“La senesità non è un fatto puramente sentimentale: è un dato storico, identitario ed è soprattutto un elemento che è stato costante nei secoli. Vederlo spazzato via francamente è mortificante per la città”. Nicoletta Fabio, sindaco di Siena, non si arrende a un finale che sembra già scritto: la conquista di Banca Mps da parte di Intesa Sanpaolo e la spartizione con Unipol, con il rischio di recidere il legame di Siena con la banca più antica di tutte, nata nel suo alveo nel 1472. Quel legame, sostiene Fabio, sindaco dal 2023, e prima ancora priore della contrada dell’Istrice, “io cercherò di difenderlo e di far sentire la voce della città con tutta la forza possibile, pur consapevole della fragilità, forse, di alcune delle nostre ragioni”.
Che valutazione dà dell’esito dell’assemblea degli azionisti, con la bocciatura del piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio?
“Rappresenta un passaggio importante, però non conclude una vicenda che è ancora in evoluzione. Proprio guardando ai prossimi passaggi, il Comune di Siena intende continuare a esercitare il suo ruolo, ricercando delle interlocuzioni concrete con tutti i soggetti che saranno coinvolti nelle future decisioni, chiaramente nel rispetto delle rispettive competenze e autonomie”.
Quali sono le priorità che volete rimarcare?
“La salvaguardia dell’occupazione, il mantenimento delle funzioni direzionali a Siena, la tutela dell’integrità e anche dell’identità storica della banca a partire dalla sua denominazione, e il radicamento nel territorio, quindi il sostegno alle famiglie, alle imprese e all’economia reale della città di Siena e del territorio. Questi obiettivi, perlomeno dalle parole che abbiamo letto in questi giorni, sembrano condivisi anche da chi ha promosso l’Opas su Mps. Su questi obiettivi io cercherò sempre un confronto costruttivo per comprendere le reali prospettive che si apriranno, e individuare nelle sedi appropriate soluzioni e garanzie concrete per Siena. Però mi consenta di ricordare che la vicenda complessa del Monte dei Paschi non nasce con l’assemblea di ieri, viene da lontano”.
Ossia?
“Le difficoltà che hanno segnato la storia recente della banca sono il risultato di scelte maturate nel corso di molti anni, a cominciare dall’acquisizione disastrosa di Antonveneta, che ha aperto una stagione di crisi con pesanti conseguenze economiche, finanziarie e sociali per la città di Siena. Questa è una storia di cui non possiamo perdere la memoria e che ha delle responsabilità ben precise e ben individuabili”.
Continuerà a esserci unità di intenti tra Comune, Provincia e Regione sulla difesa dell’integrità del Monte?
“Questo dipende non soltanto dal Comune di Siena, ma soprattutto anche dalle altre istituzioni coinvolte. E’ auspicabile, perché sicuramente questa unità di intenti sembrava essere un motivo di forza. Però, se adesso la si vuole trasformare in un carico di responsabilità sull’uno o sull’altro attore, è chiaro che questo percorso così condiviso viene in qualche modo messo a repentaglio”.
Si tratta delle critiche mosse al governo nazionale?
“Sarebbe, secondo me, sbagliato e anche pretestuoso alludere ad un ruolo che avrebbe dovuto svolgere il governo in questa vicenda. Tra l’altro, ricordo che forze politiche di sinistra, attraverso i loro leader nazionali, a volte si sono espresse lanciando chiaramente uno stop a ogni possibile intervento del governo sulla vicenda Unipol-Mps. Quindi bisogna essere realisti”.
Dopo la presa di posizione della premier Giorgia Meloni in agosto contro lo “spezzatino” di Mps, ci si poteva comunque aspettare forse un po’ più di moral suasion sul tema?
“Sarebbe stato sicuramente auspicabile: quindi l’auspicio è che comunque il governo in qualche modo si faccia garante per il futuro di questo territorio. Però sappiamo bene che devono essere rispettati i ruoli delle istituzioni, le regole del mercato e i tempi dei processi economici e finanziari”.
Ha avuto modo di confrontarsi con i vertici o con gli azionisti di Intesa Sanpaolo?
“Ci sono stati dei contatti informali: però ogni cosa a suo tempo. Il mese di novembre è ancora un mese di evoluzione, dirimente da molti punti di vista. Quindi nessuna preclusione, nessun pregiudizio negativo da parte mia o da parte dell’amministrazione comunale, ma ogni cosa a suo tempo. E soprattutto non dimentichiamo che Unipol sarà un attore decisivo. Quindi, al di là di Intesa, credo che il confronto con Unipol dovrà essere perlomeno altrettanto sereno”.
Avete già avuto dei contatti anche con Unipol?
“Non ancora. Se poi a tempo debito ci saranno questi contatti credo sia doveroso per un sindaco, di fronte a una situazione così complessa, sondare tutti i terreni possibili e porsi in maniera corretta nei confronti di tutti gli interlocutori. Questo indubbiamente non lo possiamo né lo vogliamo evitare. Però, ripeto, il nostro mantra è sempre stato quello dell’integrità, e questa mi sembra una questione complessa da affrontare”.
Se la governance e la compagine azionaria di Banca Mps fossero state più coese, sarebbe stato più semplice per Lovaglio riuscire a portare il suo piano al successo, così come era riuscito a portare al successo l’offerta su Mediobanca?
“E’ un tema di altissima finanza sul quale onestamente non ho le competenze per poter valutare. Sicuramente la coesione è sempre un motivo di forza, questo può essere pleonastico e banale: ed evidentemente questo non c’è stato, ne abbiamo a questo punto la prova dei fatti”.
Pensa che gli azionisti attuali del Monte lo abbiano più usato come mezzo per conquistare Mediobanca e le Generali, che non rafforzato per renderlo un polo aggregante come Lovaglio ha cercato invece di fare?
“Può darsi. Almeno i dati di ieri sembrano testimoniare questo”
In questo momento l’azionariato del Monte non ha soci del territorio, se non la Fondazione Mps con una quota ridotta allo 0,2%, sicuramente lontanissima dai numeri di un tempo: pensa che ciò abbia contribuito in qualche modo a determinare questo esito?
“Il problema comincia lì, con quella perdita di potere e di presenza della Fondazione, diciamolo. Questo sicuramente ha influito, anche perché è un primo dato di quel rischio di perdita dell’identità che invece la banca avrebbe dovuto e potuto mantenere in maniera più decisa e netta. Però, ripeto, anche questa è una storia che viene da lontano, non dagli ultimi mesi”.
C’è chi vede nell’offerta di Intesa Sanpaolo, in caso di successo, la fine della storia del Monte dei Paschi. E’ una lettura che lei condivide?
“E’ una lettura sicuramente pessimistica, che cercherò in ogni modo di smentire e di rovesciare. La preoccupazione della città è esattamente questa: cioè non si tratta solo di perdere un nome, si tratta di cancellare o rinnegare una storia secolare. Questa città ha creato la banca Monte dei Paschi, l’ha sostenuta ed è riuscita a mantenerla tra mille difficoltà. Lo stesso amministratore delegato Lovaglio onestamente ha fatto molto per ridare credibilità e forza a questa banca. Quindi sarebbe un paradosso se tutti gli sforzi fatti nel tempo, anche con una partecipazione non soltanto sentimentale ma professionale di questa città nei confronti della banca, ora si dovessero tradurre in un suo annullamento. Sarebbe veramente un paradosso e una beffa insostenibile per la città”.
