La mossa su Monte dei Paschi era nell’aria da giorni, almeno da quando Luigi Lovaglio aveva commentato sibillino le indiscrezioni su possibili pretendenti a una fusione con il Monte: “Tutte le strade portano a Siena”. L’unico dubbio era su chi avrebbe mosso per primo. E’ stato Banco Bpm, annunciando un progetto di fusione “alla pari”, e bruciando sul tempo Unipol-Bper e Intesa Sanpaolo, che da settimane stavano lavorando alla loro proposta. Per trarre una prima valutazione abbiamo atteso che entrambe le ipotesi venissero formalizzate. La sostanza è che Intesa Sanpaolo è intenzionata a rilevare la divisione Mediobanca (compresa la partecipazione che Mediobanca ha in Generali) e, per questioni di antitrust, dovrebbe prendersi anche una minima parte degli sportelli bancari del Monte dei Paschi, mentre il grosso delle filiali andrebbe a Bper, il cui principale azionista è il colosso assicurativo Unipol. Il nuovo aggregato si chiamerebbe “Banca Monte dei Paschi” perdendo il suo storico riferimento geografico, la parola “Siena”. Mentre nella proposta formalizzata da Banco Bpm l’aggregazione sarebbe paritetica, ma non è chiaro con quali equilibri tra piazza Meda e Rocca Salimbeni. I “rumours” provenienti da Siena definiscono “amichevole” l’offerta di Banco Bpm, non altrettanto quella di Intesa-Bper-Unipol. Gli stessi rumours vedono schierata la maggioranza di governo con Banco Bpm, anche per non consegnare il Monte a Unipol, legata storicamente alle cooperative rosse anche se Carlo Cimbri negli ultimi anni le ha dato un profilo più di mercato. Vedremo che dirà il cda del Monte, convocato per il pomeriggio di lunedì 8 giugno.
Cristiano Meoni
