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26 giugno 2026

Il distretto toscano della nautica ora guarda anche agli investimenti esteri

Invest in Tuscany si muove insieme a Navigo: “Il numero dei potenziali clienti è quintuplicato, le imprese crescono”.

Leonardo Testai
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In un momento caratterizzato da situazioni contrastanti – dalla crisi di The Italian Sea Group ai nuovi investimenti annunciati da Azimut Benetti – il distretto nautico della Toscana continua a produrre coltivando la sua specializzazione sui grandi yacht da 30 a 70 metri e guarda con interesse anche agli investimenti esteri, in un ambito dove le proprietà battono ancora bandiera italiana. Questo il senso dell’operazione messa in campo da Invest in Tuscany, che d’intesa con il consorzio Navigo ha portato a Viareggio una delegazione della stampa estera con l’obiettivo di far conoscere le produzioni del distretto verso un pubblico internazionale più ampio rispetto ai competenti della materia.

Filippo Giabbani, dirigente responsabile dell’ufficio Invest in Tuscany, lo dice a chiare lettere: il distretto nautico della Toscana è “uno dei distretti più affascinanti della Toscana”, ed è “un distretto che merita di essere conosciuto anche in una chiave di attrazione di investimenti, perché offre delle grandi potenzialità per le imprese estere”, perché “ad oggi la presenza è soprattutto italiana, ma vi sono delle grandi opportunità di investimento. Pensiamo a quelle che sono le nuove tecnologie nell’ambito, ad esempio, dell’economia circolare, della riduzione delle emissioni, di una propulsione diversa rispetto a quella più tradizionale”.

Aumentano i potenziali acquirenti nel mondo

Attraverso una rete di oltre 200 aziende associate, il Consorzio Navigo supporta un distretto che comprendendo anche le diramazioni estreme della filiera conta 4.500 imprese distribuite in Toscana con 22mila addetti, una filiera completa che genera un fatturato di oltre 4 miliardi di euro all’anno includendo cantieri, arredamento, meccanica, elettronica, refit, ingegneria navale, materiali e artigianato specializzato. Circa il 98% dei clienti proviene dall’estero, con un quarto degli armatori provenienti dal Nord America.

Il mercato, visto dalla Toscana, è pieno di opportunità da saper cogliere. “C’è stato un aumento della ricchezza enorme – ha spiegato il direttore di Navigo, Pietro Angelini – quindi noi abbiamo vissuto negli ultimi cinque anni un aumento dei ricchi che ha quintuplicato il numero dei potenziali clienti”, per cui “le imprese hanno ancora una crescita di mercato estremamente valida e ampia, hanno visto in questi 5 anni dal Covid in avanti una crescita come mai nella storia, il settore è cresciuto più del 50% in questi anni”.

Il mercato cambia, la specializzazione no

Un mercato che è cresciuto, che ha le sue specializzazioni anche al di là della costruzione in cantiere (il refit in Francia, gli equipaggi a Palma di Maiorca) e che è cambiato: “La barca di oggi – osserva Angelini – ha un armatore di età media di 50 anni contro i 76 anni di media di 20 anni fa, e questo cambia completamente l’approccio, c’è una ricerca di performance, efficienza e comfort totalmente diversa”. E infatti, sottolinea il direttore di Navigo, “è cambiato il tempo medio di stazionamento a bordo, è passato dalle tre settimane di media di 20 anni fa a quattro mesi. Perché è aumentato così tanto? Per la tecnologia, per la connessione continua, per il fatto che non c’è più limite al posizionamento dell’oggetto, quindi uno può andare ovunque nel mondo”.

La specializzazione, per Angelini, rimane quella nella fascia 30-70 metri. “Non si fanno sotto i 30 – dice – perché la competitività è altissima, ci sono Taiwan, Cina, Turchia, si compete con chi fa la barca a molto molto meno di noi, quindi non c’è redditività. Non si fa sopra i 70 perché non siamo in grado di fare una programmazione strutturata a cinque anni. Noi siamo un settore artigiano che è diventato industria negli ultimi 5 anni, ma paghiamo il fatto di essere un settore artigiano”. Al contrario, nella fascia 30-70 metri “in due anni si riprende l’investimento – spiega ancora -, quindi il rischio è gestito. Non c’è una necessità di avere infrastrutture che ci comportano investimenti che durano 20 anni, e in 20 anni si incontra di sicuro una crisi. Quella è la fascia di costruzione migliore per gestire un investimento in un tempo contenuto, usare tutti gli stessi fornitori e realizzare un prodotto in due, massimo tre anni”.

Una piattaforma per l’integrazione digitale delle Pmi

Nei giorni scorsi a Viareggio un vertice istituzionale promosso dalla Casa del Made in Italy di Firenze del Mimit ha analizzato alcune questioni chiave, consentendo il confronto con le imprese su temi quali incentivi, normative e internazionalizzazione, e durante i lavori è stata presentata la piattaforma Nautica Supply Chain Hub per favorire l’integrazione digitale delle piccole e medie imprese. I tavoli di lavoro hanno affrontato le misure di supporto alla filiera corta, con particolare attenzione alle eccellenze artigiane del design e dell’ebanisteria, e le risposte strutturali al mismatch occupazionale.

Per colmare la carenza di tecnici specializzati segnalata dalle aziende costiere, dove le assunzioni di difficile reperimento secondo i dati Excelsior di Unioncamere superano ampiamente il 50%, è stata ribadita l’importanza di consolidare le collaborazioni scuola-impresa attraverso i percorsi degli Its Academy – è il caso, ad esempio, dell’Its Isyl di Viareggio – e l’alternanza scuola-lavoro. “Sostenere una filiera da oltre 1,7 miliardi di export – ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, Valter Tamburini – significa valorizzare l’ossatura del nostro territorio e guidare le nostre Pmi verso i traguardi della transizione digitale ed ecologica. Consolidiamo un asse strategico fondamentale per trasformare la storica capacità di tenuta del distretto in una nuova stagione di sviluppo”.

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Leonardo Testai

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