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10 ottobre 2026

Mps, tutte le promesse per Siena. Ma il potere è un’altra cosa

L’editoriale del direttore. Intesa e Bper-Unipol mettono sul piatto investimenti sulla piazza senese, ma la vera questione è che le decisioni traslocano: a Milano e a Bologna.

L'atto di nascita del Monte dei Paschi di Siena

L'atto di nascita del Monte dei Paschi di Siena

Il destino del Monte dei Paschi sembra ormai segnato. Salvo colpi di scena, la banca più antica del mondo finirà divisa tra Intesa Sanpaolo e il polo Unipol-Bper. La partita degli azionisti, con i suoi ribaltoni, lascia il posto a una questione forse più interessante per la Toscana: che cosa resterà del Monte dei Paschi dopo il Monte dei Paschi? 

A giudicare dalle promesse, parecchio. Anzi, forse più di prima. Intesa e Unipol hanno moltiplicato gli impegni per rassicurare Siena e la Toscana, con un’abbondanza di annunci che ricorda le campagne elettorali. Nuove sedi, investimenti tecnologici, occupazione qualificata, una banca più grande. C’è quasi da chiedersi se alla fine i toscani non debbano ringraziare i protagonisti dell’operazione. 

L’ironia non deve però impedire di prendere sul serio queste promesse. Perché, se venissero mantenute, lo scenario potrebbe essere meno traumatico di quello paventato da chi considera l’operazione una perdita irreparabile per il territorio. Da qui anche la cautela della politica toscana, che non ha commentato le ultime mosse del risiko preferendo attendere la riprova dei fatti.  

Cominciamo dal nuovo Monte dei Paschi. La banca destinata a Unipol-Bper manterrà la sede principale a Siena, a Rocca Salimbeni, e integrerà la rete Bper, dando vita a un istituto con oltre 2.600 sportelli, “di un terzo più grande dell’attuale Mps” ha detto Carlo Cimbri, patron di Unipol. Assicurando che Siena conserverà importanti funzioni direzionali, compreso l’hub per il Centro-Sud, e che l’operazione non comporterà licenziamenti forzati.  

Anche Intesa ha messo sul tavolo impegni significativi: una “sede secondaria” di strutture centrali a Siena, con funzioni specialistiche di governo, un polo tecnologico collegato al sistema universitario e nuova occupazione qualificata. Meno allettante la nuova direzione commerciale in Toscana prospettata dal gruppo guidato da Carlo Messina. 

Proviamo dunque a prendere sul serio tutte queste promesse. Siena potrebbe ritrovarsi con la direzione di una banca più grande di nome “Banca Monte dei Paschi” – anche se c’è chi sostiene che potrebbe essere addirittura mantenuta la parola “Siena” – strutture centrali del primo gruppo bancario italiano, investimenti tecnologici e forse persino più occupati. Naturalmente ci saranno sovrapposizioni, razionalizzazioni e possibili ricadute sui fornitori locali. Ma non è affatto dimostrato che la Toscana debba necessariamente uscire impoverita dall’operazione. Neppure sul credito alle imprese, dove le maggiori dimensioni dei gruppi potrebbero tradursi in una maggiore capacità di finanziamento. 

C’è però una voce di questo bilancio che non si misura contando sportelli e dipendenti: il potere di decidere. 

Oggi Mps è una banca autonoma, con un proprio consiglio di amministrazione e una propria strategia industriale. Non è più da tempo una banca governata dai senesi: gli azionisti di riferimento appartengono a una geografia ben più ampia. Ma Siena resta la sede del vertice societario e organizzativo dell’istituto. 

Domani la catena di comando sarà diversa. Le filiali di Mps incorporate da Intesa ovviamente risponderanno a Milano, mentre la nuova Banca Monte dei Paschi entrerà nell’orbita di Unipol, la cui stanza dei bottoni è a Bologna, in area “cooperative rosse”. Non significa che ogni finanziamento sarà deliberato in quelle città, ma le grandi scelte su capitale, rischio, investimenti e organizzazione saranno ricondotte a gruppi con il baricentro fuori dalla Toscana. 

E c’è un altro aspetto, forse ancora più delicato. I consigli di amministrazione cambiano, gli amministratori delegati si succedono, ma le strutture dirigenziali tendono a durare. È lì che si concentrano competenze, relazioni con le imprese e responsabilità operative. Siena ha ospitato per decenni una parte importante di questa intelligenza bancaria. 

È ragionevole attendersi che l’integrazione comporti anche una ridefinizione delle responsabilità manageriali, con possibili sostituzioni nelle posizioni strategiche. Non necessariamente un’emarginazione dei dirigenti attuali, ma certamente una trasformazione degli equilibri interni. 

Siena potrebbe dunque conservare lo stesso numero di dipendenti, o persino aumentarli, e perdere contemporaneamente una parte delle funzioni decisionali. Il rischio non è soltanto perdere posti di lavoro, ma perdere i posti nei quali si decide. 

Ecco il paradosso. La Toscana potrebbe ritrovarsi con una banca più grande, nuove strutture, investimenti e occupazione, ma con una minore capacità di incidere sulle strategie del sistema bancario presente sul suo territorio. Per questo gli impegni di Intesa e Unipol meritano di essere misurati. Quanti posti di lavoro qualificati resteranno a Siena? Quali funzioni centrali vi saranno esercitate? Quanta autonomia avranno i dirigenti della nuova Mps? Dove si prenderanno le decisioni strategiche?  

Il punto, allora, non è soltanto verificare se Intesa e Unipol manterranno gli impegni assunti con Siena. È capire se la Toscana conserverà un ruolo nelle decisioni che contano oppure dovrà accontentarsi di ospitare strutture e funzioni decise altrove. Perché si può avere una banca più grande e, nello stesso tempo, contare di meno.

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