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17 ottobre 2026

La memoria corta di chi snobba il low cost che ha salvato l’aeroporto di Pisa

L’editoriale del direttore. Prima di invocare voli più «degni» di un aeroporto internazionale, bisognerebbe ricordare chi ha cambiato il destino dello scalo pisano.

Gina Giani, una delle artefici del successo dell'aeroporto di Pisa, con il patron di Ryanair Michael O' Leary

Gina Giani, una delle artefici del successo dell'aeroporto di Pisa, con il patron di Ryanair Michael O' Leary

Lunedì scorso è stato pre-inaugurato il nuovo terminal arrivi dell’aeroporto di Pisa, che accoglierà i passeggeri in arrivo separandoli da quelli in partenza. La struttura entrerà in funzione a dicembre. Al taglio del nastro c’era molta politica, convocata per l’immancabile photo opportunity. Tutti a prendersi un pezzetto di merito. 

Il consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Massimiliano Ghimenti, già sindaco di Calci, su Facebook si è lamentato di non essere stato invitato. Per la verità, nessun consigliere regionale era stato invitato, solo rappresentanti della giunta. Ma tant’è. 

Non potendo presenziare fisicamente, Ghimenti si è presentato su Facebook, con una riflessione sull’inaugurazione: un momento significativo, ha scritto, che “però potrà portare benefici reali soltanto se ai nuovi spazi corrisponderanno adeguate tutele per i lavoratori e nuove politiche per attrarre maggiori voli ‘degni’ di un “international airport”». 

Voli degni. Interessante. 

Per semplice ragionamento a contrario, significa che quelli che oggi atterrano al Galilei non sarebbero abbastanza degni di un aeroporto internazionale. E siccome a Pisa il traffico passeggeri è dominato dalle compagnie low cost, il riferimento appare piuttosto evidente. 

C’è qualcosa di curioso in questa distinzione tra voli di serie A e voli di serie B, soprattutto quando arriva da un esponente della sinistra. Perché il low cost ha realizzato una delle più grandi operazioni di democratizzazione della mobilità nella storia contemporanea. Ha consentito a milioni di persone di salire su un aereo, quando fino a pochi decenni fa volare era un privilegio riservato a chi aveva denaro, oppure viaggiava per lavoro a spese di qualcun altro. 

Ho partecipato nei giorni scorsi a un dibattito televisivo su 50Canale nel quale il vicepresidente di Toscana Aeroporti, Stefano Bottai, ha ricordato una verità che a Pisa dovrebbe essere ben presente: senza il low cost, oggi probabilmente non ci sarebbe l’aeroporto civile che conosciamo. 

Fu una scommessa di Pier Giorgio Ballini, l’uomo che rilanciò il Galilei, insieme a Gina Giani. Una scommessa che cambiò il destino dello scalo. 

Intervistai Ballini una ventina d’anni fa, quando era ancora amministratore delegato della società aeroportuale pisana. Mi raccontò di un viaggio a Dublino con Gina Giani, di una sera trascorsa in un pub davanti a una pinta di birra scura. L’indomani li attendeva l’incontro con Michael O’Leary, l’amministratore delegato di Ryanair. Dovevano convincerlo a puntare su Pisa.  

Ci riuscirono. Nel 1998 arrivò il primo collegamento Ryanair con Londra Stansted. Il Galilei, che allora movimentava poco più di un milione di passeggeri l’anno, cominciò una trasformazione destinata a portarlo verso i sei milioni e passa attuali. E oggi inaugura un nuovo terminal perché quello esistente non basta più. 

Ma il low cost non ha soltanto cambiato il destino di Pisa: ha cambiato il modo di viaggiare, e forse anche il modo di essere europei. L’Europa l’hanno costruita i trattati, il mercato unico, Schengen, l’euro. Ma l’Europa vissuta, quella delle persone, delle amicizie e delle esperienze, l’hanno costruita anche Erasmus e i voli low cost: nelle teste e nei cuori di intere generazioni hanno fatto più di tanti vertici a Bruxelles. 

E soprattutto il low cost ha consentito anche ai meno abbienti di conoscere il mondo, senza dover pagare le tariffe delle vecchie compagnie di bandiera. 

Naturalmente non è tutto oro quello che vola. Le compagnie low cost hanno i loro punti critici, dalle condizioni di lavoro alle politiche commerciali talvolta aggressive. Ed è legittimo chiedere nuovi collegamenti anche per il mondo degli affari, oltre a servizi migliori e maggiori tutele per i lavoratori. 

Ma un conto è desiderare altri voli, un altro è guardare dall’alto in basso quelli che ci sono. Un volo non acquista dignità in base al prezzo del biglietto o alla larghezza dei sedili. Si possono chiedere tutti i collegamenti business che si vogliono, ma sarebbe bene non sputare nel piatto in cui si mangia. 

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