Banca Mps “non prevede chiusure di sportelli” in caso di integrazione con Banco Bpm, “fatti salvi eventuali interventi” che l’Antitrust potrà richiedere, ma che “si ritengono comunque limitati in ragione della complementarità della rete distributiva” dei due istituti di credito. Lo dichiara Rocca Salimbeni, in una nota diffusa su richiesta della Consob, nell’ambito delle offerte lanciate da Siena su Banco Bpm e su Banca Generali. Con quest’ultima, alla stessa maniera, “non è previsto alcun intervento di razionalizzazione delle reti consulenziali”, perché l’operazione “ha una logica di add-on” che è ” volta a tutelare la completa autonomia di business di Banca Generali e in particolare della rete di consulenti finanziari, elemento distintivo del franchise”.
L’aggregazione Mps-Bpm, secondo il Monte, rappresenta “un’opportunità industriale e strategica di rilevante valore per entrambe”, con un’offerta “coerente”, seppur non uguale, rispetto alla proposta di fusione alla pari che era stata avanzata da Banco Bpm. “Il rafforzamento della scala operativa, la complementarietà del radicamento territoriale e della base clienti – sostiene Rocca Salimbeni – amplificano la capacità del gruppo combinato di erogare credito a famiglie e piccole e medie imprese e di accompagnare le famiglie nella gestione del risparmio, contribuendo al tessuto produttivo italiano e accrescendo la pluralità competitiva nel settore bancario nazionale”.
I numeri delle sinergie attese
Dalle operazioni su Banca Generali e Banco Bpm il Monte si aspetta 1,8 miliardi di euro di sinergie, di cui 1,2 miliardi di costo e 0,6 miliardi di ricavo, a fronte di 1,9 miliardi di costi di integrazione. Per quanto riguarda il Banco, Mps stima sinergie ante imposte pari a circa 1,4 miliardi annui a regime, di cui un miliardo di costo, “principalmente riconducibili alla sovrapposizione delle funzioni centrali e delle piattaforme tecnologiche”, e 0,4 miliardi di ricavo, “derivanti dal cross-selling e dalla più ampia offerta di prodotto resa disponibile sulle reti commerciali di Bmps e Bbpm, e di funding”. Quanto a Banca Generali le sinergie a regime ante imposte saranno pari a circa 0,4 miliardi di euro annui, di cui 0,2 miliardi di costo e 0,2 miliardi di ricavo e funding.
Prese singolarmente le offerte, per quanto riguarda la sola operazione con Banco Bpm il rapporto costi-ricavi del gruppo combinato è atteso al 37% su base pro forma rispetto al 46% della sola Mps, il ritorno sul patrimonio netto tangibile medio supererà il 18% nel 2029, l’utile per azione al 2028 crescerà di circa il 13% rispetto a quello di Mps stand-alone e il Cet1 ratio proforma si attesterà sopra il 13% lungo tutto il piano e supererà il 15% a partire da fine 2028 in caso di riconoscimento del Danish Compromise. Quanto a Banca Generali il cost-income del gruppo combinato è atteso al 41% su base pro forma, il Cet1 ratio pro forma al di sopra del 14,5% lungo tutto il piano (prima di qualsiasi impiego di eccesso di capitale e senza ipotizzare il riconoscimento del Danish Compromise) mentre il ritorno sul patrimonio netto tangibile medio è atteso a circa il 16% nel 2029, una stima che non riflette gli effetti positivi derivanti dall’eventuale impiego del capitale in eccesso. (lt)
