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20 agosto 2026

A Siena il Cda di Mps: ok alla doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali

La mossa pensata dall’amministratore delegato Lovaglio arriva dopo la presa di posizione di Meloni contro lo “spezzatino”.

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Il consiglio d’amministrazione straordinario di Banca Mps ha dato il via libera al complesso piano di aggregazioni e acquisizioni predisposto dagli advisor Ubs, Bank of America, Vitale e Kbw. Fonti finanziarie confermano l’ok al progetto tratteggiato nelle indiscrezioni di questi giorni: la mossa ideata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio consiste in una doppia Ops su Banca Generali e Banco Bpm, in funzione difensiva (e di contrattacco) contro l’Opas lanciata settimane fa da Intesa Sanpaolo. La quota del 13,2% di Generali detenuta da Mps attraverso Mediobanca, considerata fin qui possibile risorsa finanziaria per sostenere la scalata, non sembra contemplata nell’operazione.

La doppia offerta verrà fatta con azioni Mps e conterrà un premio sia per i soci di Banco Bpm che per quelli di Banca Generali: ma servirà, ancora prima dell’adesione degli azionisti dei due obiettivi di Mps, il consenso – con la maggioranza qualificata dei due terzi – dell’assemblea straordinaria dei soci di Rocca Salimbeni, che si svolgerà il 29 ottobre. Per incentivare le adesioni Mps proporrà un dividendo da 4 miliardi, un miliardo in più della componente cash offerta da Intesa, in parte pagato con azioni Generali. Per effetto dell’operazione, in caso di successo, nascerebbe un vero e proprio terzo polo bancario italiano, con una capitalizzazione aggregata di circa 70 miliardi, una rete di oltre 2.600 sportelli, una gamma completa di fabbriche prodotto e una forte presenza nell’investment banking, nel private banking e nel risparmio gestito.

L’appello di Meloni trova consensi nel Pd

La doppia offerta arriva dopo la presa di posizione della premier Giorgia Meloni, la quale giorni fa ha espresso l’auspicio “che Mps non finisca smembrata perdendo il proprio nome e la propria identità”, destino probabile se l’Opas di Intesa avesse successo. Il governo, attraverso il Mef, è tuttora azionista del Monte con il 4,86%: il ministro Giancarlo Giorgetti il 25 agosto incontrerà le istituzioni locali – Regione Toscana, Comune e Provincia di Siena per fare il punto sulle prospettive del Monte, e del suo futuro sul territorio.

L’idea di una mediazione della politica contro il temuto “spezzatino” sembra quella preferita dalla maggioranza di governo, sia pure con varie sfumature. “Per la Lega il tema più importante è il rispetto della storia, dell’autonomia e del personale di istituzioni bancarie che sono tra le più antiche al mondo, simboli dell’operosità di città con secolari tradizioni”, ha commentato il vicepremier Matteo Salvini. Ma anche il tesoriere Pd Antonio Misiani nei giorni scorso si è pronunciato chiedendo di “evitare lo smembramento del Monte” e “che in questa fase lo Stato rimanga azionista”. E il segretario Dem toscano, Emiliano Fossi, ha ribadito la posizione, aspettando “di vedere in cosa si concretizzeranno” gli appelli di Meloni. Più critici sono i liberali centristi: “Meloni smetta di fare il banchiere, e il governo eviti di perseverare nell’errore di interferire nel cosiddetto risiko bancario”, attacca Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa.

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