Riccardo Coppini, presidente della Fondazione Mps
La partita non riguarda più soltanto l’adesione della Fondazione Mps all’Opas di Intesa Sanpaolo. Venerdì 23 ottobre, a Palazzo Sansedoni, potrebbe essere in discussione anche il futuro del presidente Riccardo Coppini, dopo la sua improvvisa apertura all’offerta sulla banca senese. Una scelta annunciata senza che gli organi della Fondazione si siano ancora pronunciati e che ha provocato una dura reazione delle istituzioni locali, del sindacato e di una parte del mondo economico senese.
Il primo interrogativo è se Coppini abbia il sostegno degli altri quattro componenti della Deputazione amministratrice: la vicepresidente Monica Barbafiera e i deputati Filomena Convertito, Renato Saccone e Franco Vaselli. Secondo quanto riferisce il Corriere di Siena, una riunione dell’organo è stata convocata per chiarire le ragioni dell’iniziativa del presidente. Non è noto quale orientamento abbiano gli altri deputati, né se fossero stati preventivamente informati della decisione di rendere pubblica la proposta.
Il nodo della fiducia
La Deputazione amministratrice, insediata a maggio e destinata a restare in carica fino al 2029, non ha il potere statutario di sfiduciare il presidente. Una prerogativa che spetta invece alla Deputazione generale, convocata per venerdì 23 ottobre. Quest’ultima è chiamata anche a esprimere gli indirizzi sulla partecipazione della Fondazione nella banca.
Non risulta che sia stata formalizzata una proposta di sfiducia. Ma l’iniziativa di Coppini ha aperto un problema di rapporti interni che potrebbe andare oltre la valutazione finanziaria dell’offerta.
Il presidente, nella comunicazione del 16 ottobre, ha annunciato che proporrà una valutazione positiva dell’Opas e la conseguente adesione, sulla base delle analisi tecniche richieste. Coppini ritiene che Intesa possa avere un ruolo significativo per l’economia senese e valuta favorevolmente il rapporto tra il gruppo bancario e le fondazioni presenti nel suo azionariato.
Comune, Provincia e Uil contro la scelta
La reazione più pesante è arrivata dal sindaco di Siena Nicoletta Fabio e dalla presidente della Provincia Agnese Carletti, che hanno chiesto spiegazioni al presidente della Fondazione. «Pur nel pieno rispetto dell’autonomia gestionale e di indirizzo che la legge riconosce alla Fondazione Mps e della tutela del suo patrimonio – hanno dichiarato – riteniamo che tale autonomia non debba mai tramutarsi in isolamento».
Le due amministratrici ribadiscono la necessità di salvaguardare l’integrità della banca, la permanenza della direzione generale a Siena e i livelli occupazionali.
Alle contestazioni si è aggiunta la Uil senese. Il coordinatore territoriale Massimo Martini critica il cambio di atteggiamento di Coppini, che nelle settimane precedenti aveva difeso la scelta del silenzio sulla vicenda Mps. Il sindacato giudica l’apertura a Intesa dannosa per la continuità e la storia della banca e si schiera con Comune e Provincia.
Critiche arrivano anche dal mondo economico e associativo. Emanuele Montomoli, fondatore di VisMederi, auspica che qualcuno negli organi della Fondazione prenda le distanze dall’operazione. Perplessità sono state espresse anche da Mauro Rosati, direttore generale della Fondazione Qualivita.
Lo 0,2% che pesa politicamente
La Fondazione possiede oggi circa lo 0,2% del capitale di Mps, una partecipazione marginale rispetto alla maggioranza assoluta detenuta fino al 2012. La sua eventuale adesione all’Opas non cambierebbe quindi gli equilibri numerici della contesa tra Intesa e il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, sul quale gli azionisti saranno chiamati a pronunciarsi il 29 ottobre.
Il significato politico sarebbe però ben diverso: l’ex azionista di controllo del Monte si schiererebbe a favore dell’acquisizione da parte di Intesa mentre le istituzioni senesi continuano a difendere l’autonomia e il radicamento territoriale della banca.
Resta soprattutto una domanda: quali garanzie concrete per Siena ritiene di poter ottenere Coppini sostenendo Intesa? È il punto sul quale venerdì il presidente dovrà convincere gli organi della Fondazione. E dal quale potrebbe dipendere non soltanto l’orientamento sull’Opas, ma anche la tenuta della sua presidenza. (cm)
