame approfondito delle sue implicazioni industriali, economiche e commerciali.
Generali precisa che l’offerta non è stata «sollecitata né preventivamente concordata», ma il giudizio preliminare contiene un passaggio significativo. Secondo la società di assicurazioni, la proposta di Mps prospetta «una più ampia collaborazione industriale» che potrebbe sviluppare «nuove opportunità di crescita» in aree strategiche per entrambi i gruppi.
Non è ancora un via libera, dunque, ma quasi. Generali possiede il 50,17% di Banca Generali: una quota decisiva per un’offerta alla quale Mps ha posto come condizione il raggiungimento di almeno il 50% più un’azione.
La differenza con Banco Bpm
La reazione del Leone si distingue nettamente da quella arrivata da Banco Bpm sull’altra gamba del progetto Mps. Bpm ha infatti sottolineato che l’offerta non è stata concordata, l’ha qualificata come un’acquisizione e ha evidenziato l’assenza di un premio per i propri azionisti, rinviando la valutazione definitiva. Un giudizio molto freddo apparsi agli analisti come una bocciatura.
Generali, pur ricordando a sua volta che l’operazione non è stata preventivamente concordata, individua invece già nella proposta possibili opportunità industriali e di crescita. Il cda ha quindi deciso di proseguire nell’analisi dell’operazione prima di assumere una posizione definitiva.
A che punto siamo
La partita bancaria si è aperta con l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Il Monte ha reagito annunciando due offerte interamente in azioni su Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro, costruendo così un progetto alternativo che punta alla nascita di un grande gruppo italiano diversificato nel commercial banking, nell’investment banking e nella gestione del risparmio.
Intesa ha nel frattempo portato la questione davanti alla Consob, chiedendo di verificare se le due operazioni rispettino la passivity rule, cioè le norme che limitano le iniziative difensive adottate da una società mentre è oggetto di un’offerta pubblica. Sul fronte Banco Bpm resta inoltre decisiva la posizione di Crédit Agricole, primo azionista della banca con una quota vicina al 30%, che finora non ha manifestato aperture al progetto Mps.
In questo quadro la posizione di Generali rappresenta il primo segnale favorevole incassato da Luigi Lovaglio dopo l’annuncio della doppia Ops. Non equivale a un sì, ma consente al Monte di mantenere concretamente aperta almeno una delle due operazioni sulle quali ha costruito la propria risposta all’offerta di Intesa.
Perché Generali può essere interessata all’operazione
Dietro l’apertura del Leone c’è anche una precisa prospettiva industriale. Mps ha attualmente una joint venture nella bancassicurazione con Axa, ma l’accordo con il gruppo francese scadrà nell’ottobre 2027. Generali potrebbe quindi candidarsi a sostituirlo, ottenendo l’accesso alla rete distributiva del Monte e, in prospettiva, a quella molto più ampia del gruppo che nascerebbe dall’eventuale aggregazione con Banco Bpm.
Non è un’ipotesi nuova. Già nei mesi scorsi l’amministratore delegato di Generali Philippe Donnet aveva indicato il Leone come possibile candidato a subentrare ad Axa alla scadenza dell’accordo. È dunque soprattutto nella bancassicurazione che acquistano significato le «nuove opportunità di crescita in aree di business strategicamente rilevanti» citate adesso dal cda Generali.
C’è poi l’altra faccia della partita. L’alternativa al progetto Lovaglio è l’Opas di Intesa Sanpaolo, che è non soltanto la maggiore banca italiana ma anche uno dei principali operatori assicurativi del Paese e un concorrente diretto di Generali, in particolare nel ramo vita. Un successo di Intesa porterebbe inoltre il gruppo guidato da Carlo Messina a controllare indirettamente, attraverso Mps e Mediobanca, una partecipazione rilevante nel Leone, anche se Intesa ha chiarito di considerarla un investimento finanziario.
Per Generali, quindi, la valutazione dell’Ops su Banca Generali non riguarda soltanto il prezzo riconosciuto alla propria partecipazione del 50,17%. Sul tavolo c’è anche la possibilità di trasformare quella quota in una partecipazione nel nuovo gruppo Mps e, soprattutto, di costruire con Siena una partnership industriale di lungo periodo nella bancassicurazione. È questo uno dei motivi che spiegano perché, a differenza di Banco Bpm, il Leone abbia lasciato apertamente aperta la porta alla proposta di Lovaglio. (redcm)
