“In ogni lungo viaggio, arriva un momento in cui la rotta cambia, ma un cambio di percorso non significa perdere la direzione”. Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Mps, fotografa così, con spirito da filosofo e lupo di mare, il momento di Rocca Salimbeni fra i numeri positivi del terzo trimestre 2026 presentati alla comunità finanziaria, e la sagoma di Intesa Sanpaolo – soprattutto, della sua offerta di acquisto e scambio – che emerge sempre più definita dalla nebbia del risiko. “La nostra direzione rimane chiara – ha detto in call con gli analisti -, continueremo a ottenere risultati, continueremo a tutelare il valore e continueremo a gestire la prossima fase con rigore e senso di responsabilità”.
Il Monte dei Paschi di Siena ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 1,657 miliardi di euro, in crescita del 21,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, ritoccando al rialzo (da 3,6 a 3,7 miliardi) la previsione di utile ante imposte per l’intero esercizio. Il dato per il trimestre è di 543 milioni, superiore ai 533 milioni attesi dagli analisti e in aumento del 14,6% anno su anno. La previsione di utile ante imposte non comprende il possibile impatto della legge finanziaria per il 2027, ancora in valutazione. Sul fronte della remunerazione degli azionisti, la banca prevede la distribuzione di un dividendo di 0,86 euro per azione a valere sul bilancio 2026, la cui distribuzione dovrà però passare dal consiglio e dall’assemblea. E il percorso si incrocia con l’esito dell’Opas di Intesa, che potrebbe acquisire il controllo del consiglio e dell’assemblea di Mps.
Si muove l’Antitrust: prescrizioni limitate sull’Opas
In parallelo, il Monte prosegue le proprie attività di analisi sull’Opas, la cui valutazione sarà formulata dal consiglio di amministrazione sulla base del documento di offerta di Intesa e delle ulteriori informazioni disponibili. “Sulla base della tempistica comunicata da Intesa Sanpaolo, si prevede che tale attività sarà completata nel mese di novembre“, comunica Mps. Lovaglio, in call, ha ricordato che “la scorsa settimana i nostri azionisti si sono espressi” sul piano alternativo all’Opas di Intesa, bocciandolo. “Rispettiamo pienamente tale decisione – ha sottolineato – e proseguiamo il nostro cammino con lo stesso rigore e lo stesso senso di responsabilità che ci hanno sempre guidato”. E dunque, ha concluso, “la rotta può essere cambiata, ma la nostra bussola non è cambiata”.
Dall’Antitrust nessuno si aspetta un altolà perentorio di fronte ai progetti di Intesa Sanpaolo: nel parere finale dell’istruttoria svolta dall’Autorità sull’Opas già stato inviato alle parti interessate, secondo quanto anticipato da La Repubblica, le richieste consisterebbero in “correttivi comportamentali” affinché l’investimento in Generali, suo primo concorrente assicurativo, “resti puramente finanziario”, mentre sul piano degli sportelli il piano per la cessione a Unipol di 635 filiali potrebbe dover essere rimpolpato, afferma ancora il quotidiano, con qualche decina di unità in più. Secondo l’amministratore delegato di Bper Gianni Franco Papa, in caso di successo dell’Opas di Intesa Sanpaolo, la stessa Bper dovrebbe rilevare le filiali da Unipol “tra il primo e il secondo trimestre del 2028”.
Impieghi oltre 133 miliardi, raccolta a circa 300 miliardi
Nei nove mesi i ricavi salgono del 5,6% a 6,02 miliardi di euro, sostenuti dal margine di interesse, in aumento del 3% a 3,2 miliardi, e dalle commissioni, cresciute del 3,5% a 1,88 miliardi. I costi operativi restano stabili a 2,56 miliardi: il rapporto tra costi e ricavi scende di due punti percentuali, al 43%. Il risultato operativo lordo aumenta del 10,2% a 3,46 miliardi. Nel solo terzo trimestre raggiunge 1,16 miliardi, in crescita del 14,8%, ma in flessione del 3,1% rispetto al trimestre precedente. La banca attribuisce quest’ultimo andamento alla stagionalità di alcune componenti di ricavi, in parte compensata dalla crescita del margine di interesse (+4,4%). Dividendi e proventi da partecipazioni salgono del 15,8% a 529 milioni, principalmente per la maggiore contribuzione della partecipazione in Assicurazioni Generali. Il risultato del trading si porta a 355 milioni.
Gli impieghi superano i 133 miliardi di euro, con una crescita indicata del 6,8% sul 2025. Nei nove mesi la spinta arriva dai mutui, per 5,3 miliardi, e dal credito al consumo, per 8,1 miliardi. La raccolta totale si attesta a circa 300 miliardi, con una crescita della componente indiretta sostenuta da 18 miliardi di flussi lordi nel wealth management. Il costo del credito è di 38 punti base, contro i 40 di fine 2025, dopo rettifiche su crediti per 428 milioni, rispetto ai 423 milioni indicati per il 2025. Lo stock dei crediti deteriorati lordi resta stabile a 3,7 miliardi: il rapporto sul totale del portafoglio è del 2,4% e scende all’1,2% considerando i deteriorati netti, con una copertura del 51%. Il Cet1 ratio fully loaded si attesta al 16,4%, dal 16,3% di giugno, con un margine di capitale di 680 punti base.
“E’ la conferma della forza e della qualità della rete”
Tutti numeri che, ha sottolineato con orgoglio Lovaglio “confermano ulteriormente la forza e la qualità della nostra rete, nonché la nostra capacità di ottenere risultati in modo costante, anche in un periodo caratterizzato da importanti sviluppi strategici”, numeri che “riflettono anche la profonda conoscenza che il nostro management team ha della Banca, del suo franchise, del suo posizionamento commerciale e delle sue dinamiche peculiari, unita alla capacità di trasformare tale comprensione in valore sostenibile”. Durante la call con gli analisti Lovaglio ha rivendicato anche il valore dell’acquisizione di Mediobanca, a quasi un anno dall’operazione. “Mediobanca sta registrando utili e livelli di redditività da record, mentre l’integrazione tra le due attività sta procedendo in modo eccellente”, ha dichiarato.
