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31 agosto 2026

Startup toscane / RankWit AI, la sfida per conquistare ChatGPT e Gemini

La società sviluppa una piattaforma per aiutare le aziende a essere individuate e raccomandate dai motori di intelligenza artificiale. Il primo mercato è il turismo.

Verdiana Corbianco
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RankWit AI vuole aiutare le aziende a farsi trovare e scegliere non soltanto su Google, ma anche da ChatGPT, Gemini, Perplexity e dagli altri motori basati sull’intelligenza artificiale. Con la diffusione degli assistenti AI, infatti, un numero crescente di ricerche e decisioni d’acquisto nasce direttamente all’interno di una conversazione. Essere primi su Google, dunque, potrebbe non bastare più.

In questo scenario prende forma un nuovo mercato, quello della Generative Engine Optimization (GEO), e RankWit AI punta a ritagliarsi uno spazio sviluppando strumenti per misurare e migliorare la visibilità dei brand nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale. La startup è stata selezionata dalla decima edizione di Hubble, il programma di accelerazione promosso da Fondazione CR Firenze e Nana Bianca, in collaborazione con la Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione dell’Università di Firenze.

La startup sviluppa una piattaforma SaaS che consente alle aziende di misurare come, quanto e in quale contesto un marchio venga citato dai principali motori conversazionali basati su Large Language Model. Il sistema analizza inoltre le fonti utilizzate dagli algoritmi, restituisce indicazioni operative e automatizza l’ottimizzazione dei contenuti affinché il brand venga individuato e raccomandato con maggiore frequenza. In altre parole, RankWit mira a fare per la ricerca conversazionale ciò che la SEO ha rappresentato per il motore di ricerca di Google.

Come cambia la ricerca online

Il cambiamento riguarda soprattutto il modo in cui i consumatori scelgono prodotti e servizi. Se un utente chiede a un assistente virtuale di suggerire, ad esempio, «un boutique hotel silenzioso a Porto per il prossimo fine settimana», la selezione non dipende più soltanto dal posizionamento sui motori di ricerca tradizionali, ma anche dalla capacità del brand di essere compreso dagli algoritmi generativi.

Per questo RankWit ha costruito la propria tecnologia su tre pilastri. Il primo è l’analisi semantica dei contenuti. L’intelligenza artificiale, infatti, non si limita più a leggere parole chiave, ma interpreta il contesto. La piattaforma mappa i contenuti digitali dell’azienda, individua eventuali lacune informative rispetto ai concorrenti e suggerisce come renderli maggiormente rilevanti per gli assistenti conversazionali.

Dati e reputazione digitale

Il secondo livello riguarda l’infrastruttura tecnica. I sistemi di AI attribuiscono un peso crescente alla qualità delle informazioni strutturate: dati completi, servizi correttamente descritti, immagini aggiornate e profili digitali ottimizzati rappresentano elementi che aiutano gli algoritmi a comprendere e valorizzare un’attività. RankWit interviene proprio su questi aspetti, rendendo le aziende più leggibili per i motori di ricerca di nuova generazione.

Il terzo pilastro è la reputazione distribuita sul web. Le risposte degli assistenti conversazionali possono essere alimentate da fonti differenti: discussioni online, video, social network e piattaforme di recensioni. La startup lavora quindi sulla presenza del brand all’interno di questo ecosistema digitale, rafforzando la probabilità che venga suggerito dagli algoritmi.

La collaborazione con le università

Accanto allo sviluppo della piattaforma, RankWit ha scelto di affiancare una forte attività di ricerca. La startup collabora con ricercatori delle Università di Catania e Bologna per studiare i bias presenti nelle risposte dei Large Language Model e analizzare come OpenAI, Google e gli altri operatori integreranno in futuro contenuti sponsorizzati e logiche commerciali all’interno delle conversazioni con gli utenti.

L’azienda adotta un approccio dichiaratamente scientifico, distante dalle promesse di risultati immediati che caratterizzano parte del mercato della consulenza digitale. «Puntiamo concretamente ai risultati, ma attendiamo un volume di dati sufficiente per fornire metriche statisticamente significative», spiega il fondatore Dario Valastro. «Oggi siamo già in grado di monitorare con precisione dove, come e quanto un brand compare nei motori di intelligenza artificiale. Nei prossimi mesi il consolidamento dei dati ci consentirà di misurare anche l’impatto economico della Generative Engine Optimization. Una cosa però è certa: la transizione è già iniziata e chi non comincia oggi a posizionarsi nei motori di terza generazione rischia domani di diventare invisibile».

Il primo mercato è il turismo

Fondata da Dario Valastro, Davide Filiaggi e dal CTO Vincenzo Marragony, con il supporto di Mirko Lalli come socio, advisor e presidente del consiglio di amministrazione, RankWit – che adesso ha sede a Catania – nasce come startup innovativa e Società Benefit con un focus iniziale sul comparto turistico.

Hotel, tour operator e destinazioni sono i primi destinatari della piattaforma, ma la tecnologia è progettata per essere estesa a tutti i settori nei quali la scelta del consumatore passa sempre più attraverso le raccomandazioni generate dall’intelligenza artificiale.

La sfida è quella di accompagnare le imprese in una trasformazione destinata a ridefinire il marketing digitale. Se negli ultimi vent’anni la competizione si è giocata sulla visibilità nei motori di ricerca tradizionali, la prossima partita si giocherà sulla capacità di essere scelti dagli algoritmi conversazionali. Un mercato ancora agli inizi, ma destinato a diventare uno degli snodi strategici dell’economia digitale. (4-continua)

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Verdiana Corbianco

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