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19 giugno 2026

Pitti Uomo chiude con 11mila buyer (-3,5%): “Ma ci sono segnali di fiducia”

In calo le presenze rispetto al 2025, ma cresce la qualità dei compratori internazionali. Da Firenze un messaggio di ottimismo per un settore che cerca di lasciarsi alle spalle anni difficili.

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Chiude con qualche spiraglio di luce l’edizione 110 di Pitti Uomo, la più importante fiera al mondo dedicata alla moda uomo, che si è svolta alla Fortezza da Basso di Firenze dal 16 al 19 giugno. Gli organizzatori di Pitti Immagine si dichiarano soddisfatti dell’affluenza e soprattutto della qualità dei compratori arrivati nel capoluogo toscano.

I buyer presenti sono stati circa 11mila, in calo del 3,5% rispetto all’edizione di giugno 2025, di cui quasi la metà provenienti dall’estero (5.200). I visitatori hanno invece superato quota 14mila. Tra i Paesi maggiormente rappresentati figurano Germania, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Olanda, Giappone, Francia, Svizzera, Belgio, Austria, Grecia, Canada, Polonia e Cina.

L’edizione numero 110 di Pitti Uomo ha ospitato 740 espositori, il 45% dei quali stranieri, confermando il ruolo centrale della manifestazione nel panorama internazionale della moda maschile.

Ivano Cauli, amministratore delegato di Pitti Immagine, sottolinea il buon andamento delle presenze internazionali e l’interesse crescente proveniente dall’Europa orientale. «Non è stata solo una questione di numeri, perché l’atmosfera è stata veramente positiva, piena di energia fin dalle prime ore», osserva.

De Matteis: il salone ci stimola a rinnovarci

Sulla stessa linea il presidente di Pitti Immagine, Antonio De Matteis, che evidenzia come il salone rappresenti non soltanto una piattaforma commerciale, ma anche un laboratorio di ricerca e innovazione per il settore. «La funzione di un salone come Pitti Uomo non è solo la promozione presso i più importanti clienti esteri e la scoperta di nuovi mercati, ma anche lo stimolo alla ricerca, alla rigenerazione creativa del prodotto, all’evoluzione stilistica e all’utilizzo di nuovi materiali».

Secondo De Matteis, la manifestazione continua a distinguersi per la capacità di rappresentare l’intero universo della moda uomo, dallo sportswear allo streetwear, dall’outdoor urbano fino alle nuove tendenze legate al design e al no-gender.

Più che la quantità, dunque, conta la qualità dei compratori, in una fase ancora complessa per il settore moda, alle prese con consumi rallentati e tensioni geopolitiche internazionali. Da Firenze arriva però un segnale di fiducia. «Da Pitti Uomo 110 parte un messaggio di solidità per tutto il mondo della moda: imprese, distribuzione, commercio, media e consumatori», conclude De Matteis. (s.p.)

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