Carlo Freni, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa e presidente della delegazione di Massa Carrara
“Il nostro futuro dipende dallo sviluppo del porto di Marina di Carrara”. E’ quasi un mantra nella conversazione con Carlo Freni, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa e presidente della delegazione di Massa Carrara. “Il porto è saturo e il piano regolatore portuale in stand-by. Già adesso le merci vengono stoccate fuori dall’area portuale. E se arriveranno le navi da crociera, ci saranno ancora meno spazi per i traffici commerciali. Sul porto la nostra provincia si gioca tutto”.
Per decenni la provincia di Massa Carrara è stata identificata quasi esclusivamente con il marmo, le cave e le Apuane. Oggi, però, esprime anche portualità, nautica, meccanica avanzata, grandi multinazionali e nuove imprese tecnologiche. È questa la nuova identità industriale della provincia?
“Oggi la provincia di Massa Carrara è un territorio estremamente interessante per il mix produttivo che la caratterizza. Fermo restando il lapideo, per cui il distretto è conosciuto in tutto il mondo, oggi ci sono eccellenze nei settori dello shipping, della meccanica, della tecnologia, dell’impiantistica. La nostra caratteristica deve essere l’innovazione: di processo, di prodotto, a tutto campo. L’innovazione consente di essere “premium” rispetto al mercato”.
Lei guida da pochi mesi la delegazione di Massa Carrara di Confindustria Toscana Centro e Costa. Se alla fine del suo mandato dovessimo tracciare un bilancio, quale risultato le piacerebbe poter dire di aver raggiunto?
“Senza dubbio lo sviluppo del porto di Marina di Carrara: questa è una precondizione per la crescita di tutto il territorio apuano. Non sottovaluterei la questione dei collegamenti ferroviari con Firenze. Mi piacerebbe anche lasciare il seme di un nuovo insediamento industriale: abbiamo ancora poche aree di espansione produttiva a disposizione e dobbiamo utilizzarle al meglio nelle attività dove è maggiore il valore aggiunto, il terziario avanzato. Infine c’è una questione che riguarda da vicino noi imprenditori: talvolta si ha l’impressione che la comunità imprenditoriale abbia perso entusiasmo e dinamismo. Vorrei che le ritrovassimo, con coraggio”.
Il lapideo resta il settore simbolo e motore economico della provincia, ma il 2025 è stato un anno complesso e le tensioni geopolitiche hanno pesato su alcuni mercati di sbocco. Come vede l’evoluzione del comparto?
“Sì, l’anno è stato difficile. Vorrei però rimarcare un dato che è dimostrabile. Gli imprenditori del settore nonostante le difficoltà hanno continuato a investire, soprattutto in tecnologia. Segnalo che, nell’ambito della Zls, la provincia di Massa Carrara ha investito 18 milioni, tre volte l’importo di regioni come la Liguria e il Friuli”.
La geopolitica sta ridisegnando le rotte commerciali e gli equilibri della logistica internazionale. Quali opportunità può cogliere il porto di Marina di Carrara in questo nuovo scenario? Su quali traffici dovrebbe puntare nei prossimi anni?
“Il porto di Marina di Carrara deve continuare a essere un porto multipurpose, cioè con più specializzazioni. Questo presenta il vantaggio di sopperire a crisi settoriali perché diversifica il rischio. Un porto multipurpose che ha il suo punto di forza nelle rinfuse. Le opportunità di crescita non mancheranno se si scioglierà il nodo che frena lo sviluppo dello scalo”.
A cosa si sta riferendo?
“Il porto è saturo e il nuovo piano regolatore è in stand-by. L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure sta lavorando per approvarlo. Noi abbiamo evidenziato alcune criticità, ad esempio sulla scelta di ospitare le crociere. Gli spazi sono limitati e se si accolgono le crociere si tolgono spazi ai traffici commerciali. Già adesso molti imprenditori stoccano le merci fuori dall’area portuale e questo si traduce in maggiori costi e perdita di competitività. Confidiamo in un nostro coinvolgimento nella discussione”.
Da Livorno a La Spezia si sta consolidando il principale distretto nautico d’Europa. Quale ruolo può giocare Massa Carrara all’interno di questa filiera e dove vede le maggiori opportunità di crescita?
“La nautica è un grande asset ma anch’essa dipende dallo sviluppo del porto. I cantieri nautici hanno bisogno di un affaccio sul mare e oggi a Marina di Carrara questo non è possibile”.
Accanto al marmo stanno crescendo realtà industriali di eccellenza come Baker Hughes, Skf e altre aziende della meccanica avanzata. Quanto pesa oggi la manifattura ad alta tecnologia nel processo di reindustrializzazione della provincia?
“Pesa tantissimo. La manifattura è un settore centrale, senza il quale non avremmo i risultati che oggi abbiamo. Dieci anni fa la provincia di Massa Carrara era in una situazione drammatica, penso a tante vertenze aziendali che sono culminate in cessazioni. L’arrivo di Baker Hughes e di Azimut Benetti e lo sviluppo di Skf – solo per citare i tre casi più conosciuti – hanno ribaltato la situazione. Oggi il nostro territorio non è più il fanalino di coda della Toscana e cresce. Le potenzialità sono enormi”.
Tre priorità assolute per rendere la provincia di Massa Carrara una delle province industriali più dinamiche della Toscana?
“Primo: lo sviluppo del porto. Secondo: l’accelerazione delle bonifiche industriali, con una programmazione temporale certa. La stessa programmazione – è il terzo punto – che serve per i nuovi insediamenti industriali. Serve una governance del territorio unica. Alla politica dico: bisogna togliersi le magliette e tifare tutti per la stessa squadra. La governance deve essere unica e univoca”.
Se oggi dovesse convincere un grande investitore internazionale a scegliere Massa e Carrara invece di un’altra area industriale italiana o europea, quali sarebbero i tre principali punti di forza su cui punterebbe?
“Le competenze anzitutto: l’investitore troverebbe un sapere collettivo già pronto. La facilità di accesso al territorio attraverso le infrastrutture: penso al porto che garantisce un accesso diretto per le merci, ma anche alla linea ferroviaria rafforzata tra Genova e Firenze. Ma il punto davvero decisivo è lo sviluppo del porto: il nostro futuro parte da qui”.
Cristiano Meoni
