Si apre la settimana che porterà all’assemblea decisiva per il futuro del Monte dei Paschi di Siena: l’assise di giovedì 29 ottobre porrà al voto dei soci i punti del piano approntato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio – le offerte pubbliche di scambio su Banca Generali e Banco Bpm, e la fusione tra Banca Mps e Mediobanca – con l’ombra dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo. Mentre si allunga la lista degli azionisti che voteranno contro il piano, o almeno contro la parte delle due Ops.
Infatti Norges Bank, che detiene una partecipazione di circa il 3% di Banca Mps, ha annunciato che voterà contro le due offerte per Banca Generali e Banco Bpm, per la maxi distribuzione da 4 miliardi, per la fusione tra Siena e Mediobanca e la scissione parziale di Mediobanca Premier a favore di Widiba. “Le fusioni, le acquisizioni e le altre operazioni societarie – afferma Norges – dovrebbero massimizzare i rendimenti per gli azionisti. Nel valutare tali operazioni, prendiamo inoltre in considerazione la presenza di una trasparenza sufficiente a consentire una decisione pienamente informata, l’equo trattamento di tutti gli azionisti e l’assenza di conflitti di interesse non necessari”.
Fondazione Mps, la decisione arriverà il 28 ottobre
La decisione di Norges porta il fronte dei contrari ben oltre un terzo del capitale di Mps, una quota tale da impedire che una maggioranza qualificata dei due terzi possa approvare il piano Lovaglio in assemblea. Si attende quindi la decisione di Banco Bpm (3,7%), che fin qui ha solo espresso una sostanziale contrarietà per l’Ops di cui è oggetto, mentre la deputazione amministratrice della Fondazione Mps (0,2%) si riunirà il 28 ottobre, alla vigilia dell’assemblea, dopo che venerdì 23 la deputazione generale ha espresso sostegno unanime al piano Lovaglio, sconfessando la prima presa di posizione del presidente Riccardo Coppini a favore di Intesa Sanpaolo.
Proprio Ca’ de Sass, dal canto suo, si mostra fiduciosa: tuttavia nei giorni scorsi il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Saverio Valentino, ha spiegato che Intesa potrebbe dover adottare misure correttive di natura comportamentale – dunque, restrizioni alle modalità operative e non dismissione di asset – per garantire che la partecipazione indiretta che acquisirebbe in Generali, a seguito dell’Opas, rimanga un “mero investimento finanziario”, e dunque l’istituto non acquisisca “qualsiasi potere di influenzare il comportamento” del Leone di Trieste.
