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07 giugno 2026

Mps, proposta di fusione da Bpm, risponde Intesa con un’Opas (insieme a Unipol-Bper): oggi cda a Siena

Due pretendenti per il Monte. Il Banco propone un “merger of equals”, Isp mette sul piatto quasi 31 miliardi di euro.

Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps

Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps

Per anni è stata la banca da salvare, oggi è diventata la banca che tutti vogliono. Monte dei Paschi di Siena torna al centro del risiko bancario italiano dopo la proposta di aggregazione formalmente avanzata da Banco Bpm domenica 7 giugno e l’annuncio, stamani, dell’Opas totalitaria da quasi 31 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo, in un piano che vedrebbe il decisivo apporto di Unipol. L’idea è quella di una spartizione: il gruppo delle coop ha infatti sottoscritto un accordo per con Intesa Sanpaolo per l’acquisizione di “uno specifico compendio aziendale di Mps – si legge nella comunicazione di Unipol – comprensivo di 635 filiali e delle strutture e attività centrali necessarie ad operare in modo indipendente”, in caso di successo dell’Opas.

In Borsa è boom post-Opas per i titoli di Mps e Mediobanca

Sulla scorta del premio del 12,5% che sarà offerto da Intesa agli azionisti di Mps, Piazza Affari è esplosa facendo correre i titoli dei protagonisti dell’operazione – lato Siena: a metà mattinata il titolo di Banca Mps era in rialzo dell’11,35%, quello di Mediobanca del 10,08%, e Borsa più severa invece con Intesa, che alla stessa ora faceva segnare un -4,02%. Al contrario, Bper Banca ha fatto segnare una crescita del 4,35%.

In caso di successo dell’Opas di Intesa Sanpaolo, infatti, Unipol proporrà a Bper, di cui è azionista di riferimento, una combinazione tra la stessa Bper e la banca ceduta da Intesa Sanpaolo, con il gruppo post-fusione che prenderebbe il nome di Banca Monte dei Paschi – senza, dunque, il riferimento a Siena -. Non faranno parte del compendio, invece, le attività e le passività relative al large corporate e investment banking, e le principali partecipazioni di Mps. La parte di Mediobanca infatti, compresa la quota in Generali, rimarrebbero in seno a Intesa Sanpaolo.

Una lunga domenica di riunioni e annunci

Il weekend è stato rovente: domenica il consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha approvato una proposta di fusione da sottoporre a Mps, proposta in arrivo sul tavolo del consiglio di amministrazione di Mps, già convocato l’8 giugno per altri adempimenti societari, e avviato in mattinata. Dopo la formalizzazione dell’offerta di Banco Bpm, si sono tenuti sia il cda di Unipol che quello di Intesa Sanpaolo. Secondo quanto riporta Reuters, Intesa e Bper stavano già valutando possibili mosse su Monte dei Paschi prima dell’iniziativa di Banco Bpm, che però ha accelerato costringendo a un’immediata controproposta. Ancora più dettagliata la ricostruzione del Financial Times, secondo cui era allo studio da giorni un’operazione articolata come quella che poi è stata effettivamente annunciata. Le principali cooperative azioniste di Unipol, titolari di circa il 49% del capitale sociale, hanno già manifestato la loro disponibilità ad aderire pro quota all’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro che verrà varato per sostenere l’operazione.

I numeri dell’operazione Banco Bpm

Se l’Opas di Intesa non pare concordata con Rocca Salimbeni, l’operazione annunciata da Banco Bpm viene presentata come una fusione tra pari, un “merger of equals” che, secondo la banca guidata da Giuseppe Castagna, rappresenta “la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture”. I numeri illustrati da Banco Bpm sono di quelli destinati a pesare nelle valutazioni degli azionisti e delle autorità di vigilanza. Il nuovo gruppo avrebbe una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di euro, una generazione potenziale di utile netto pari a circa 6 miliardi a regime e una posizione patrimoniale ai vertici del settore, con un Cet1 ratio fully loaded attorno al 15%.

Le sinergie complessive stimate superano 1,1 miliardi di euro lordi annui: oltre 650 milioni deriverebbero dalla riduzione dei costi e circa 450 milioni dall’incremento dei ricavi. Di questi ultimi, circa 250 milioni sarebbero generati dall’integrazione delle reti commerciali e altri 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto. Banco Bpm stima inoltre una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi di euro al netto dei costi di integrazione.

La banca milanese sottolinea anche la forte complementarità territoriale dell’operazione. Il nuovo gruppo diventerebbe infatti il primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Veneto e Toscana, rafforzando ulteriormente la propria presenza nel Centro e nel Sud Italia. In Toscana si supererebbero i limiti di concentrazione imposti dall’Antitrust, con il conseguente obbligo di vendere alcune decine di sportelli bancari.

