Un dietrofront totale e radicale: la deputazione generale della Fondazione Mps ha deciso all’unanimità il sostegno al piano approntato dall’amministratore delegato di Banca Mps Luigi Lovaglio, con le due Ops su Banca Generali e Banco Bpm, nell’assemblea straordinaria del 29 ottobre. Un promunciamento che arriva a una settimana di distanza dalla presa di posizione del presidente Riccardo Coppini a favore dell’Opas di Intesa Sanpaolo: posizione che aveva scatenato le critiche delle istituzioni locali e dei sindacati, e che adesso appare cancellata con forza dall’esito di sei ore di riunione a Palazzo Sansedoni.
Nella deputazione generale della Fondazione, organo di indirizzo dell’ente, siedono 14 membri: quattro indicati dal Comune di Siena, due dalla Provincia, uno ciascuno da Regione Toscana, Università di Siena, Arcidiocesi di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino, Camera di commercio di Arezzo-Siena, Università per Stranieri di Siena, Consulta del volontariato della provincia di Siena, ministero della Cultura, Irpet. L’indirizzo espresso per l’assemblea del 29 ottobre è stato trasmesso alla deputazione amministratrice che si è riunita subito dopo.
“Col piano Lovaglio un Monte indipendente e integro”
Ricordando che “la Fondazione Mps è espressione forte del suo territorio di riferimento ed è collegata alla Banca conferitaria da un legame storico”, la deputazione generale ha stabilito che “la Banca Mps è stata interessata da un importante processo di ristrutturazione e di valorizzazione realizzato dall’attuale governance, e propone un progetto industriale di sviluppo che, se portato a compimento, assicurerebbe la conservazione della sua indipendenza strategica, della sua integrità e della sua identità, la conseguente salvaguardia dell’occupazione e più in generale di tutti i profili sociali legati alla presenza della direzione generale di un grande gruppo bancario nell’originario territorio di riferimento”.
In caso di naufragio in assemblea del piano Lovaglio – come per il momento indicano i numeri, alla luce delle prese di posizione degli altri azionisti – la deputazione generale non chiude esplicitamente all’Opas di Intesa Sanpaolo, su cui però non ci si esprime: “Nel caso che l’avvio di tale progetto fosse impedito dall’esito del voto espresso dagli azionisti della Banca Mps – si legge -, nulla osta per la successiva presa in considerazione da parte della Fondazione Mps, di operazioni straordinarie proposte da soggetti esterni le quali, peraltro, allo stato delle cose, è prematuro prendere in considerazione e valutare in quanto, come rilevato in precedenza, il loro iter formale non risulta definito”.
Il no di quattro fondi americani
Con lo 0,2% del capitale di Rocca Salimbeni, difficilmente il pacchetto di azioni in mano alla Fondazione sarà decisivo per l’esito dell’assemblea del 29 ottobre: l’ente è il primo soggetto a schierarsi per il sì alle due Ops su Banca Generali e Banco Bpm. Quattro investitori istituzionali americani, secondo quanto riporta Bloomberg, seguiranno invece le indicazioni dei proxy advisos Iss e Glass Lewis e voteranno contro, pur approvando la proposta di incorporare di Mediobanca in Banca Mps: si tratta del California State Teachers’ Retirement System, del California Public Employees’ Retirement System, della British Columbia Investment Management Corporation e dello State Board of Administration della Florida, con quote che, sommate, non sono molto distanti da quella della fondazione.
