Ancora nulla di nuovo per la Pierburg di Livorno: nell’ultimo incontro al Mimit la direzione di ha riferito ai sindacati di essere ancora in trattativa con i due potenziali acquirenti emersi fin qui – Ecco Group e Aurelius -, ma di non essere ancora giunta a nessuna proposta vincolante per il passaggio di proprietà dell’azienda, che oltre alla fabbrica labronica ha altri due siti industriali a Torino e a Lanciano, in Abruzzo, per un totale di 340 dipendenti diretti e di 35 somministrati a tempo indeterminato. Il prossimo incontro è fissato per il 28 aprile.
Nel corso dell’incontro è stato ribadito l’impegno assunto dall’azienda a comunicare preventivamente qualsiasi decisione relativa alla cessione del comparto civile e automotive della casa madre Rheinmetall a livello globale, alla luce dello slittamento della vendita della divisione. “Abbiamo inoltre ribadito la necessità – afferma la Fiom-Cgil – che l’eventuale acquirente presenti, prima del closing, un piano industriale dettagliato, credibile e verificabile, accompagnato da garanzie occupazionali vincolanti”. Peraltro, sostiene il sindacato, “restiamo aperti altresì alla possibilità di percorsi di diversificazioni produttive, visto che Rheinmetall vanta carichi di lavoro importanti e assunzioni”.
Un ragionamento, questo, che fa anche la Uilm, per Livorno e non solo: “Dinanzi a tanta grave incertezza a Pierburg chiediamo di fornire garanzie occupazionali preliminari alla eventuale futura vendita, non inferiori a quelle offerte ai lavoratori tedeschi coinvolti in analoga vicenda”, affermano a loro volta Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, Lorenzo Fusco, segretario generale della Uilm Toscana sud est, e Ilaria Landi, della segretaria Uilm Toscana sud est. “Al contempo però – dicono – alla capogruppo Rheinmetall chiediamo di rivalutare la possibilità di una riconversione industriale dall’automotive alla difesa, tanto più che in futuro avrà molto lavoro da realizzare anche per conto dello Stato italiano”.
Infatti, secondo gli esponenti Uilm, “si continua a vagheggiare in astratto possibili riconversioni industriali dai settori in crisi, come l’automotive, a quelli in espansione, come aero spazio e difesa. Poi in concreto non si riesce a procedere in tal senso nemmeno in una situazione come questa in cui la capogruppo Rheinmetall è impegnata direttamente nel militare e addirittura si sta aggiudicando grandi commesse con lo Stato italiano. Il Governo a nostro avviso avrebbe ogni motivo e ogni leva per intervenire, scongiurando dismissioni rischiosissime e favorendo per una volta una riconversione effettiva”. (lt)