“Leonardo negli ultimi tre anni ha assunto 20.000 persone: in questo triennio prevede di assumerne altri 17.000, quindi questa crescita riguarda necessariamente anche la Toscana“. E’ la buona novella di Francesco Macrì, presidente di Leonardo, annunciata alla platea dell’incontro promosso dalla Camera di commercio di Firenze, nell’ambito del ciclo ‘Colloqui dell’Economia’. Senza contare che, oltre agli addetti diretti, c’è anche l’indotto: “In Toscana – ha spiegato – abbiamo 240 imprese che lavorano con noi. Generiamo un fatturato verso di loro di 240 milioni l’anno: quindi una realtà importante, che a mio avviso potrebbe crescere come sta crescendo Leonardo”. Smentendo però l’ipotesi di un progetto di data center da realizzare nell’area ex Gkn di Campi Bisenzio, ipotesi citata dal Collettivo di Fabbrica.
Quattro stabilimenti e una previsione strutturale
In Toscana, ha ricordato Macrì, “abbiamo quattro stabilimenti che sono Pisa, Abbadia San Salvatore, Campi Bisenzio e Montevarchi. Non vedo ostacoli a una crescita ulteriore anche in Toscana. E’ una previsione strutturale. Qui abbiamo degli stabilimenti estremamente importanti nei Campi Bisenzio, sulla fotonica, l’optronica, l’elettronica: tra poche ore l’agenzia Spaziale Europea farà decollare un paio di missioni, una si chiama Copernicus, una Flex e porteranno tra le stelle tecnologia fatta a Firenze che servirà per monitorare il clima, i mari, la vegetazione. Qui abbiamo delle realtà importanti che possono crescere, e un indotto importante“.
Per la crescita dell’indotto, ha puntualizzato Macrì, “bisogna creare le condizioni perché non è una cosa così banale: c’è un tema di certificazione, c’è un tema di investimenti, c’è un tema di cyber, quindi chi vuole approcciare Leonardo deve mettersi in ordine d’idea di diventare qualcosa di molto serio, se non lo è già”. Tuttavia, ha aggiunto, “da parte di Leonardo c’è la massima disponibilità perché noi siamo obbligati ad aumentare la nostra produttività. Penso che in Toscana si possa fare qualcosa di più, ci sono state già delle progettualità in buono stato d’avanzamento”.
Un distretto dell’aerospazio e della difesa ancora da formalizzare
Macrì è tornato sul tema del nuovo distretto dell’aerospaziale e della difesa, tema già emerso a luglio all’assemblea di Confindustria Toscana Centro e Costa. “Moltissime regioni lo hanno, qui andrebbe strutturato, quindi la Regione per esempio si potrebbe incaricare di formalizzare questo distretto”, ha affermato, sottolineando che sarebbe “un luogo che animi delle dinamiche, che possa godere di finanziamenti, che possa intercettarne, che faccia da hub, da situation room: un luogo dove si progetta una politica industriale lato pubblico serve”.
Per il momento, ha proposto il presidente di Leonardo, “identifichiamo quello che esiste in Toscana, agganciamo ulteriori aziende e facciamole crescere, però un luogo dove ci si dedica costantemente a questa tematica va ben al di là del rapporto con Leonardo, c’è un intero sistema europeo delle comunità della difesa che può guardare alla laboriosità, alla manualità, alla capacità tecnica di tante aziende toscane, così come è successo in altri settori”.
Sull’ipotesi di riconversione alla filiera della difesa di aziende del sistema moda, Macrì ha ipotizzato opportunità “in alcuni ambiti legati agli accessori, per chi sa lavorare metalli”, ma “non è pensabile che questo settore possa assorbire ogni crisi: credo che la moda sia un settore che vada assolutamente sostenuto e alimentato, perché al di là della fase transitoria ci ha sempre distinto nel mondo e quindi va continuato, va sostenuto, perché non è che si può riconvertire”.
Intelligenza artificiale, una corsa a ostacoli
Macrì è intervenuto anche sul tema dell’intelligenza artificiale, sostenendo che “non ci si può predisporre a un fenomeno innovativo come l’intelligenza artificiale pensando solo al tema della regolazione: per poter governare un fenomeno e impedire anche un uso negativo dobbiamo dominare quella tecnologia”. A suo parere, “il problema dell’Europa è che per prima cosa rispetto a queste rivoluzioni si pone il tema delle regole e non quello dello studio, della ricerca e sviluppo, dell’investimento“.
Anche per controllare l’uso distorto di queste innovazioni, sostiene il presidente di Leonardo, “bisogna essere in grado di governarle. Quindi le nostre aziende stanno accelerando su queste tematiche: chiaramente dobbiamo preservare una coscienza critica e soprattutto lasciare questa disponibilità tecnologica nelle mani di aziende che abbiano a cuore la continuità democratica”. E il tema, osserva, è che “nel mondo la competizione tecnologica è soprattutto tra paesi che hanno filiere di comando corte, che ‘godono’, tra virgolette, di sistemi autocratici o non democratici, e noi dobbiamo competere preservando i nostri sistemi democratici”.
A parere di Macrì “il quadro geopolitico è estremamente deteriorato, quindi dobbiamo essere gelosi del nostro modello democratico”, anche se “scontiamo chiaramente la lentezza nelle decisioni, ci confrontiamo con autarchie, con dittature, anzi spesso il dominio tecnologico appartiene più a paesi non democratici che a paesi democratici, quindi dobbiamo fare uno sforzo tutti insieme per avere maggiore autonomia strategica“. Il presidente di Leonardo ha quindi chiesto ai regolatori “di avere un’attenzione estremamente importante” al fenomeno, “ma anche di favorire poderosi investimenti perché se no siamo costretti a subire il dominio tecnologico a Est e a Ovest e poi possiamo intervenire marginalmente”.
“Estra? Non sono attaccato alla poltrona”
Macrì ha anche risposto a una domanda su come riesca a conciliare il doppio impegno, da presidente di Leonardo e anche di Estra: “Sono consapevole che è difficile fare tutto, non sono nemmeno attaccato alla poltrona, penso che se un domani ci saranno le condizioni per una successione adeguata la potremo prendere in considerazione”, ha detto riferendosi alla utility che oggi è “in una fase delicata di attesa del cambio della governance” dove “siamo in attesa che i soci scelgano di rinnovare il Cda” e l’appello che faccio è a fare un po’ presto. Se fanno le nomine in Plures verranno fatte anche in Estra, ma a differenza di Plures che gestisce un business regolato, Estra ha un milione di clienti e sta nel mercato, quindi ha bisogno di una governance definita”.
