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04 ottobre 2026

Mps, Delfin abbandona Lovaglio e spiana la strada a Intesa (che promette investimenti a Siena)

Risiko bancario: la holding dei Del Vecchio, decisiva per la conferma dell’ad, porta il suo 17,6% dalla parte di Messina. Anche Caltagirone sarebbe pronto a scegliere la banca milanese.

Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei soci di Delfin

Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei soci di Delfin

Il socio che aveva contribuito in maniera decisiva a tenere Luigi Lovaglio alla guida di Mps adesso gli volta le spalle. Delfin ha scelto Intesa Sanpaolo e si è impegnata a consegnare all’Opas di Carlo Messina l’intera partecipazione del 17,6% detenuta nel Monte. È una svolta che va molto oltre il semplice successo raccolto da Intesa dopo il rilancio dell’offerta annunciato sabato 3 ottobre. Delfin era stata infatti determinante pochi mesi fa nella battaglia per la governance di Mps: il suo sostegno a sorpresa aveva contribuito alla conferma di Lovaglio, quando la permanenza dell’amministratore delegato alla guida della banca era tutt’altro che scontata. Adesso il principale azionista privato cambia sponda proprio nel momento decisivo della battaglia.

Delfin voterà in modo «coerente» con Intesa

L’impegno assunto dalla holding della famiglia Del Vecchio non riguarda soltanto il futuro conferimento delle azioni. Delfin parteciperà all’assemblea Mps del 29 ottobre tenendo comportamenti di voto «coerenti con le condizioni dell’Offerta». Tradotto sul piano sostanziale, significa che il 17,6% di Delfin non sosterrà le mosse con cui Lovaglio punta a contrastare l’Opas Intesa, a partire dalle due offerte su Banco Bpm e Banca Generali. Ed è proprio su quel voto che si gioca ormai il futuro del progetto autonomo del Monte.

Intesa rilancia e mette i soci davanti all’aut aut

La mossa di Delfin arriva appena ventiquattr’ore dopo il rilancio di Intesa. Venerdì 3 ottobre il cda straordinario della banca guidata da Carlo Messina ha aumentato da 1 a 1,25 euro per azione Mps la componente cash dell’Opas, lasciando invariato il concambio di 1,6 azioni Intesa per ogni titolo del Monte. La valorizzazione complessiva dell’offerta sale così a circa 31,4 miliardi di euro in caso di adesione totalitaria.

Ma Intesa ha fatto soprattutto un’altra cosa: ha trasformato l’assemblea del 29 ottobre in una scelta senza vie di mezzo. Se gli azionisti Mps approveranno anche una sola delle operazioni considerate incompatibili con l’offerta, comprese le Ops su Banco Bpm e Banca Generali, Intesa farà valere il mancato avveramento delle condizioni e l’Opas diventerà definitivamente inefficace. I soci devono quindi scegliere: Intesa oppure il piano Lovaglio.

Ora Caltagirone può rendere la strada quasi proibitiva

E dopo Delfin tutti gli occhi sono rivolti a Francesco Gaetano Caltagirone. Il suo gruppo è accreditato di circa il 13,5% di Mps e le indiscrezioni degli ultimi giorni lo indicano orientato a sua volta verso Intesa. La decisione non è ancora stata formalizzata, ma una presa di posizione è attesa a breve. Se Caltagirone confermasse questo orientamento, oltre il 31% del capitale Mps sarebbe schierato contro le operazioni sulle quali Lovaglio ha costruito la propria strategia difensiva.

E il problema è amplificato dall’aritmetica dell’assemblea: per superare la passivity rule e autorizzare le Ops serve il voto favorevole dei due terzi dei voti espressi. Il Tesoro, che conserva circa il 4,9%, ha già annunciato che non parteciperà all’assemblea. A quel punto per Lovaglio diventerebbe decisivo conquistare una parte molto consistente dei grandi fondi internazionali, a cominciare da BlackRock, che possiede poco meno del 5% e si è già espresso a favore dell’aumento di capitale di Intesa finalizzato al lancio dell’Opas, oltre a Norges Bank e Vanguard.

