Un fotogramma dello spot televisivo "Farmaè, l'accento è su di te" (2021)
Si avvicina il momento della verità per quel che rimane di Talea Group, in liquidazione giudiziale: i curatori hanno avviato la procedura competitiva per la vendita del ramo d’azienda principale, che comprende l’attività di e-commerce parafarmaceutico coi marchi Farmaè, AmicaFarmacia e DocPeter, l’hub di Migliarino e la sede di Viareggio, con i 28 lavoratori attualmente operativi per l’esercizio provvisorio tra addetti al magazzino logistico e personale negli uffici amministrativi e commerciali.
Degli altri 70 dipendenti in carico all’azienda al momento della liquidazione giudiziale, 10 fanno parte del ramo d’azienda dell’hub torinese di Nichelino ceduto a Vim, mentre altri 20 si sono dimessi in questi ultimi due mesi: per i restanti, circa 40 che non facevano parte del ramo principale – come, ad esempio, i lavoratori delle parafarmacie retail che hanno chiuso con l’avvio della liquidazione giudiziale – sono in arrivo le lettere di licenziamento, nell’ambito di un accordo sindacale che prevede un trattamento ad hoc per la non opposizione alla risoluzione del rapporto di lavoro: l’orizzonte per molti è quello della domanda di Naspi.
Il meccanismo dell’asta per il ramo d’azienda
La procedura per l’asta è stata avviata il 16 giugno. “Abbiamo mandato un invito a offrire per Pec a un centinaio di soggetti, sostanzialmente i più importanti in Italia nel settore”, spiega Leonardo Poggiali, curatore insieme a Marco Bettini, che si mostra ottimista sulla possibilità di raccogliere offerte. “Conto che ci sia dell’interesse, poi vediamo come si concretizza”, aggiunge. Una volta che saranno pervenute entro il 3 luglio manifestazioni vincolanti d’interesse, accompagnate da una cauzione del 5% sul prezzo offerto, verrà indetta un’asta che avrà come prezzo base quello della manifestazione di interesse più elevato ricevuta.
Il complesso immobiliare di Migliarino, con il capannone commerciale di circa 4200 mq al quale si aggiungono locali ad uso uffici per una superficie di circa 400 mq e tre locali commerciali per altri 80 mq, è detenuto dalla società in forza di un contratto di leasing che scadrà a febbraio 2030, di cui la società è utilizzatrice. All’interno, due impianti principali: il macchinario principale con linee e sistemi di movimentazione per la preparazione degli ordini, detenuto in piena proprietà, e altri due macchinari in leasing con scadenza luglio 2028. Con almeno una manifestazione di interesse in tasca, la procedura ipotizza di poter concludere le operazioni di vendita entro la fine di luglio 2026. Senza manifestazioni di interesse, la palla passerebbe di nuovo al Tribunale, per una proroga dell’esercizio provvisorio oppure il game over.
Attesa per lo sblocco della cessione di Nichelino
Nelle intenzioni dei curatori dovrebbe chiudersi definitivamente nei prossimi giorni l’accordo per la cessione di Nichelino, per il quale manca ancora la firma dell’accordo sindacale per il trasferimento di 7 dipendenti. Una volta sbloccato l’empasse, la liquidità proveniente dalla cessione dell’hub – 2,6 milioni di euro, sarà utilizzata per pagare i crediti vantati da metà dicembre 2025, con l’avvio del concordato preventivo. In prima fila quei lavoratori che devono ancora ricevere metà della tredicesima, parte dello stipendio di marzo e quello di aprile fino al momento dell’avvio dell’esercizio provvisorio. Una situazione delicata soprattutto per i 40 fuori dal perimetro del ramo d’azienda che andrà all’asta.
Leonardo Testai