Il problema c’è, e prima o poi andrà affrontato: la Toscana sta aumentando il divario con le regioni del Centronord – che marciano a una velocità (economica) maggiore – a causa della scarsa innovazione tecnologica che caratterizza sia la manifattura che i servizi. Dal 2021 a oggi la Toscana è cresciuta meno della media italiana, e nel 2025 ha segnato un modesto +0,4% del Pil (+0,5% la media nazionale), hanno spiegato gli economisti della sede fiorentina della Banca d’Italia presentando il rapporto 2025 sull’economia regionale. E il motivo principale, insieme con le piccole dimensioni aziendali, è proprio lo scarso peso dell’hi-tech: un problema non recente, che oggi si sta trasformando in pericolo. Se non sarà tamponato, farà perdere sia ricchezza che capitale umano.
No alla frammentazione dei contributi pubblici
“Per stimolare gli investimenti hi-tech servono capitale di rischio e interventi pubblici, ma non frammentati in piccole somme”, ha sottolineato il direttore di Bankitalia Firenze, Vito Barone. “Nella regione c’è un basso tasso di brevettazione, uno scarso contributo degli spin-off all’economia, una difficoltà di trasformazione dei settori più tradizionali come il turismo e la moda”, ha sottolineato Giuseppe Albanese, a capo della divisione Analisi e ricerca economica territoriale, spiegando che “la partecipazione delle Pmi alle filiere hi-tech è troppo bassa”.
Il fatturato industriale sceso del 2,7%
Nel 2025 la scarsa crescita della Toscana è stata legata all’industria (-2,7% il fatturato) e all’agricoltura (-0,7% il valore aggiunto), con i servizi rimasti stabili (+0,3% il valore aggiunto) e le costruzioni interessate da una dinamica ancora positiva (+3,7% il valore della produzione). Nell’ultima parte dell’anno scorso il settore moda aveva dato segnali di stabilizzazione, ma non è bastato (finora) per il rilancio. Quest’anno si è aperto con grandi incertezze globali che rendono difficile fare previsioni. La sfida è far ripartire gli investimenti privati, visto che nel 2025 i prestiti alle imprese hanno segnato -1% con un calo decisamente più marcato (-6,1%) per le piccole aziende. Il tasso di deterioramento resta basso, così come il tasso di disoccupazione, ma le competenze dei lavoratori sono inferiori alla media italiana (e questo si riflette negli stipendi), anche per il forte peso di turismo e commercio.
Il 22% delle società familiari è controllato da ultra 65enni
Se si aggiunge che il 22% delle società familiari è controllato da ultra65enni, e dunque è poco propenso all’innovazione e agli investimenti, rischiano di appannarsi anche gli elementi positivi: il 90% delle aziende interpellate a campione da Bankitalia ha dichiarato di aver chiuso il bilancio 2025 in utile o in pareggio; l’export toscano continua a marciare (+20% in valore nel 2025) trainato però solo da due settori, farmaceutica e lingotti d’oro, senza i quali avrebbe il segno meno. La farmaceutica ha la bilancia commerciale negativa a causa dell’import pesante di principi attivi e materie prime, i lingotti lasciano sul territorio un basso valore aggiunto.
Silvia Pieraccini