Le difficoltà di The Italian Sea Group, ritrovatasi in crisi di liquidità per l’emersione di costi extra budget nella maggioranza delle commesse in corso, preoccupano il territorio apuano e mettono a rischio non soltanto i 560 dipendenti diretti, ma anche e forse soprattutto gli oltre 1.500 addetti che lavorano per le aziende dell’indotto. Fim, Fiom e Uilm hanno dato vita a un primo sciopero con presidio il 25 febbraio, e attendono ora la convocazione del tavolo istituzionale annunciato dalla sindaca di Carrara Serena Arrighi. Tavolo che dovrebbe riunirsi nella prima metà di marzo, forse tra il 10 e l’11 del mese.
“Noi abbiamo avuto una riunione con Rsu, categorie e sindacati confederali, non abbiamo avuto contatti con l’azienda”, spiega la sindaca, “ed è stata espressa forte preoccupazione da tutte le parti per la situazione attuale e quindi a seguito di questo incontro ho deciso di chiedere al prefetto di convocare un tavolo istituzionale a cui siano presenti ovviamente l’azienda, i sindacati, e soprattutto anche l’Autorità di sistema portuale: Tisg insiste su una concessione demaniale che è stata di recente prorogata e scade nel 2072, quindi ha un valore importante”. Al tavolo, sottolinea Arrighi, “il Comune chiederà chiarezza all’azienda circa la situazione attuale, in un’ottica ovviamente di continuità aziendale ma soprattutto di tutela dei lavoratori e del lavoro in generale”.
I debiti di Tisg preoccupano i sindacati
Qualche avvisaglia della crisi di liquidità di The Italian Sea Group c’era già dall’autunno. “Ci sono arrivati semplici rumors”, puntualizza Arrighi, spiegando che “non avevamo avuto alcuna comunicazione ufficiale”. Ma i mancati versamenti al fondo sanitario Metasalute e al fondo di previdenza complementare Cometa, uniti ai ritardi nei pagamenti degli stipendi, sono questioni che si sono manifestate nei mesi scorsi. “Considerati i debiti scaduti verso fornitori, la situazione debitoria verso fondi pensione e coperture sanitarie, tralasciando anche quanto ancora non pagato a ex dipendenti, la situazione aziendale ci appare molto preoccupante”, dicono Bruno Casotti, Umberto Faita e Giacomo Saisi, segretari di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil di Massa Carrara.
“Dalla comunicazione ufficiale dell’azienda – proseguono i sindacati – emerge che sono stati iniettati 25 milioni di euro per gestire extra budget, cioè un incremento dei costi di produzione, e che per rafforzare la situazione patrimoniale Tisg ha annunciato che ricorrerà a indebitarsi ulteriormente. Non è dato sapere a oggi quale sia il valore totale di questi extra budget, ma vista la situazione di sofferenza potrebbero essere molto importanti. Vista tale situazione è lecito domandarsi se le due nuove commesse acquisite, peraltro dopo circa 24 mesi dalle ultime vendite e comunicate alla stampa non siano state acquisite anch’esse con marginalità estremamente ridotta”.
Difficile capire il perché dell’esplosione dei costi, fra ipotesi di margini ridotti, di peso eccessivo del costo del lavoro oppure degli oneri legati alle garanzie degli yacht che rientrano in cantiere. Peraltro, secondo Casotti, Faita e Saisi, “l’iniezione di liquidità annunciata per 25 milioni, che è in realtà un prestito con scadenza 2032, ha prodotto sì il pagamento degli stipendi pendenti, ma nessun fornitore e conseguentemente lavoratore in appalto e subappalto è stato pagato. La preoccupazione nell’indotto pertanto è altissima”.
Dalla verniciatura alle pulizie, gli appalti lasciano il cantiere
Fra aziende di verniciatura, di carpenteria, impiantistica elettrica, “quasi tutte le ditte in appalto non vengono pagate e stanno lasciando il cantiere”, ha osservato Saisi, secondo cui “ci sono ditte in appalto quasi monocommittenti, perciò sono veramente in grande crisi, c’è una situazione drammatica oggi nel cantiere. Anche le ditte di pulizie sono in ginocchio: quella che fa le pulizie negli spogliatoi ha solo due clienti, The Italian Sea Group e Sanlorenzo”. Ne consegue che “se non lavorano le ditte in appalto – aggiunge il sindacalista Uilm – tra qualche giorno non hanno più lavoro neanche i lavoratori di Tisg. La verniciatura è ferma da ieri, quelli che facevano l’acciaio sono fermi da ieri e oggi non entravano in cantiere”.
Dall’azienda, dice Saisi, “continuano a cercare di mandare messaggi tranquillizzanti, però ad oggi non si sa quello che quello che succederà. Ci sono tante opzioni: la più drammatica sarebbe il fallimento, ma ci sarebbero anche il concordato e la vendita”. Per Casotti “la nostra maggiore preoccupazione è non avere ancora chiarezza sul futuro che ci aspetta”.
Leonardo Testai