A guidare il cantiere nautico di superyacht The Italian Sea Group (Tisg) di Marina di Carrara, quotato in Borsa e finito in una pericolosa spirale di crisi finanziaria, sarà un consiglio di amministrazione formato da cinque membri: il fondatore e azionista di maggioranza Giovanni Costantino; l’avvocato esperto di diritto del lavoro Saverio Schiavone dello studio Gianni & Origoni; gli amministratori indipendenti Sabrina Bruno (docente di diritto commerciale) e Massimo Mallegni (ex senatore di Forza Italia); l’avvocato Gabriella Covino, sempre dello studio Gianni & Origoni.
Le nomine scontate dell’assemblea (c’era una sola lista)
I cinque amministratori, che rimarranno in carica per tre anni (fino all’approvazione del bilancio 2028), sono stati nominati dall’assemblea che si è riunita oggi, 30 settembre, e che ha indicato Saverio Schiavone alla presidenza della società. Gli amministratori sono tutti tratti dall’unica lista presentata, quella dell’azionista di maggioranza GC Holding che fa capo a Giovanni Costantino, titolare del 53,6% del capitale sociale e del 69,8% dei diritti di voto. Nella prima seduta il consiglio di amministrazione conferirà le deleghe di gestione.
Il bilancio consolidato 2025 chiuso con 171 milioni di perdita
Presidente del collegio sindacale è stato nominato Gian Luca Ancarani, con sindaci effettivi Cristina Chiantia e Massimo Invernizzi; sindaci supplenti sono Marco Baggetti e Sofia Rampolla. L’assemblea ha approvato anche il bilancio 2025 di Tisg, che si è chiuso con una perdita di 157,8 milioni; a livello consolidato la perdita sale a 170,9 milioni con ricavi pari a 295,1 milioni e ebitda negativo per 99,2 milioni.
Il capitale sociale potrà essere aumentato dal cda fino a 140 milioni
In sede straordinaria, l’assemblea ha deciso di attribuire al consiglio di amministrazione la delega ad aumentare a pagamento il capitale sociale, in una o più volte e in via scindibile, entro cinque
anni, per un massimo di 140 milioni di euro, comprensivo dell’eventuale sovrapprezzo, mediante emissione di azioni ordinarie prive dell’indicazione del valore nominale, con le stesse caratteristiche di quelle in circolazione, da offrire in opzione agli azionisti. Ma potrà essere prevista, in tutto o in parte, anche l’esclusione o la limitazione del diritto di opzione, ammettendo conferimenti in natura, compresa la conversione in capitale di crediti verso la società. Si tratta di una previsione che potrebbe aprire la porta a un fondo d’investimento o a un partner industriale, ipotesi caldeggiata proprio da Giovanni Costantino per salvare il cantiere nautico che ha chiesto il concordato in bianco e avviato una gara per la cessione: entro il prossimo 19 ottobre dovranno essere presentate le offerte vincolanti (i pretendenti sono undici) per acquistare l’intero complesso aziendale o rami di esso, oppure per ricapitalizzare il cantiere.
Il cda potrà emettere strumenti finanziari partecipativi fino a 150 milioni
L’assemblea ha anche attribuito al consiglio di amministrazione la facoltà di emettere, in una o più volte e in via scindibile, entro cinque anni, strumenti finanziari partecipativi non costituenti capitale sociale, per un massimo di 150 milioni. Questi strumenti si legano al piano di risanamento in corso di definizione – in seguito alla richiesta di concordato in bianco – “e sono finalizzate – afferma una nota di Tisg – a dotare il consiglio di amministrazione di uno strumento flessibile per il rafforzamento patrimoniale della società, anche mediante l’ingresso di investitori terzi ovvero nell’ambito di accordi con i creditori”.
Costantino replica alla Cgil
Intanto la sezione fallimentare del Tribunale di Firenze ha autorizzato l’attivazione dei contratti di solidarietà per i 500 dipendenti Tisg (ora manca il via libera del ministero), mentre il patron Giovanni Costantino ha replicato, in una nota, alla Cgil e alla Fiom di Massa che l’altro giorno hanno dato notizia dell’istanza di liquidazione giudiziale presentata dalla Cmr di Massa, una ditta subappaltatrice di The Italian Sea Group, accusando lo stesso cantiere di aver interrotto le lavorazioni e di essere responsabile dei licenziamenti annunciati dei 50 lavoratori rimasti in Cmr.
Tisg invia una lettera ai tre commissari giudiziali
“Non accettiamo che la sofferenza dei lavoratori venga utilizzata per scaricare ogni responsabilità su Tisg”, ribatte ora l’azienda segnalando di aver denunciato da mesi il rappresentante di Cmr, Niang Sayoro, e rimandando al mittente tutte le accuse (“Cmr era già in crisi nell’autunno 2025, ben prima dell’avvio della crisi Tisg”). Il cantiere nautico apuano ha spiegato la propria posizione in una dettagliata lettera inviata ai commissari giudiziali Niccolò Abriani, Riccardo Forgeschi e Manuela Olastri, nella quale contesta anche operazioni per 7,48 milioni di euro che sarebbero state pagate da manager Tisg a Cmr.
