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15 agosto 2026

I pensieri balneari delle imprese: a settembre arriva la superbolletta

L’editoriale del direttore. Nomisma Energia stima un aumento della spesa energetica del 54%: di fronte a questi numeri non possiamo restare indifferenti, ne va della competitività della regione.

Cristiano Meoni
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Ferragosto è uno spartiacque mentale. È il cuore dell’estate, dopo il quale si comincia inevitabilmente a guardare alla ripresa: settembre, le fabbriche che riaprono, gli ordini, gli investimenti, i programmi per gli ultimi mesi dell’anno. 

Questa volta, però, ad aspettare le imprese potrebbe esserci una brutta sorpresa. Secondo una stima elaborata da Nomisma Energia per Il Sole 24 Ore, la spesa energetica delle imprese potrebbe aumentare del 54% rispetto allo scorso anno. A pesare sarebbe soprattutto il gas, mentre l’incremento dell’elettricità sarebbe assai più contenuto. Per le famiglie l’aumento stimato è del 23%. 

Numeri che fanno impressione, ma che non dovrebbero sorprendere troppo. Da mesi assistiamo infatti a uno degli shock più violenti che abbia investito il mercato mondiale dell’energia. Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, resta sostanzialmente chiuso. La crisi in Medio Oriente è tutt’altro che risolta. L’Europa ha drasticamente ridotto la disponibilità di gas russo e affronta la seconda parte dell’anno con gli stoccaggi di gas su livelli molto inferiori a quelli abituali. 

La vera sorpresa, semmai, è un’altra: che in queste condizioni il prezzo del petrolio sia ancora sotto i 100 dollari al barile e quello del gas europeo intorno ai 60 euro per megawattora. Il sistema finora ha retto meglio di quanto fosse lecito attendersi. Il ricorso alle scorte, l’aumento delle forniture da altre aree del mondo, le rotte alternative e una domanda globale più debole hanno consentito di assorbire almeno una parte dello shock.

Ma sarebbe pericoloso confondere questa capacità di adattamento con il ritorno alla normalità. Perché nessuna delle cause che hanno determinato la crisi è stata davvero rimossa. È in questo scenario che assume un significato particolare il dato che raccontiamo oggi su T24: la Toscana è la quarta regione italiana più vulnerabile a uno shock energetico, dietro soltanto a Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia. 

Non è una curiosità statistica, ma un problema di competitività. La mappa dei territori più esposti finisce per coincidere in larga misura con quelli dove sono più presenti le attività energivore: Livorno, Rosignano, Piombino, Lucca, la Media Valle del Serchio, Massa, Carrara: luoghi nei quali si concentrano industria cartaria, chimica, siderurgia, attività portuali e logistiche. 

Il fatto che questa vulnerabilità non sia stata scongiurata dalla presenza nella regione di un asset energetico formidabile come la produzione di energia geotermica la dice lunga su quanto poco la Toscana lo abbia messo a profitto, a protezione del proprio sistema economico, ma questa è un’altra faccenda che meriterebbe tutto un editoriale.

Oggi c’è un’emergenza da affrontare, alla quale non possiamo restare indifferenti: la bolletta energetica di settembre. Problema nel breve e nel lungo periodo. Da tempo discutiamo della necessità di difendere la manifattura, attrarre nuovi investimenti e reindustrializzare le aree che hanno perso produzioni e posti di lavoro. In Toscana parliamo del futuro della siderurgia di Piombino, dello sviluppo del porto di Livorno e della Darsena Europa, del rilancio del distretto fiorentino della moda (che sembra intravedere una luce in fondo al tunnel). 

Ma una politica industriale non può essere separata da una politica energetica. Un’impresa può sopportare per qualche mese un aumento dei costi. Può ridurre i margini, aumentare i prezzi, migliorare l’efficienza. Molto più difficile è competere per anni con aziende americane, asiatiche o di altre parti d’Europa che dispongono strutturalmente di energia a prezzi inferiori. 

È questa la vera minaccia. Il caro energia non colpisce soltanto i bilanci delle imprese. Alla lunga decide dove conviene produrre, dove realizzare un nuovo stabilimento, dove investire e quindi dove creare occupazione e può trasformare una crisi dei prezzi in una crisi industriale. 

La Toscana parte da una posizione di particolare esposizione. Il quarto posto nella graduatoria nazionale dovrebbe perciò essere letto come un avvertimento, non come una classifica. Oggi è Ferragosto ed è giusto che per un giorno tutto questo resti sullo sfondo. Ma da domani comincerà il conto alla rovescia verso settembre. 

E alla ripresa la domanda non sarà soltanto quanto costeranno gas ed elettricità. La domanda che vi lasciamo è: un sistema industriale già alle prese con dazi, concorrenza internazionale e crescita debole può permettersi anche un nuovo handicap energetico? 

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Cristiano Meoni

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