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18 settembre 2026

Alla Toscana servono investimenti per occupazione stabile, innovazione e sviluppo

L’intervento di Daniele Calosi, segretario generale della Fiom Toscana, che risponde agli annunci di crescita di Leonardo e rilancia.

Daniele Calosi (*)
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Riceviamo da Daniele Calosi, segretario generale della Fiom-Cgil Toscana, un intervento sulla proposta di costituire un distretto toscano dell’aerospazio, rilanciata nei giorni scorsi dal presidente di Leonardo Francesco Macrì.

Le parole del presidente di Leonardo sulle prospettive di crescita degli stabilimenti toscani aprono una discussione che, come Fiom, riteniamo importante affrontare fino in fondo. Per noi, però, non è sufficiente parlare genericamente di crescita. La questione centrale è la qualità degli investimenti e il tipo di sviluppo industriale che vogliamo costruire in Toscana. Abbiamo competenze, professionalità e capacità tecnologiche straordinarie. Il punto è decidere come valorizzarle e orientarle verso produzioni che generino occupazione stabile, innovazione e sviluppo duraturo per il territorio.

Come Fiom riteniamo necessario rafforzare le produzioni civili e la diversificazione industriale. Le competenze presenti nei settori aerospaziale, elettronico, della fotonica e dell’optronica possono rappresentare una grande opportunità per sviluppare applicazioni civili: dal monitoraggio ambientale alle telecomunicazioni, dalla transizione energetica alla sicurezza del territorio, fino alla ricerca e all’innovazione. La tecnologia, in sé, è neutra: è l’uso che ne viene fatto a determinarne la funzione e il ruolo nella società. Per questo insistiamo sulla necessità di potenziare i percorsi di riconversione e diversificazione verso il civile.

E’ questa, per noi, la qualità degli investimenti che serve alla Toscana: investimenti capaci di creare valore industriale e occupazione qualificata, non semplicemente di aumentare i volumi produttivi. Non basta dire che la crescita riguarderà anche la Toscana. Vogliamo sapere quanti investimenti Leonardo realizzerà nei propri stabilimenti toscani, quali risorse saranno destinate a Firenze, Montevarchi, Pisa e Abbadia San Salvatore, quali nuove produzioni sono previste, quali competenze verranno sviluppate e quale sarà la ricaduta occupazionale.

Se si parla di crescita strutturale, vogliamo conoscere numeri, investimenti, produzioni e posti di lavoro. La stessa logica deve valere per le aziende toscane che sono oggi in crisi. Abbiamo imprese metalmeccaniche che rischiano di perdere competenze e posti di lavoro, mentre nello stesso territorio esistono grandi capacità industriali e tecnologiche che potrebbero essere messe a sistema. Non possiamo accettare che da una parte si annunci crescita e dall’altra si disperdano professionalità, capacità produttive e patrimonio industriale.

Serve una vera politica industriale: mettere in relazione le crisi aziendali, gli investimenti delle grandi imprese, la ricerca, la formazione e le competenze presenti sul territorio. Per questo sosteniamo percorsi concreti di riconversione e diversificazione verso produzioni civili e socialmente utili. Non uno slogan, ma un progetto fatto di investimenti, ricerca, formazione, innovazione e programmazione pubblica. Le competenze che oggi rischiano di andare perdute nelle aziende in crisi possono diventare parte di nuovi progetti industriali. Le tecnologie già presenti nei nostri stabilimenti possono essere il punto di partenza per nuove produzioni civili.

La Toscana non ha bisogno soltanto di attrarre investimenti: ha bisogno di scegliere la qualità degli investimenti. Anche lo sviluppo dell’indotto di Leonardo va inserito dentro una strategia più ampia. Vogliamo una filiera qualificata, innovativa, capace di far crescere imprese, competenze e buona occupazione. Se Leonardo cresce, questa crescita deve essere un’opportunità per tutto il territorio: per gli stabilimenti, per l’indotto, per le aziende in difficoltà, per i lavoratori e per le nuove generazioni. Non siamo interessati a una crescita soltanto quantitativa. Vogliamo una crescita di qualità, fondata sul lavoro, sulle competenze, sulla ricerca e sulla capacità di sviluppare produzioni civili e socialmente utili.

Perché, alla fine, la questione è semplice: non ci interessa una Toscana che produce semplicemente di più. Ci interessa una Toscana che produce meglio, valorizza le proprie competenze e crea lavoro stabile e qualificato. Come Fiom abbiamo un’idea di un modello di sviluppo industriale, fatto di investimenti, innovazione, formazione e occupazione. Ma vogliamo numeri, tempi e responsabilità precise.

Leonardo dica quindi una cosa semplice: quanti investimenti realizzerà in Toscana, dove saranno allocati e quali produzioni e posti di lavoro intendete costruire? E alle istituzioni chiediamo di assumere un ruolo attivo, perché gli investimenti delle grandi imprese e le crisi delle aziende della filiera non possono essere affrontati separatamente. Perché mentre alcune aziende rischiano di chiudere, non possiamo permetterci di perdere ciò che abbiamo di più prezioso: le persone, le competenze e il sapere industriale costruito in decenni di lavoro.

Se c’è davvero un futuro industriale davanti a noi, quel futuro non può essere deciso soltanto nei consigli di amministrazione: deve essere costruito da chi ogni giorno tiene in piedi le fabbriche, dalle lavoratrici e dai lavoratori, dalle loro competenze e dalla loro capacità di innovare. E’ da qui che deve partire la crescita della Toscana: dal lavoro, dalle competenze e da una politica industriale capace di trasformare le crisi in nuove opportunità.

(*) Segretario generale della Fiom-Cgil Toscana

Autore:

Daniele Calosi (*)

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