I numeri della controffensiva Intesa-Unipol

Se Banco Bpm annuncia di voler costituire il terzo polo bancario italiano – dopo la stessa Intesa Sanpaolo e UnicreditUnipol promette la creazione “di un nuovo campione italiano nel settore bancario nazionale che si posizionerebbe al secondo posto, in particolare nella raccolta diretta, nei prestiti alla clientela e nel numero di sportelli” e al “consolidamento del sistema bancario domestico, guidato da primari operatori nazionali con azionisti ‘core’ italiani”. Oltre 800 milioni di euro di sinergie, secondo la compagnia emiliana presieduta da Carlo Cimbri, le sinergie dell’operazione.

“L’esatto perimetro” delle attività che verranno rilevate, si legge in una nota, include 635 filiali, 55 miliardi di euro di raccolta diretta, impieghi alla clientela per circa 42 miliardi, produce un utile compreso tra 400 milioni e 460 milioni, dispone di un indicatore patrimoniale Cet1 Capital Ratio del 16% e porta con sé attivi ponderati per il rischio per massimi 20 miliardi, il marchio Mps e circa 2 milioni di clienti. Sul versante di Intesa Sanpaolo, l’istituto prevede che il gruppo risultante dall’operazione con Mps potrà distribuire circa 61 miliardi di euro per il 2025-2029 rispetto ai circa 50 miliardi previsti nel Piano di Impresa 2026-2029, con una distribuzione cash straordinaria per il 2026-2027 di 2,7 miliardi di euro.

Messina in call: “Con Mps una banca wealth da 2mila miliardi”

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, non ha lesinato sull’entusiasmo presentando l’operazione in una call con gli analisti: “Questa operazione è una opportunità unica per rafforzare la nostra posizione in Europa e in Italia, generando valore per i nostri azionisti e creando una banca wealth management con duemila miliardi con ulteriori opportunità di crescita”

Le sinergie di costo sono previste derivare per circa 0,6 miliardi dalle spese per il personale, a seguito di uscite aggiuntive, esclusivamente volontarie, di circa 6.800 persone (di cui circa 5.000 dal perimetro Intesa Sanpaolo) e di assunzioni aggiuntive di circa 6.800 giovani, nel rapporto di un’assunzione ogni uscita volontaria. “Abbiamo dimostrato di riuscire ad aggregare altre banche – ha detto Messina -, e lo abbiamo dimostrato con le Venete e con Ubi. Questa operazione con Mps ci consente di crescere ancora. Questa integrazione ha zero rischi“. Il marchio di Mediobanca, ha sottolineato Messina, “sarà preservato e valorizzeremo tutte le persone della banca”, mentre la quota in Generali è considerata “come una partecipazione azionaria e niente di più“.

La questione della sede a Siena

Per Siena e per la Toscana, tuttavia, la questione non riguarda soltanto i numeri dell’operazione. Nelle ultime settimane si è aperto un dibattito sul futuro ruolo della città e sulla collocazione dei centri decisionali del gruppo che potrebbe nascere dall’aggregazione.

Consapevole di questa sensibilità, Banco Bpm ha dedicato un passaggio specifico del proprio comunicato alla governance. L’istituto afferma che l’operazione sarebbe costruita su criteri di “equilibrio e rappresentatività”, finalizzati a riflettere il contributo e le specificità delle due banche, garantendo “un adeguato coinvolgimento nei principali processi decisionali” e soprattutto la volontà di “salvaguardare le sedi storiche e il legame con i territori di riferimento”.

Un messaggio chiaramente rivolto a Siena, dove il timore è che una grande operazione di consolidamento possa spostare altrove il baricentro decisionale del futuro gruppo. Non è un tema secondario: dopo il lungo e difficile percorso di risanamento, il Monte non è più percepito come una banca da salvare ma come uno degli attori più importanti del sistema finanziario nazionale. A sua volta Unipol annuncia di voler procedere valorizzando il marchio della banca più antica del mondo – il Monte, fondato nel 1472 – e il relativo radicamento territoriale, preservandone al contempo il profilo identitario e storico“.

Il risiko bancario è appena iniziato, le prossime ore si preannunciano come cruciali. Toccherà al cda e agli azionisti di Mps decidere quale destino scegliere per Siena. Con l’Opas di Intesa Sanpaolo, peraltro, Mps verrà sottoposta a passivity rule e non potrà avviare azioni difensive senza prima passare dall’assemblea. Di certo assume un significato particolare la frase pronunciata appena due settimane fa dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio al congresso della Uilca: “Tutte le strade portano a Siena”. Un’affermazione che oggi appare quasi profetica. (cm-lt) (notizia in aggiornamento)

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