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29 agosto 2026

Rinnovabili, Schlein striglia le Regioni e alla Toscana fischiano le orecchie

L’editoriale del direttore. La segretaria del Pd raccoglie l’appello degli scienziati contro i ritardi delle amministrazioni di centrosinistra. La Toscana è citata espressamente: oltre 300 megawatt sotto la traiettoria e 18 pareri negativi su 20 progetti esaminati.

Cristiano Meoni
La segretaria nazionale del Pd Elly Schlein con la delegazione di studiosi

La segretaria nazionale del Pd Elly Schlein con la delegazione di studiosi

Chissà se ieri mattina, venerdì 28 agosto, a qualcuno in Regione sono fischiate le orecchie. Elly Schlein ha ricevuto al Nazareno una delegazione dei 120 scienziati, studiosi e ambientalisti che a maggio avevano scritto una lettera aperta ai leader del Campo largo: la stessa segretaria del Pd, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi e Matteo Renzi. Un appello al centrosinistra perché acceleri sulle energie rinnovabili e, soprattutto, sia conseguente nei territori che amministra con gli obiettivi di decarbonizzazione sostenuti a livello nazionale.

Nella lettera del 25 maggio i firmatari lo avevano scritto nero su bianco: «Non possiamo non notare come il “Campo Largo” sia alla guida di regioni che risultano decisamente indietro nel cronoprogramma del PNIEC». E subito dopo avevano fatto i nomi: «Parliamo di Toscana, Emilia-Romagna e, soprattutto, della Sardegna».

Non è dunque una contestazione che arriva dagli avversari politici. Non è Giorgia Meloni che attacca. La critica viene da “sinistra”: da chi considera la transizione energetica troppo lenta e chiede al Pd – che dovrebbe essere più sensibile al tema della decarbonizzazione – di essere conseguente con ciò che sostiene a livello nazionale.

Alla vigilia dell’incontro il ricercatore del Cnr Nicola Armaroli, tra i firmatari dell’appello, ha spiegato a “Repubblica” quale fosse il nodo politico: «Il Pd deve far capire ai suoi governatori che le rinnovabili vanno distribuite, non ci si può tirare fuori con la scusa che rovinano il “bello”».

Un messaggio ribadito dopo il confronto al Nazareno da Giovanni Ludovico Montagnani, vicepresidente dell’ong “Ci sarà un Bel Clima” e tra i promotori dell’appello: troppo spesso, ha detto, le amministrazioni locali delle quali fa parte il Pd «non sono sufficientemente impegnate» e «a volte sono un ostacolo». Schlein ha raccolto la sollecitazione, parlando della «urgenza indifferibile di accelerare» nella realizzazione degli impianti. E ha deciso di costituire un gruppo di lavoro permanente che coinvolgerà anche gli amministratori locali.

E qui torniamo alle orecchie che fischiano. La Toscana farebbe bene a sentirsi chiamata in causa. I numeri che abbiamo raccontato più volte descrivono infatti una situazione che sta peggiorando. A luglio il ritardo rispetto alla traiettoria fissata per raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili ha superato i 300 megawatt. Ad aprile ne mancavano 239. Entro la fine del 2026 la Toscana dovrebbe aver installato 1.444 megawatt in più rispetto al 2020: per ora è a 965.

Ma c’è un altro dato che aiuta a capire perché il contatore avanzi così lentamente. Nell’ultimo anno la Regione ha vagliato venti progetti tra fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico. I pareri favorevoli sono stati due, diciotto quelli negativi. Ancora più netto il bilancio dell’eolico: otto progetti esaminati, otto pareri negativi, tutti per motivi di compatibilità ambientale.

La Toscana è una terra nella quale la tutela del paesaggio non può essere considerata un fastidioso ostacolo burocratico. Il paesaggio è patrimonio culturale, identità e anche ricchezza economica. E sarebbe sbagliato liquidare come puro localismo ogni opposizione a una pala eolica o a un campo fotovoltaico.

Ma proprio per questo serve la politica. Governare significa scegliere dove gli impianti possono essere realizzati e dove no, e poi consentire che vengano realizzati. Se una Regione deve aumentare rapidamente la produzione da fonti rinnovabili ma diciotto progetti su venti non superano il vaglio, la contraddizione diventa evidente.

Non si può essere favorevoli alle rinnovabili soltanto fino a quando gli impianti restano sulla carta.

Il presidente della Regione Eugenio Giani ha percepito il problema. Dopo le polemiche dei mesi scorsi la giunta regionale ha messo sul tavolo due proposte di legge sulle aree idonee e sulla semplificazione delle procedure e ha avviato il percorso per individuare le “zone di accelerazione”.

Sarebbe troppo aspettarsi risultati in così poco tempo. C’è però un particolare non irrilevante: le due proposte di legge sono ancora ferme nella commissione Ambiente del Consiglio regionale: da giugno a oggi la commissione si è occupata infatti soprattutto del piano faunistico-venatorio. Ognuno stabilisce le proprie priorità, naturalmente. Se la transizione energetica è davvero uno dei focus della Toscana, coerenza vuole che lo diventi anche nell’agenda legislativa regionale.

Giani e l’assessore all’Ambiente David Barontini hanno più volte rivendicato il ruolo della Toscana nelle rinnovabili, sottolineando anche la grande quantità di progetti presentati. Ma le richieste di autorizzazione misurano soprattutto la disponibilità degli investitori a realizzare nuovi impianti, non la capacità dell’amministrazione regionale di consentirne la realizzazione: gli obiettivi si raggiungono con i megawatt effettivamente installati. E su questo il dato di Terna dice che la Toscana è indietro.

Ieri Schlein ha definito «indifferibile» accelerare e il Pd si è impegnato a lavorare anche sui propri amministratori locali per superare i ritardi. Anche Giani sostiene di voler accelerare. E nella maggioranza che governa la Toscana siedono anche forze, a cominciare da Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno fatto della transizione ecologica una parte essenziale della propria identità politica.

Le condizioni politiche, insomma, dovrebbero esserci tutte. Adesso però servono i megawatt.

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Cristiano Meoni

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