Il fronte che aveva sostenuto Lovaglio non c’è più

È questo il cambiamento più profondo avvenuto negli ultimi giorni. Lovaglio aveva costruito la propria permanenza alla guida del Monte anche grazie all’appoggio dei grandi soci privati. Ora Delfin è passata ufficialmente dall’altra parte e Caltagirone appare prossimo a prendere la stessa direzione. E mentre Intesa può già mettere sul tavolo il 17,6% di Delfin, al momento nessun grande azionista di Mps ha annunciato pubblicamente che voterà a favore delle Ops su Banco Bpm e Banca Generali.

Intesa prova a rassicurare Siena: “Non perderà centralità”

Nel doppio binario comunicativo adottato da Intesa Sanpaolo, alle prese di posizioni forti sull’offerta verso Mps da portare a compimento “whatever it takes“, come ha detto l’ad Carlo Messina citando la celebre frase di Mario Draghi, si affiancano dichiarazioni rassicuranti per il territorio senese generalmente ostile all’operazione. “L’annuncio dell’Opas – afferma Intesa – ha destato il timore di una perdita di centralità di Siena. Il timore è infondato, perché l’Opas e le operazioni che ne potranno conseguire, in un’ottica strategica di rafforzamento del sistema bancario italiano, non determinano alcun ridimensionamento di Mps: al contrario, pongono le basi per farne il fulcro di un polo bancario di riferimento, con dimensioni significativamente superiori a quelle attuali”.

Nella versione di Intesa, lo sdoppiamento con Unipol “non risponde a una logica di spezzatino o smembramento”, ma consiste in due percorsi industriali paralleli. Da un lato, il secondo gruppo bancario quotato nell’Eurozona, forte nelle attività a maggior valore aggiunto come il Wealth Management, il Corporate & Investment Banking, il Credito al Consumo. Le circa 625 filiali di Mps mantenute da Intesa rafforzerebbero il presidio in “aree oggi relativamente meno coperte” dalla piattaforma di servizi, competenze specialistiche e capacità di investimento di Ca’ de Sass, “con un connesso impegno a fare crescere l’erogazione del credito sui territori”. E un ricambio generazionale ottenuto con 6.800 uscite “esclusivamente volontarie”, accompagnate da altrettante nuove assunzioni.

Nuovi poli toscani per Intesa, marchio Mps per le filiali Bper

Non solo: Intesa Sanpaolo, a favore di Siena e della Toscana, promette la costituzione a Siena di un polo tecnologico specializzato nella gestione end-to-end di specifici applicativi di business, valorizzando l’ecosistema universitario locale e favorendo la creazione di nuova occupazione qualificata; la valutazione di una nuova direzione commerciale in Toscana, anche alla luce dell’ampliamento della presenza territoriale derivante dall’operazione; l’attribuzione a Siena di una sede secondaria di strutture centrali di Intesa Sanpaolo, con funzioni di governo ad elevato contenuto specialistico; infine, una crescita del credito sul territorio.

Dall’altro lato, Intesa conferma che la banca destinata a Unipol sarà contraddistinta dal marchio Mps, portando la dote senese di circa 635 filiali in un gruppo che, alla fine dell’operazione, contando anche le filiali apportate da Bper, avrebbe più di 2.600 sportelli a marchio Mps, contro i circa 1.260 di oggi: “Mps più che raddoppierebbe la propria rete”, commenta Intesa. A Siena, capofila della nuova banca post-fusione, resterebbero la sede centrale, come affermato dal presidente di Unipol Carlo Cimbri, e l’hub direzionale di tutte le attività per il Centro e il Sud Italia: ma proverrebbero da Siena anche “le strutture di governo e controllo e la maggior parte delle strutture centrali necessarie a operare come banca indipendente”. (cm-lt)

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