Segno lievemente negativo per la produzione industriale delle province di Lucca, Pistoia e Prato nel primo trimestre 2026: il dato complessivo si attesta a -0,4% nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. È quanto emerge dalle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord, che individua nello scoppio del conflitto Usa-Iran uno dei principali fattori destabilizzanti del periodo. L’offerta di materie prime – da quelle energetiche ai componenti dei prodotti industriali – è diventata più difficoltosa e costosa, alimentando il rallentamento della produzione in molti settori, già frenata dal ristagno della domanda e da un cambio euro-dollaro sfavorevole all’export.
Un contesto segnato dall’instabilità
Dopo un avvio d’anno relativamente tranquillo, il primo trimestre 2026 ha subito una sorte analoga ai corrispondenti mesi del 2025, quando erano stati i preannunci dei dazi Usa a introdurre fattori di destabilizzazione. Quest’anno, oltre al conflitto Usa-Iran, pesano le politiche daziarie americane che hanno spinto la Cina a guardare con crescente interesse al mercato europeo, e le rilevazioni sulla fiducia dei consumatori, che lasciano presagire una riduzione dei consumi a favore di una crescita del tasso di risparmio. Il risultato dell’area Confindustria Toscana Nord non è lontano da quello nazionale (+0,2%), che beneficia tuttavia di una più ampia molteplicità di settori e non risente della forte concentrazione territoriale di alcune produzioni in difficoltà.
A livello aggregato dell’intero territorio Lucca-Pistoia-Prato, i settori con i migliori risultati nel confronto con il primo trimestre 2025 sono stati la chimica-plastica-materiali non metalliferi (+2,9%), l’alimentare (+2,1%) e la metalmeccanica (+1,2%). In territorio negativo, invece, la moda con -4,1% e la carta-cartotecnica con -1,8%.
La presidente Romagnoli: “Rischio deindustrializzazione”
“La relativa tenuta della produzione nel 1° trimestre di quest’anno è per l’industria di Lucca, Pistoia e Prato un risultato certo non soddisfacente ma comunque apprezzabile”, ha commentato la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli. La presidente ha condiviso “l’allarme che il presidente di Confindustria Orsini ha rilanciato anche ieri in occasione dell’assemblea della confederazione: la deindustrializzazione è un rischio reale, che l’Italia, e prima ancora l’Europa, devono fare di tutto per scongiurare”. Romagnoli ha indicato come prioritari per il territorio il nodo energia e la disponibilità di materie prime a prezzi congrui, chiedendo “politiche europee più attente alla competitività delle imprese, a cominciare dall’energia e quindi dal sistema Ets che va quantomeno radicalmente rivisto”. La presidente ha anche richiamato la questione nucleare e sostenuto l’utilità della Zes unica nazionale come “strumento utile per stimolare gli investimenti”.
Lucca: +1%, trainano macchine ed elettromeccanica
Il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord per Lucca, Tiziano Pieretti, ha commentato un risultato in ulteriore consolidamento: “La produzione manifatturiera di Lucca si presenta nel 1° trimestre 2026 in ulteriore consolidamento, +1%, rispetto allo stesso periodo del 2025 che era stato a sua volta positivo, sia pure per poco (+0,7%)”. Tra i settori in evidenza, macchine ed elettromeccanica – che include i macchinari per il cartario – segna un ottimo +7,8%, seguito da alimentare (+5,2%) e chimica-plastica-farmaceutica (+2,3%). In negativo, invece, metallurgia (-7,1%) e moda (-5,8%), entrambi tornati in territorio negativo dopo i segnali positivi dell’inizio 2025.
Pistoia: +1,2%, la chimica va
Positiva, seppure modesta, la performance di Pistoia, con una crescita dell’1,2% che supera sia la media dell’area sia il dato italiano. “Un buon risultato che si confronta con i corrispondenti mesi del 2025, viceversa nettamente negativi”, ha sottolineato il vicepresidente Massimo Capecchi. Il traino principale viene dalla chimica, plastica e lavorazioni non metallifere (+9,1%), sostenuta soprattutto da ordini interni. Positivi anche metalmeccanica (+2,3%) e, in misura più contenuta, alimentare (+0,7%). In difficoltà, invece, tessile (-3,5%), calzature (-5,3%) e mobile (-2,4%). “Non possiamo però negare di essere ancora in una fase di sostanziale fragilità, che investe molti settori tipicamente pistoiesi e che preoccupa”, ha concluso Capecchi.
Prato: -5,1%, il meccanotessile crolla del 18%
Il quadro più severo è quello pratese. “Un risultato severo quello della produzione industriale pratese nel 1° trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025: -5,1%, un arretramento importante, maggiore di quello dello stesso periodo del 2025″, ha dichiarato la presidente Romagnoli. Il tessile del distretto segna -3%, mentre abbigliamento-maglieria flette del 13,4% e la metalmeccanica – rappresentata in larga parte dal meccanotessile – registra -18%. “Quest’ultimo è uno dei risultati più pesanti degli ultimi anni, condizionato però anche dalle incertezze sugli incentivi e sui prezzi”, ha precisato Romagnoli, che ha indicato nelle piccole dimensioni aziendali “un fattore decisivo di debolezza delle aziende”, definendolo “un tema tutt’altro che inedito che richiederà una rinnovata attenzione”.