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20 aprile 2026

Moda: il rilancio del gruppo Kering preoccupa i sindacati, chiesto incontro al ceo

Dopo gli annunci fatti a Firenze dall’ad Luca de Meo, Cgil, Cisl e Uil reclamano chiarezza sui piani industriali di Gucci e degli altri brand.

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Il piano di ristrutturazione e rilancio del gruppo francese del lusso Kering, presentato giovedì scorso a Firenze dall’amministratore delegato Luca de Meo, preoccupa i sindacati “per i possibili impatti occupazionali dei piani predisposti, sia interni al gruppo che nell’ambito delle filiere produttive a esse collegate – afferma una nota – considerata anche la difficile situazione già in essere in Alexander McQueen“.

L’impatto sui distretti e sulle filiere

Per questo le segreterie nazionali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno chiesto, tutte insieme, un incontro “in tempi brevi” all’amministratore delegato, “nell’auspicio di poter avere chiarezza sui piani industriali che interesseranno nei mesi a seguire tutti i brand del gruppo e di conseguenza tutti i distretti e le filiere produttive collegate”. Tra i marchi nel portafoglio di Kering ci sono Gucci, il più importante di tutti e il più radicato in Toscana, che vale il 41% del fatturato complessivo (5,99 miliardi di euro su 14,6 miliardi nel 2025); Yves Saint Laurent; Bottega Veneta; Balenciaga; Alexander McQueen.

Gli annunci dell’ad hanno lasciato nell’incertezza i sindacati

I processi riorganizzativi annunciati e le strategie che verranno implementate nel breve e nel medio periodo, secondo i sindacati, sono “enunciazioni di sicuro impatto mediatico che tuttavia lasciano nell’incertezza”. De Meo ha parlato di necessità di riorganizzare l’intera struttura produttiva del gruppo, oggi formata da 4.200 fornitori, il 25% dei quali realizza il 98% della produzione. Controllare e gestire un portafoglio così ampio non è più sostenibile, è la linea illustrata dal gruppo: una linea che, com’è naturale, preoccupa i sindacati per i possibili impatti sulle aziende terziste, e soprattutto su quelle più piccole.

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