L'ex stabilimento Furla di Sambuca Val di Pesa
Invece di costruire un nuovo stabilimento di borse, Loro Piana ne acquista uno già pronto, realizzato pochi anni fa (è stato aperto nel 2021) nella zona industriale della Sambuca – comune di Barberino-Tavarnelle, nel Chianti fiorentino – e utilizzato fino al dicembre 2025 dal marchio Furla, finito in crisi economico-finanziaria (ha traslocato in un piccolo capannone a Scandicci). Ora quello stabilimento-gioiello di 18mila metri quadrati, formato da tre corpi di fabbrica pensati per integrarsi nel paesaggio nel modo meno invasivo possibile, passa dalla società immobiliare della famiglia Furlanetto (proprietaria di Furla) al marchio del colosso francese Lvmh, il più grande gruppo del lusso al mondo. L’operazione, secondo quanto risulta a T24, vale 23 milioni di euro.

Inaugurazione tra pochi mesi
L’annuncio del nuovo stabilimento è stato dato oggi, 30 luglio, da Loro Piana (senza specificare che si tratta dell’acquisto dell’ex stabilimento Furla), che parla – in un comunicato – di rafforzamento della presenza produttiva nella pelletteria in Toscana. L’inaugurazione è prevista entro la prima metà del 2027.
Lo stabilimento integrato nel paesaggio
Nel nuovo stabilimento, secondo quanto si apprende da fonti vicine a Loro Piana, saranno spostate sia le attività che oggi il marchio svolge nella manifattura di borse che ha a Tavarnuzze-Impruneta (Firenze), sia il magazzino che si trova in Emilia-Romagna. Lo stabilimento ex-Furla, progettato da Geza Architettura, è infatti costituito da un edificio dedicato agli uffici, uno ai laboratori e uno alla logistica. L’ingresso principale riprende l’accesso alle ville toscane, con un filare di cipressi che viene riproposto sulla facciata degli edifici, dotata di lamelle filtranti che mediano la luce all’interno degli spazi di lavoro. La natura s’insinua anche all’interno grazie a un sistema di patii e di tetti verdi con vista sul bosco.

Rafforzare la filiera produttiva
Il comunicato di Loro Piana sottolinea la volontà dell’azienda di “integrare la filiera produttiva e valorizzare il patrimonio di competenze del distretto toscano della pelle. L’investimento – scrive il marchio – punta a coniugare il controllo diretto della produzione con la tradizione artigianale locale, uno degli elementi distintivi del nade in Italy nel settore del lusso”.
Segnale di fiducia
L’investimento è anche un segnale di fiducia – dopo quello di Richemont che ha investito 12 milioni di euro per raddoppiare lo stabilimento di Scandicci – per il distretto toscano della pelletteria, impegnato da fine 2023 a combattere una crisi di mercato che ha già portato alla chiusura decine di produttori-terzisti.
