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19 giugno 2026

Confindustria: il distretto fiorentino della pelletteria va riprogettato. PwC: manca la visione

Uno studio delinea la ricetta per ripartire dopo tre anni di crisi: ecco come. Gli industriali chiedono una politica di sostegno al settore.

Silvia Pieraccini
Lavoro in pelletteria

Lavoro in pelletteria

L’anno record del 2022, quello del grande rimbalzo post-Covid che spinse l’export del distretto fiorentino della pelletteria a 4,6 miliardi di euro, è alle spalle per sempre. Nessuno a Scandicci, a Pontassieve e nella piana metropolitana si sogna di poter tornare ai volumi di allora. La crisi di mercato – cresciuta a partire da metà 2023 – ha ridotto aziende e occupati, lasciando sul campo un lungo elenco di problemi che ora – dopo due anni di allarme e di azioni-tampone – hanno bisogno di un intervento coordinato, anche se da fine 2025 l’export della pelletteria fiorentina ha avuto un sussulto, fino al +20% tendenziale del primo trimestre 2026 (a 833 milioni).

Un progetto che guarda al 2030

Per questo Confindustria Toscana Centro e Costa ha varato il progetto “Pelletteria 2030-Distretto futuro”, affidando alla società di consulenza PwC uno studio sul distretto leader mondiale nelle borse di fascia alta, che è stato presentato nella quinta edizione del convegno ‘Future for fashion’, giovedì 18 giugno a Firenze.

La filiera produttiva deve compattarsi

L’analisi, frutto dell’elaborazione di dati di settore e delle interviste fatte a marchi, pellettieri-terzisti e sindacati, dice che bisogna cambiare il modello, partendo dalla riorganizzazione della filiera produttiva, fatta di piccole e medie aziende che lavorano per i grandi brand e che spesso, in questo mutato scenario di mercato, non riescono a innovare, digitalizzarsi, rispondere ai criteri di sostenibilità richiesti dai committenti, migliorare l’efficienza e attirare personale specializzato.

Qualche integrazione c’è, ma solo nelle grandi imprese

La soluzione è (solo) l’aggregazione, e per fortuna qualche segnale di crescita dimensionale – ha spiegato Erika Andreetta, partner di PwC Italia e Emea Fashion & Luxury leader, autrice dello studio – si comincia a vedere grazie a integrazioni verticali e orizzontali, che però finora hanno interessato soprattutto le grandi imprese (+6% gli addetti nel primo trimestre 2026), mentre le Pmi continuano a soffrire.

Il 79% delle aziende fiorentine di pelletteria ha meno di dieci addetti

Il grande dilemma è racchiuso in pochi numeri: le aziende con meno di 10 addetti nella pelletteria fiorentina rappresentano (ancora) il 79% del totale (2.827 unità locali su 3.600 complessive) e occupano il 24% degli addetti (6.286 su 26.400). “E’ fondamentale continuare a lavorare sulle aggregazioni perché questo favorisce le competenze, gli investimenti e l’innovazione – ha spiegato Andreetta affiancata dal vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Niccolò Moschini – ed è fondamentale che il distretto comunichi meglio chi è e cosa sa fare”.

Dal 2019 a oggi sono scomparse 830 aziende e circa 4.000 addetti

Per le Pmi della filiera la sfida è complessa: secondo PwC dovrebbero allargare il portafoglio clienti, imparare a lavorare per più brand e non solo per uno o due, andare a cercare marchi emergenti, interagire con i designer. E’ finita l’epoca in cui si stava ad aspettate le commesse del grande brand. Dal 2019 a oggi sono scomparse 830 aziende fiorentine di pelletteria e circa 4.000 addetti, nonostante il ricorso pesante alla cassa integrazione.

La necessità della formazione qualificata e la visione che manca

“Bisogna tornare a fare impresa e a fare formazione, perché le competenze sono fondamentali e vanno formate sul territorio”, ha aggiunto la consulente spronando il ìdistretto che finora ha lavorato in ordine sparso e senza un progetto di sistema. I profili più richiesti oggi sono quelli di “middle management”: tecnici in campo ingegneristico, tecnici dei rapporti con i mercati, tecnici della gestione dei processi produttivi, specialisti delle scienze gestionali, commerciali e bancarie. “Quello che manca – conclude Andreetta – è una visione complessiva a medio-lungo termine, che dica dove si vuole portare questo distretto nel giro di cinque anni”.

Baroncelli: servono politiche industriali

“Abbiamo l’obbligo di traghettare oltre la crisi questo nostro patrimonio manifatturiero di eccellenza, fatto di saper fare e di innovazione – ha affermato il presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli -. E’ un patrimonio che ha bisogno di politiche industriali e di risposte di sistema, per reagire ai colpi sempre più duri di questi anni. L’assenza di una politica industriale di settore – a partire da quella europea – non è più tollerabile”. E ha aggiunto: “Serve un sistema-Paese che valorizzi il prodotto dalle imprese e serve più coerenza strategica fra noi e quello che sta fuori dai nostri stabilimenti: questa è la rivoluzione industriale che occorre, questo è il piano industriale straordinario per il Made in Italy di cui abbiamo bisogno”.

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Silvia Pieraccini

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